La vicenda di Nessy Guerra continua a trasformarsi in un caso sempre più delicato, non solo giudiziario ma anche politico e mediatico. A una settimana dalla conferma in appello della condanna a sei mesi di carcere per adulterio nei confronti della cittadina sanremese, la linea della difesa si prepara ora all’ultimo possibile passaggio giudiziario in Egitto, mentre sullo sfondo cresce la pressione pubblica e internazionale sul caso.
Da una parte ci sono le parole dell’avvocata italiana Agata Armanetti, che parla apertamente di possibili errori procedurali e rilancia la necessità di un intervento politico da parte del Governo italiano. Dall’altra, l’ex marito Tamer Hamouda, intervenuto nei giorni scorsi alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” di Giuseppe Cruciani, dove ha difeso la condanna, sostenuto la legittimità della legge egiziana sull’adulterio e rilasciato dichiarazioni che stanno facendo discutere.
“Ci stiamo facendo inviare il fascicolo del primo e del secondo grado per capire se ci sono stati errori procedurali”, spiega Armanetti. Il punto centrale, secondo la legale, riguarda la valutazione di alcune dichiarazioni rese dal padre di Nessy Guerra durante il procedimento.
“Il giudice avrebbe interpretato in maniera scorretta le dichiarazioni del padre di Nessy”, sostiene l’avvocata. “La domanda era se la figlia avesse avuto relazioni prima del matrimonio. Lui rispose di non sapere nulla, ma quella dichiarazione sarebbe stata letta come una conferma del rapporto adulterino contestato”.
Secondo Armanetti, il problema starebbe anche nella mancata contestazione dell’interpretazione già nel primo grado di giudizio. “Questo errore ce lo siamo portato dal primo al secondo grado senza che venisse sollevata l’eccezione. Il giudice del secondo grado ha fatto praticamente un copia e incolla”.
Un passaggio che la legale definisce “un errore tecnico”, ora al centro delle valutazioni per l’eventuale ricorso in Cassazione. “Abbiamo due mesi di tempo per studiare tutto il fascicolo e capire se ci sono state irregolarità”.
Ma il punto più duro dell’intervento di Armanetti riguarda le conseguenze concrete della sentenza. “Se la prendono, la mettono in carcere”, afferma senza mezzi termini. “A questo punto serve un intervento politico. Al-Sisi, presidente della Repubblica egiziana, dovrebbe graziare Nessy Guerra oppure l’Italia dovrebbe andare a prenderla”.
La legale spiega di aver avuto un primo contatto con funzionari della Farnesina, ma ritiene insufficiente quanto fatto finora. “C’è stato un approccio amministrativo, ma qui serve un intervento politico vero. Non si può più ignorare una cosa del genere”.
Nel frattempo, però, il caso è esploso anche sul piano mediatico. E uno dei momenti più discussi è stata l’intervista concessa da Tamer Hamouda a Giuseppe Cruciani durante “La Zanzara” su Radio 24.
L’ex marito di Nessy Guerra, cittadino italo-egiziano, ha rivendicato la correttezza della sentenza egiziana e contestato la narrazione circolata in Italia. “Qui si sente solo la versione di Nessy”, afferma. “Prima era un’accusa ingiusta, poi è arrivata la condanna di primo grado e poi quella di secondo grado. A un certo punto forse qualcuno dovrebbe capire che qualcosa è successo davvero”.
Quando Cruciani gli chiede se ritenga normale una condanna al carcere per adulterio, Tamer risponde senza esitazioni: “Se una persona decide di sposarsi, deve essere fedele alla propria famiglia. Se tradisci, devi essere responsabile di quello che hai fatto”. Poi la frase che ha acceso il dibattito: “Se uno distrugge una famiglia per cinque minuti di sesso, secondo me sei mesi sono ancora pochi”.
Nel corso dell’intervista, Hamouda insiste più volte sul concetto religioso del matrimonio e del tradimento, arrivando anche a sostenere che “l’adulterio è più grave del furto” e paragonandolo, per gravità morale, alla violenza domestica.
Quando Cruciani gli ricorda che in Italia il carcere per adulterio è stato abolito da decenni, Tamer replica: “Datemi una lista di cose che funzionano in Italia e una di quelle che non funzionano”.
Ma il passaggio che più ha colpito l’opinione pubblica riguarda le dichiarazioni deliranti rilasciate durante la trasmissione. Tamer infatti ha ribadito di essere “Gesù Cristo”, sostenendo di averlo “dimostrato” attraverso presunti segni e profezie. “Io sono Gesù Cristo, esattamente”, afferma durante la telefonata. “Ho annunciato terremoti e poi sono successi”.
Alla domanda se si senta davvero Gesù Cristo, risponde: “Ovviamente. Non sono pazzo, ho fatto tutte le visite mediche”. Parole che hanno ulteriormente alimentato le preoccupazioni attorno alla vicenda, soprattutto considerando che il nodo centrale resta quello dell’affidamento della figlia della coppia, la piccola Aisha, bloccata in Egitto insieme alla madre ormai da tre anni.
Nel frattempo Tamer continua a sostenere di essere disposto a “perdonare” Nessy Guerra. “Io le propongo un accordo”, dice nell’intervista. “Se lei vuole chiudere questa storia, io la perdono”. Una proposta che arriva mentre la donna continua a vivere nascosta in Egitto, cambiando frequentemente appartamento per paura di essere rintracciata.
Sul fondo resta una vicenda che ormai supera i confini della cronaca giudiziaria. Da una parte una condanna confermata per un reato abolito in Italia dal 1968. Dall’altra una battaglia internazionale che coinvolge diplomazia, diritto, religione e tutela di una bambina italiana. E mentre la difesa prepara le prossime mosse, cresce la pressione affinché il caso Nessy Guerra diventi definitivamente una questione politica tra Italia ed Egitto.

















