Da Sanremo a Genova, passando per Taggia e Imperia, il caso di Nessy Guerra continua a uscire dai confini di una semplice vicenda giudiziaria internazionale per trasformarsi sempre di più in un tema politico, sociale e culturale. Attorno alla storia della 26enne sanremese bloccata in Egitto insieme alla figlia Aisha, condannata anche in appello per adulterio — accusa che continua a respingere — si stanno infatti moltiplicando iniziative, prese di posizione e mobilitazioni pubbliche.
Tra le voci che nelle ultime settimane hanno scelto di esporsi c’è anche quella di Medina Habili, giovane consigliera del Municipio Centro-Ovest di Genova con delega alle pari opportunità, che ha deciso di portare ufficialmente il caso all’interno delle istituzioni genovesi attraverso una “espressione di sentimento”, strumento utilizzato nei consigli municipali per condividere pubblicamente vicende considerate particolarmente rilevanti sul piano umano e sociale. “Sono andata personalmente a incontrare l’avvocata Agata Armanetti a Sanremo perché volevo conoscere la storia di Nessy”, racconta Habili. “Avevo visto l’appello lanciato durante la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’, dove veniva spiegato chiaramente che a livello legale era già stato fatto tutto il possibile e che mancava soprattutto un’azione politica”.
Una scelta nata anche dalle deleghe che la giovane consigliera segue all’interno del municipio genovese. “Parliamo di una ragazza di 26 anni vittima di violenza e di una bambina che vive in condizioni gravissime, in una situazione dove si è parlato perfino del rischio di rapimento. Sono temi che riguardano direttamente le pari opportunità e la tutela delle donne”. Habili spiega di aver voluto portare il tema in municipio immediatamente dopo la sentenza di appello proprio “per rimarcare la necessità di intervenire subito. L’espressione di sentimento serve proprio a questo. È uno strumento attraverso cui un consigliere può condividere con il consiglio una situazione che ha suscitato una particolare emozione e sensibilità pubblica. In questo caso, l’obiettivo era chiedere che Nessy e Aisha vengano messe al sicuro”.
Nelle parole della consigliera emerge anche un altro aspetto che negli ultimi mesi ha accompagnato il dibattito pubblico attorno al caso della giovane sanremese: il rischio che la vicenda venga letta esclusivamente attraverso stereotipi religiosi o culturali: “Ci sono due temi paralleli”, spiega Habili. “Da una parte la violenza di genere, dall’altra il fatto che Nessy abbia avuto una relazione con un uomo appartenente a una religione che spesso viene stigmatizzata nel nostro Paese. Ma questo crea dei bias cognitivi pericolosi”. Secondo la consigliera, infatti, la violenza non può mai essere giustificata da questioni culturali o religiose. “Nessy stessa ha sempre detto di non voler trasformare questa vicenda in una battaglia contro l’Islam. Questa è una storia di misoginia e di utilizzo strumentale delle leggi egiziane, non una questione religiosa”. Un punto che Habili sottolinea anche da musulmana praticante. “Sono cresciuta conoscendo il Corano e posso dire che nemmeno dal punto di vista religioso questa situazione starebbe in piedi. Nel Corano esistono regole molto precise anche per accuse di questo tipo e, se volessimo guardarla sotto quel profilo, sarebbe lui a dover essere condannato”.
Medina Habili affronta anche il tema della percezione pubblica della violenza di genere, soprattutto tra i più giovani. “Purtroppo ancora oggi molte persone tendono a colpevolizzare la vittima”, osserva. “Nel caso di Nessy c’è chi dice: ‘Hai scelto tu questa vita’. Ma la violenza non è mai una colpa della vittima”. Una tematica che la consigliera conosce anche dal punto di vista accademico e professionale. La giovane consigliera ha infatti collaborato con l’Istituto di Psicologia Applicata di Lisbona a una ricerca dedicata proprio alla violenza di genere interpersonale e ai meccanismi culturali che portano molte persone a non riconoscere determinati comportamenti come violenza. “Abbiamo studiato quanto le convinzioni personali e gli stereotipi possano influenzare l’accettazione della violenza”, racconta. “È un tema molto sentito dalle nuove generazioni e purtroppo estremamente attuale”.
Nel frattempo la mobilitazione continua anche sul territorio del Ponente ligure. Habili ha partecipato indirettamente anche all’evento solidale organizzato sabato scorso a Taggia in sostegno di Nessy Guerra, durante il quale è stata effettuata anche una videochiamata con la giovane madre e la piccola Aisha. “Cerchiamo di sensibilizzare il più possibile partendo anche dal basso”, spiega. “Più persone si muovono nella stessa direzione, più sarà difficile ignorare questa vicenda”. L’obiettivo dichiarato resta quello di mantenere alta l’attenzione politica e mediatica affinché la Farnesina e il Governo italiano intervengano concretamente. “Chiediamo che venga fatta la propria parte per riportare Nessy e sua figlia in Italia prima che succeda qualcosa di irreparabile”, conclude Habili.
















