"Le polemiche sono state utili perché hanno amplificato il suono della campana, perciò tutto concorre al bene, però hanno cercato di sviare un po' lo sguardo dicendo che è un dito puntato contro le donne ma non lo è" - dice il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Monsignor Antonio Suetta, commentando le polemiche che sono nate in seguito all'inaugurazione della 'Campana dei bimbi non nati', collocata nella torretta di Villa Giovanna d’Arco a Sanremo.
La campana è stata fusa in occasione dei “40 Giorni per la Vita” 2021-2022 della diocesi di Ventimiglia–Sanremo, come segno visibile e duraturo di preghiera, memoria e affidamento ed è stata poi benedetta durante la Veglia di Preghiera per la Giornata della Vita, il 5 febbraio 2022, nella Basilica Concattedrale di San Siro nella città dei fiori. "L'idea viene un po' da lontano. L'abbiamo fusa nel 2021, l'abbiamo benedetta nel febbraio del 2022 e finalmente ora siamo riusciti a posizionarla e metterla in funzione" - fa sapere il vescovo Suetta - "Biologicamente la vita umana inizia con il concepimento. L'idea è, dunque, un ricordo di tutti i bambini che non sono nati, mi riferisco sia agli aborti spontanei sia agli aborti volontari".
"Vi sono due aspetti. Il primo è che la campana suona per le coscienze. Suona per dire che cosa in realtà è l'aborto, vale a dire la soppressione di una vita umana" - mette in chiaro Suetta - "In secondo luogo, amo sottolineare che la vittima dell'aborto non è soltanto il bambino a cui viene impedito di nascere ma sono anche tutti coloro che vi cooperano. Non punto il dito contro qualcuno, voglio che le coscienze si interroghino su questo fatto e voglio anche tendere la mano della preghiera, della solidarietà e dell'accompagnamento, la Chiesa lo fa in tanti modi. Le statistiche dicono che il 30 per cento delle donne dopo l'aborto sono vittime di un vero e proprio trauma di carattere psicologico e depressivo. Invito tutti, credenti e non, ad accogliere anche questa occasione per una riflessione più approfondita affinché tutti possiamo tendere ad essere sempre di più autenticamente umani".














