Terrazzi con crepe, persiane fatiscenti a rischio crollo, erba incolta rifugio per topi: è questo lo scenario con cui decine di famiglie convivono da anni in una palazzina in via Margotti, zona Baragallo a Sanremo.
A pochi metri da condominio al civico 76, evacuato a Pasqua per le crepe nei muri causate dal movimento delle falde acquifere, esiste infatti un altro stabile dove degrado e abbandono rischiano di compromettere tutti i giorni l'incolumità di decine di famiglie. Due stabili diversi accomunati dalla stessa realtà di allarmi ripetuti e inascoltati. Ma quella delle palazzine al civico 3 e 5 è un'altra storia: si tratta infatti di case popolari gestite dall'Azienda Regionale Territoriale per l'Edilizia della provincia di Imperia.
Così, alcuni residenti hanno deciso di farsi sentire, di richiamare l'attenzione prima che sia troppo tardi. “Dopo 13 anni dagli ultimi lavori di manutenzione non si è fatto più vivo nessuno malgrado segnalazioni e telefonate – racconta un gruppo di abitanti del palazzo – Abbiamo fatto una raccolta firme per la richiesta di derattizzazione ma non è servito a nulla”. Dalla disinfestazione fatta a spese dei singoli condomini alle infiltrazioni d'acqua nelle cantine al tetto: i problemi sono tanti e come, spiegano i residenti, è difficile affrontarli senza un amministratore di riferimento. “Gli affitti vengono pagati regolarmente, ma non essendoci un amministratore non riusciamo a gestire queste criticità, le pulizie vengono fatte dai soliti condomini ma servirebbe una ditta di pulizie. Il marciapiede sta sprofondando verso le cantine sottostanti e le ringhiere sono staccate dal suolo. Il giardino sembra una giungla attraversata dai topi che non sempre si riescono a vedere per l'altezza dell'erba”.
Una situazione critica apparentemente sotto controllo, fino a quando il rischio di crollo non si concretizza. Il timore dei residenti è infatti quello di dover assistere ad un copione già visto “Con i recenti sviluppi del palazzo dietro di noi che è stato evacuato, vorremmo evitare prima o poi di dover fare la stessa fine”.





























