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Al Direttore | 02 gennaio 2026, 08:56

Sanremo: 'Campana per i bimbi mai nati', la lettera aperta del Dott. Marcello Andreoli al Vescovo Suetta

Sanremo: 'Campana per i bimbi mai nati', la lettera aperta del Dott. Marcello Andreoli al Vescovo Suetta

Un nostro lettore, il dott. Marcello Andreoli, ha scritto una lettera aperta al Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, in relazione alla ‘Campana per i bimbi mai nati’:

“Mi rivolgo a Lei da persona libera, senza bandiere ideologiche e senza rappresentare alcun movimento o partito. Parlo a titolo strettamente personale, mosso solo dal desiderio di condividere con Lei una preoccupazione sincera non per contestare una verità di fede, ma per esprimerle, da cittadino di questa comunità, una ferita e una delusione che riguardano il Suo ruolo, il Suo essere Pastore e Padre. La notizia della campana che ogni sera rintoccherà mi ha colpito profondamente. Non per l'intenzione di pregare, che è degna di rispetto, ma per il modo scelto: un suono pubblico e impositivo che si abbatte su tutta la città, su credenti e non credenti, su chi è in pace e su chi è in lacerante dolore. Ecco, Egregio Vescovo, è qui che la mia aspettativa difiglio nella comunità si incrina. Da un Padre, mi sarei aspettato un abbraccio. Da un Pastore, mi sarei aspettato di essere cercato, non giudicato. Un padre sa che la vita non si difende con un monito, ma con la prossimità. Un padre sa che prima di ogni giudizio viene l'ascolto, viene il farsi carico del peso dell'altro. Dov'è, in questo gesto, la tenerezza di un padre? Dov'è l'atto di misericordia che scende nella stalla buia, invece di risuonare dalla torre più alta? Ci sono, in questa città, donne e uomini che portano nel segreto della coscienza una sofferenza legata a una scelta di interruzione di gravidanza. Sofferenza che può essere rimorso, ma che spesso è anche il dolore per una necessità straziante, per una solitudine abissale, per una mancanza di alternative. Per quelle persone, il suono di quella campana non sarà una carezza. Sarà il rumore di una porta che si chiude. Sarà il suono di un giudizio che si pensava privato, diventato pubblico dominio. Sarà la voce di un pastore che sembra scacciare la pecora ferita, invece che lasciare le altre novantanove per andare a cercarla. Un Pastore che giudica dall'alto del campanile non è un Pastore, è un censore. Un Padre che ricorda a tutti l'errore del figlio non è un Padre, è un accusatore. Lei, Egregio Vescovo, ha il potere straordinario di essere un segno di un Dio che, secondo la fede che Lei annuncia, è ‘misericordioso e pietoso, lento all'ira e grande nell' amore’. Dove risuona quella misericordia, in questo rintocco? Dove è la pietà che si china, piuttosto che ergersi a ricordare? La prego, sospenda quel suono. La invito a trasformare quel gesto in qualcosa di evangelicamente vero: apra una casa dell'ascolto, istituisca un fondo di sostegno concreto per le madri in crisi, si faccia promotore nella comunità di una cultura dell'accoglienza reale. Ci mostri che essere ‘pro-life’ significa prima di tutto essere pro-donna, pro-sofferenza, pro-solidarietà. Ci insegni, da vero Padre e Pastore, che la vita si serve in silenzio, con le mani sporche di carità, non con il bronzo che risuona nelle piazze. Con il rispetto di chi ancora spera nella Sua capacità di ascoltare non solo una campana, ma il grido silenzioso della sua gente”.

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