ELEZIONI AMMINISTRATIVE BORDIGHERA
 / Politica

Politica | 07 maggio 2026, 12:14

Biodigestore di Taggia, le tre mosse di Cascino che hanno riaperto il caso: dall’interrogazione in Comune alle risposte della Provincia

Nel giro di quindici giorni il consigliere provinciale ha portato il tema al centro del dibattito politico tra Taggia e Imperia

Biodigestore di Taggia, le tre mosse di Cascino che hanno riaperto il caso: dall’interrogazione in Comune alle risposte della Provincia

Per settimane il biodigestore di Taggia è rimasto sospeso in una dimensione tecnica, quasi burocratica. Un’opera considerata strategica per il ciclo dei rifiuti della provincia di Imperia, ma raccontata soprattutto attraverso procedure, cronoprogrammi e conferenze di servizi. Poi, nel giro di quindici giorni, il tema è esploso definitivamente sul piano politico. E il percorso che ha portato il progetto al centro del dibattito istituzionale passa attraverso tre mosse precise, costruite tra il Consiglio comunale di Taggia e quello provinciale di Imperia dal consigliere Gabriele Cascino.

La prima è stata l’interrogazione depositata lo scorso 8 aprile e discussa nel Consiglio comunale del 29 aprile. Un passaggio che sarebbe dovuto arrivare già nella seduta precedente, ma che era stato rinviato per l’assenza del sindaco Mario Conio. L’obiettivo dichiarato era chiaro: capire cosa stesse realmente accadendo attorno al progetto, soprattutto dopo le prime indiscrezioni emerse sul venir meno del socio finanziatore previsto dal piano economico-finanziario dell’opera. In aula, Cascino aveva scelto un approccio che teneva insieme due livelli. Da una parte il riconoscimento dell’importanza strategica dell’impianto. “Finalmente questa provincia potrà avere un trattamento rifiuti più moderno”, aveva spiegato, ricordando anche le possibili ricadute positive sulla Tari e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti sul territorio. Dall’altra, però, il timore che qualcosa si stesse incrinando nella sostenibilità del progetto. “La notizia che questo socio finanziario non abbia i requisiti, o che il soggetto attuatore abbia deciso di non avvalersene, ci ha fatto venire dei dubbi”.

Dubbi che, in quel momento, erano ancora politici. Ma che già trovavano eco nelle parole del sindaco Mario Conio. Il primo cittadino aveva infatti parlato apertamente di “serissima preoccupazione”, pur ricordando che il cronoprogramma, formalmente, risultava ancora in linea. Un equilibrio fragile, però, soprattutto guardando alle fasi successive dei lavori, quelle più onerose dal punto di vista impiantistico. È proprio durante quella seduta che arriva la seconda mossa politica. Dopo il confronto in aula, Cascino propone di sospendere il Consiglio e costruire insieme una mozione condivisa da tutto il Consiglio comunale. Non un documento tecnico, ma un atto politico forte, con un obiettivo preciso: blindare la destinazione dell’area individuata per il biodigestore ed evitare che, in caso di ritardi o emergenze, possa trasformarsi in una discarica.

La seduta viene sospesa per circa venti minuti. Quando riprende, maggioranza e opposizione trovano un testo condiviso. Per la prima volta in questa legislatura, il Consiglio comunale vota all’unanimità una mozione che impegna sindaco, giunta e consiglio a “farsi garanti presso gli enti competenti affinché l’area mantenga esclusivamente la funzione per la quale è stata progettata e non sia soggetta a variazioni”. È un passaggio che cambia il tono della discussione. Perché il biodigestore smette di essere soltanto un’opera pubblica e torna a intrecciarsi con la memoria politica e ambientale del territorio. Taggia, negli ultimi vent’anni, ha vissuto tensioni profonde legate al tema dei rifiuti, dal Lotto 6 fino alla discarica di servizio prevista all’interno del progetto. E il timore che eventuali rallentamenti possano riaprire scenari emergenziali diventa il punto di convergenza tra amministrazione e minoranza. 

Ma la terza mossa è quella che porta il caso fuori dalle mura del Comune e lo trasferisce direttamente a Imperia. Cascino presenta infatti una mozione anche in Consiglio provinciale, chiedendo chiarimenti ufficiali sulle condizioni dell’opera e sulle prospettive del progetto. Ed è qui che il livello della vicenda cambia definitivamente. Perché la risposta della Provincia, nero su bianco, conferma gran parte dei timori emersi nei giorni precedenti. Nel documento ufficiale si legge infatti che “pare che il concessionario non abbia al momento le risorse finanziarie per realizzare l’opera nei tempi previsti in concessione”. Poco più avanti, la stessa Provincia ammette che “dalla relazione del Direttore dei lavori sembrerebbe compromesso il cronoprogramma dell’opera per assenza di disponibilità finanziaria”.

Non solo. La relazione ricostruisce anche il caso del socio finanziatore, spiegando che la documentazione richiesta per dimostrarne la solidità economica non sarebbe mai stata prodotta, fino al successivo ritiro della richiesta stessa da parte del concessionario. A quel punto il dibattito cambia definitivamente natura. Non più soltanto timori politici o opposizioni territoriali, ma criticità tecniche e finanziarie certificate dallo stesso ente provinciale. Tanto che viene richiesto l’intervento del Collegio Consultivo Tecnico, organismo chiamato a esprimersi sulle responsabilità dei ritardi e sulle possibili soluzioni. Le parole pronunciate nelle ore successive dal sindaco Conio confermano ulteriormente questo scenario. “I dubbi che emergono sono gli stessi che ho anch’io”, spiega il primo cittadino, parlando apertamente di “rallentamento certificato dalle difficoltà economiche”.

Eppure, nonostante le criticità, la linea politica condivisa resta quella emersa nel Consiglio comunale di Taggia: il biodigestore viene considerato un’infrastruttura necessaria per il territorio provinciale, ma allo stesso tempo l’area non dovrà “mai diventare una discarica di rifiuti indifferenziati”. Nel giro di due settimane, il dossier biodigestore è così passato da questione tecnica a caso politico provinciale. E il percorso costruito da Cascino — interrogazione comunale, mozione condivisa e pressione istituzionale in Provincia — ha avuto l’effetto di portare allo scoperto problemi che fino a pochi giorni prima restavano confinati tra relazioni tecniche e corridoi amministrativi. Ora il prossimo passaggio sarà il responso del Collegio Consultivo Tecnico. Ma una cosa, politicamente, è già cambiata: il biodigestore di Taggia non è più soltanto un’opera da realizzare. È ritornato ad essere uno dei principali terreni di confronto istituzionale del Ponente ligure.

Andrea Musacchio

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium