Il Gran Priore del Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis – V.E.O.S.P.S.S., Fra Riccardo Bonsi, ha espresso “piena adesione e convinto sostegno” all’iniziativa del vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, mons. Antonio Suetta, che prevede il suono quotidiano, alle ore 20, della cosiddetta campana dei bambini non nati.
In una lettera ufficiale inviata ieri al presule, Bonsi sottolinea come il gesto, “pur nella sua apparente semplicità formale”, sia in realtà dotato di “una forte carica simbolica, capace di richiamare alla memoria collettiva, alla riflessione personale e alla responsabilità delle coscienze”. Secondo il Gran Priore, il suono della campana rappresenta “un segno discreto ma eloquente”, che invita a non rimuovere il tema della vita nascente “dal dibattito pubblico e culturale”, evitando che venga confinato “a una rimozione silenziosa o a una semplificazione ideologica”.
Bonsi interviene anche sulle polemiche sorte nei giorni successivi all’annuncio dell’iniziativa, osservando come molte critiche derivino da “una lettura parziale e riduttiva del significato dell’atto”. A suo giudizio, tali contestazioni finiscono per “svuotare l’iniziativa della sua dimensione profondamente umana e spirituale”, ricollocandola “all’interno di schemi polemici precostituiti, tipici di un certo conformismo culturale”. Nella lettera viene inoltre chiarito che la campana dei bambini non nati “non può e non deve essere interpretata come uno strumento di accusa o di colpevolizzazione”, ma piuttosto come “un richiamo discreto e costante al valore primario della vita”. Una vita che, scrive Bonsi, non può essere intesa “come concessione selettiva o prerogativa del più forte”, bensì come “diritto originario e universale, che precede ogni altra rivendicazione e costituisce il fondamento stesso di ogni autentico sistema di diritti”.
In conclusione, il Gran Priore definisce l’iniziativa del vescovo Suetta “lungimirante”, capace di “interrogare il presente e orientare il futuro”, riaffermando con chiarezza che “il progresso delle coscienze non può prescindere dal riconoscimento della vita come presupposto imprescindibile di ogni altro diritto e di ogni reale civiltà giuridica e morale”.














