Tiene banco il caso politico nato dal post social dell’assessore Serena Calcopietro all’indomani del referendum sulla giustizia, duramente criticato dal Partito Democratico, da Ventimiglia Progressista e dal Comitato locale del No, che ne hanno chiesto le dimissioni. A intervenire è il segretario provinciale e senatore Gianni Berrino, che da un lato riconosce l’errore, ma dall’altro difende il gesto delle scuse pubbliche. Berrino parte da un principio netto, ribadendo la linea del partito sul rispetto del voto: “Ti posso dire che noi, come partito, rispettiamo sempre l'esito del voto e le scelte che fanno gli elettori. Ha maggior ragione trattandosi di un referendum dove i cittadini sono chiamati a esprimersi al di là delle appartenenze politiche. Il rispetto che abbiamo del voto espresso è assoluto”.
Il senatore non nega però la gravità dell’episodio: “È chiaro che l'assessore di Ventimiglia ha compiuto un errore nell'attaccare gli elettori che hanno votato contrariamente al nostro operato, al nostro voto, alla nostra indicazione, quello per cui noi abbiamo portato avanti la campagna referendaria”. Un passaggio chiave, quello dell’ammissione di responsabilità, che per Berrino rappresenta però anche un elemento di distinzione nel panorama politico attuale: “Ma penso che in un momento in cui nessuno chiede scusa abbia avuto il coraggio di farlo pubblicamente, mettendo anche a nudo le sue motivazioni anche personali che hanno spinta a commettere questo errore, chiedendo scusa a tutti. Questo non è da poco”. Il senatore allarga poi il discorso al clima generale del dibattito pubblico: “È un momento molto difficile per la dialettica politica in cui tantissime persone hanno offeso pesantemente gli avversari e di scuse non ne ho mai sentite”. E ribadisce con forza la posizione del partito: “Pur rivedendo che Fratelli d'Italia non solo rispetta ma considera fondamentale il voto espresso e quindi tutto ciò che le consegue, apprezzo anche la presa di coraggio personale di un assessore di cui apprezziamo il ruolo amministrativo e soprattutto l'aver riconosciuto davanti a tutti di aver commesso un errore e di chiedere scusa, cosa rarissima in questo momento storico”.
Parallelamente, nelle ultime ore è arrivato anche il lungo messaggio di scuse pubblicato sui social da Serena Calcopietro, nel quale l’assessore riconosce senza attenuanti l’errore commesso. “Nelle ultime settimane ho vissuto una delle campagne più intense e logoranti della mia vita politica. Giorni di lavoro, di passione, di battaglie che credevo giuste - e alla fine, la stanchezza ha preso il sopravvento sul giudizio”, scrive. Entrando nel merito dell’episodio: “Ho condiviso una ‘story’. Un pensiero impulsivo, nato in un momento di sfinimento emotivo dopo settimane di attacchi continui, strumentali, spesso feroci. Non lo giustifico. Non lo difendo. Lo riconosco per quello che è stato: un errore”. L’assessore sottolinea la responsabilità legata al ruolo istituzionale: “Perché chi siede in un'istituzione non ha il lusso di cedere alle emozioni del momento. Non può permettersi di insultare i cittadini - nemmeno quando si sente sola, esausta, presa di mira. E io quel lusso me lo sono presa, sbagliando”. Quindi le scuse, rivolte a più livelli: “Chiedo scusa. Sinceramente, profondamente. Chiedo scusa ai cittadini di Ventimiglia - a tutti, indipendentemente da come hanno votato - perché meritano un'amministrazione che li rispetti sempre”. E ancora: “Chiedo scusa al Sindaco e a tutta l'amministrazione, per averli esposti a una polemica che non meritavano e che non avrei mai dovuto scatenare. Chiedo scusa al mio partito che rappresento con orgoglio. Chiedo scusa alla magistratura e alle istituzioni, che meritano rispetto - sempre”. Il messaggio si chiude con un’assunzione piena di responsabilità: “Ho sbagliato. E sono qui, a dirlo pubblicamente, perché chi ha il coraggio di fare politica deve avere anche il coraggio di assumersi le proprie responsabilità - e di rialzarsi, più determinata di prima, a servire questa città con tutto l'impegno che merita”.

Una vicenda che resta al centro dello scontro politico locale, ma che, alla luce delle parole di Berrino, segna anche un punto di riflessione più ampio sul "Clima del confronto pubblico e sul valore – sempre più raro delle scuse in politica". Il caso, tra l'altro, ha avuto una vasta eco anche a livello nazionale, ed è stato riportato anche da alcuni giornali, tra cui Repubblica.














