“Il problema ormai non è più giuridico. È politico”. È questo il messaggio che l’avvocata Agata Armanetti ha lanciato con forza dalla sala stampa della Camera dei Deputati (QUI) durante la conferenza dedicata al caso di Nessy Guerra, la 26enne sanremese bloccata in Egitto insieme alla figlia Aisha e condannata a sei mesi di carcere e lavori forzati per un presunto adulterio. Un intervento durissimo, a tratti emotivo, nel quale la legale ha ricostruito due anni di battaglie giudiziarie, accuse, denunce e tentativi diplomatici, arrivando a chiedere apertamente un intervento diretto del Governo italiano. “Sta avvenendo qualcosa di emozionante”, ha esordito Armanetti. “Perché stiamo sentendo in modo forte e chiaro la partecipazione umana a questa vicenda”.
Poi il racconto dell’inizio della storia. “Io ho ricevuto l’incarico di difendere Nessy quando era appena scappata dall’ex marito”, ha spiegato. “Lei aveva capito, dopo vari maltrattamenti, che quella violenza stava coinvolgendo anche la bambina ed è scappata da quest’uomo. Da allora ho depositato quattro denunce contro questo signore”, Tamer Hamouda. Nel suo intervento, l’avvocata ha descritto il caso come una lunga escalation culminata in quella che definisce una vera e propria persecuzione. “Tutto questo quadro creato da un soggetto che si definisce Gesù Cristo è una vendetta perché Nessy si è ribellata alle sue manipolazioni”, ha dichiarato. Armanetti ha poi attaccato duramente il modo in cui, a suo dire, le istituzioni egiziane avrebbero affrontato il caso della giovane sanremese. “Nessy non è mai stata vista dalle autorità egiziane come una vittima, come una persona che subisce violenza”, ha detto. “È passata dall’essere vittima del marito all’essere vittima delle istituzioni”.
La legale ha ricordato anche come, secondo la difesa, il procedimento per adulterio fosse già stato archiviato due volte in precedenza. “Per ben due volte non era stata provata la flagranza del reato”, ha spiegato. “Poi, attraverso testimonianze raccolte davanti a un notaio, si è arrivati a dichiarazioni secondo cui alcune persone avrebbero visto Nessy commettere questo reato”. Da qui la convinzione, ribadita più volte nel corso della conferenza, che tutte le strade giuridiche percorribili siano ormai state tentate. “Io sono due anni che cerco soluzioni di diritto”, ha affermato. “Ma quello che dovevamo fare dal punto di vista giuridico lo abbiamo fatto”.
Ed è proprio su questo passaggio che l’intervento dell’avvocata cambia tono, diventando un appello politico diretto alle istituzioni italiane. Armanetti ha infatti rivelato di essere stata contattata due volte dal Ministero degli Esteri e dagli ambienti vicini alla Farnesina. “Ho ricevuto una telefonata dal portavoce dell’onorevole Tajani”, racconta. “Mi è stato detto espressamente che questa conferenza stampa era complicata da fare, perché il Governo stava lavorando sul caso. Io ho risposto che se nel weekend fossero riusciti a riportare Nessy in Italia, la conferenza non si sarebbe fatta. Ma così non è stato”. Poi un secondo contatto. “Successivamente sono stata chiamata dal sottosegretario Dell’Utri”, ha spiegato. “Una persona molto preparata e molto gentile, ma che mi ha chiesto ancora come lavorare sul piano giuridico”.
Da qui la frase che diventa il cuore politico dell’intervento. “La sentenza che condanna Nessy è praticamente un copia-incolla del primo grado”, ha dichiarato Armanetti. “È inutile continuare a cercare soluzioni attraverso nuovi avvocati o nuove strategie processuali. Noi dobbiamo trovare una soluzione politica”. Secondo la legale, la strada da percorrere sarebbe ormai esclusivamente diplomatica. “Bisogna alzare i telefoni”, ha detto. “La nostra presidente del Consiglio dovrebbe trovare un accordo con Al-Sisi per un perdono presidenziale”. Armanetti ha comunque confermato che il ricorso in Cassazione verrà presentato. “Faremo la Cassazione”, ha spiegato. “Ma non sarà quella a risolvere il problema”. E infine la chiusura, forse il passaggio più duro dell’intervento. “Il focus oggi è politico”, ha ribadito. “Dal punto di vista giuridico stiamo lavorando anche bene, ma la partita ormai si gioca su un altro piano. Nessy Guerra è una vittima di violenza ed è la madre di una bambina piccola che nel nostro Paese avrebbe avuto tutt’altra tutela”.














