La condanna è arrivata, ma la partita non è chiusa. Dopo la sentenza a sei mesi di reclusione per adulterio pronunciata da un tribunale egiziano, per Nessy Guerra si apre ora una fase delicatissima, sospesa tra appello giudiziario e possibile intervento politico. Il rischio concreto, in caso di conferma della decisione, è l’ingresso in carcere e – sullo sfondo – la perdita dell’affidamento della figlia di tre anni.
A chiarire il quadro è l’avvocata Agata Armanetti, legale italiana della giovane madre. La sentenza prevede una pena di sei mesi, ma per evitare l’immediata esecuzione è necessario il pagamento di una cauzione di mille sterline egiziane, pari a circa venti euro. “Non esiste la sospensione condizionale della pena in Egitto”, spiega Armanetti. “La cauzione serve per restare in libertà fino alla decisione sull’appello. Se non viene versata, la persona viene portata in carcere”.
L’avvocato egiziano della donna ha nove giorni di tempo per depositare l’atto di appello. L’udienza, secondo le prime indicazioni, potrebbe tenersi tra due o tre mesi, indicativamente nel mese di maggio. Ma l’appello non equivale a una nuova istruttoria completa. “Non si rifà tutto il processo”, precisa la legale. “È un’unica udienza. Se la sentenza viene confermata, la pena va eseguita”.
La condanna a sei mesi ha sorpreso anche la difesa, soprattutto alla luce del fatto che il procedimento per adulterio era stato archiviato due volte in precedenza. “Non ci aspettavamo questo esito”, osserva Armanetti. “Una condanna a sei mesi, in quel contesto, appare una decisione anomala”. La pena è inferiore rispetto al massimo previsto per il reato nel sistema giuridico locale, ma resta comunque una condanna penale che potrebbe produrre conseguenze dirette anche sulla causa di affidamento della minore.
Il 16 aprile è infatti fissata un’udienza legata proprio alla posizione della bambina. E la condanna, anche se non definitiva, potrebbe incidere sulla valutazione di idoneità della madre. “Se questa decisione viene presa per buona, il rischio è che venga considerata non idonea”, sottolinea la legale. “Ed è questo l’aspetto più preoccupante: se lei dovesse andare in carcere, la bambina potrebbe essere affidata al padre”.
La vicenda, a questo punto, non si muove più soltanto sul piano giudiziario. “Da un punto di vista legale abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare”, afferma Armanetti. “Ora serve un’interlocuzione politica tra Italia ed Egitto. Senza un atto politico, la vedo molto dura”. La legale riferisce di aver avuto una lunga riunione con il Consolato e con l’avvocato egiziano della donna, durante la quale sono stati valutati scenari e possibili strategie difensive. Tuttavia, precisa, “dal Ministero degli Esteri non è arrivato alcun segnale concreto”.
Il nodo è proprio questo: la qualificazione del caso come vicenda privata o come questione che richiede un intervento diplomatico. “Non stiamo parlando di una criminale”, ribadisce la legale. “È una madre con una bambina piccola. Se non c’è un’interlocuzione tra i due Stati, la situazione rischia di diventare irreversibile”.
Al momento Nessy Guerra resta in Egitto in libertà provvisoria, in attesa che venga formalizzato l’appello. I prossimi mesi saranno decisivi: da una parte il giudizio di secondo grado, dall’altra la causa di affidamento. E, sullo sfondo, la possibilità – invocata dalla difesa – di un intervento istituzionale che possa aprire la strada a un rientro in Italia.














