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Politica | 15 gennaio 2026, 17:42

Caso aborto a Sanremo, è scontro sulle “Campane per la Vita”: sabato la protesta in piazza

Radicali, Giovani Democratici e associazioni in rivolta contro l'iniziativa del Vescovo Suetta: «Un atto di intimidazione contro la libertà delle donne».

Caso aborto a Sanremo, è scontro sulle “Campane per la Vita”: sabato la protesta in piazza

Si accende il clima politico e sociale nella Città dei Fiori in vista di sabato prossimo. Al centro della contesa c'è la "Campana per la Vita", l'iniziativa voluta dal Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Mons. Antonio Suetta, dedicata ai feti mai nati. Un gesto che ha scatenato una dura reazione da parte di un vasto fronte di partiti e associazioni laiche, pronti a scendere in piazza Colombo alle 15.

"Il corpo è di chi lo vive"

La mobilitazione vede schierati in prima linea Radicali Italiani e Giovani Democratici, sostenuti da una fitta rete di sigle tra cui PD, +Europa, AVS, Arcigay e Collettivo Papavero Rosso. Per gli organizzatori, il rintocco delle campane non è un simbolo religioso, ma un attacco politico diretto alla Legge 194. «Le campane che pretendono di suonare in nome di tutte le presunte vittime dell’aborto non sono un gesto innocente, ma un atto di intimidazione rivolto a chi ha scelto liberamente», dichiarano in una nota congiunta Filippo Blengino, Segretario di Radicali Italiani, e Debora Striani. Secondo i rappresentanti radicali, si tratterebbe di una pressione psicologica inaccettabile, aggravata dal "silenzio complice delle istituzioni".

Difesa della laicità

Ancora più duro l'intervento di Antonio Stivala, Segretario dei Giovani Democratici di Imperia, che definisce l'iniziativa una "vergogna": «Non è un gesto pastorale, ma un messaggio politico che punta il dito contro le donne nel tentativo di colpevolizzarle. Viviamo in una Repubblica laica e le leggi le fa il Parlamento, non il clero». La manifestazione di sabato mira dunque a ribadire la piena attuazione della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, chiedendo che il diritto all'autodeterminazione non venga messo in discussione da "morali imposte".

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