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EVENTI | 27 aprile 2017, 07:21

Sanremo: la visita della zarina Maria Aleksandrovna nel 1874 nel racconto dello storico Andrea Gandolfo

La gradita presenza dell’imperatrice russa nella nostra città sarebbe stata inoltre occasione, come noto, per la piantatura delle famose palme di Corso Imperatrice, che l’amministrazione comunale dell’epoca volle dedicare all’augusta sovrana.

Sanremo: la visita della zarina Maria Aleksandrovna nel 1874 nel racconto dello storico Andrea Gandolfo

In occasione dell'attesa conferenza del professor Michail Talalay sulla presenza dei Russi a Sanremo durante la prima guerra mondiale, lo storico matuziano Andrea Gandolfo ci scrive in relazione alle visite compiute dalla zarina Maria Aleksandrovna, moglie dello zar Alessandro II, a Sanremo, tra l’inverno del 1874 e la primavera del 1875. La gradita presenza dell’imperatrice russa nella nostra città sarebbe stata inoltre occasione, come noto, per la piantatura delle famose palme di Corso Imperatrice, che l’amministrazione comunale dell’epoca volle dedicare all’augusta sovrana.

Lo sviluppo delle attività turistiche che si registrò a Sanremo a partire dalla metà dell’Ottocento grazie alla campagna propagandistica condotta da varie personalità, tra cui in particolare Giovanni Ruffini e la contessa Adele Roverizio di Roccasterone, subì una notevole accelerazione, a partire dal 1872, in seguito all’inaugurazione della linea ferroviaria Genova-Nizza. La nuova linea avrebbe infatti favorito l’afflusso di turisti nell’estrema Riviera di Ponente, meta molto ambita per la particolare dolcezza del suo clima e la lussureggiante vegetazione delle sue cittadine, dove cominciavano anche a sorgere numerose strutture alberghiere all’avanguardia. Tra i numerosi nobili e altolocati personaggi di origine russa che già frequentavano varie località della Costa Azzurra come Nizza, Montecarlo o Mentone, molti decisero di recarsi anche a Sanremo per trascorrervi la stagione invernale, approfittando delle favorevoli condizioni climatiche della zona. Tra quest’ultimi l’ospite più illustre fu sicuramente l’imperatrice russa Maria Aleksandrovna, moglie dello zar Alessandro II della Casa Romanov. Invitata dalla contessa di Roccasterone e dal banchiere Antonio Rubino, poi nominato viceconsole russo, giunse alla recentissima stazione ferroviaria di Sanremo, proveniente da Nizza, alle 17 del 1° dicembre 1874, accolta calorosamente dal duca Amedeo di Savoia-Aosta, figlio di Vittorio Emanuele II e già re di Spagna, che soggiornava a Villa Dufour insieme alla consorte Maria Vittoria della Cisterna, allora inferma, dal prefetto di Porto Maurizio Reggio, dal console di Russia barone d’Uxküll e dalle principali autorità cittadine, insieme a una piccola folla festante riunitasi nei pressi dello scalo ferroviario addobbato per l’occasione.

Il barone d’Uxküll era stato uno dei primi ospiti stranieri della nostra città, dove era giunto nel 1858 su invito della moglie del sindaco, Adele Roverizio di Roccasterone, che lo aveva ospitato nella sua villa del Berigo. Uxküll capì fin da subito che Sanremo sarebbe potuta diventare un centro turistico all’avanguardia a livello europeo e decise di informare il direttore dello stabilimento dei bagni di Bad Gastein dottor Proell delle caratteristiche climatiche e ambientali del circondario matuziano, fornendo così un notevole contributo alla diffusione della fama della nostra città in tutta Europa. Nominato viceconsole russo, si occupò dei numerosi connazionali che cominciavano ad affluire in Riviera a partire dagli anni Settanta. Intanto l’imperatrice, appena scesa dal convoglio con cui era giunta a Sanremo, chiese notizie al principe sulla salute della sua consorte, e, dopo essersi brevemente intrattenuta nella sala d’aspetto, salì da sola su una carrozza chiusa a due cavalli preceduta da un battistrada. Insieme a numerosi accompagnatori e dignitari di corte, la zarina si diresse verso la residenza che le era stata assegnata, l’Hotel de Nice, anche se, durante il breve percorso dalla stazione all’albergo, nessuno poté vederla per essere tutta avviluppata di pellicce e coperta da un velo. Giunta al De Nice, uno degli alberghi più prestigiosi della città, l’imperatrice prese alloggio nella sua residenza sanremese, mentre il suo imponente seguito si stabilì nelle dépendance dell’albergo e in alcuni villini limitrofi. Tra i vari componenti del seguito vi erano una nipote della zarina, il consigliere di Stato Merezkovskij e il drammaturgo e poeta Aleksej Konstantinovič Tolstoj, lontano parente del più celebre Lev Nikolaevič, ai quali si sarebbero poi uniti i due granduchi di Russia, figli dell’imperatrice, giunti a Sanremo il 17 gennaio 1875 per rendere visita alla madre.

Durante il soggiorno sanremese della zarina si recò nella nostra città per una breve visita di cortesia alla sovrana russa il re d’Italia Vittorio Emanuele II, che desiderava ricambiare l’imperatrice per la gentile visita che quest’ultima aveva fatto al nostro capo dello Stato al Quirinale qualche anno prima. Per il resto, i pochi mesi di permanenza di Maria Aleksandrovna a Sanremo furono allietati da numerose feste, tra cui un grandioso banchetto al quale prese parte anche il duca di Savoia-Aosta. A completare il quadro del soggiorno sanremese dell’imperatrice possono risultare di qualche interesse le lettere che Tolstoj scrisse ai familiari nel gennaio-febbraio 1875, nelle quali si parla anche della zarina, come in quella del 24 gennaio, in cui si legge: «Qui tutto si svolge come sempre. L’imperatrice sembra, all’aspetto, in buona salute… io faccio colazione, pranzo e bevo il tè da lei.. Ieri giocammo alle sciarade in costume, ed io vi ebbi una piccola parte, che recitai però in abito borghese. Ozerov ha un vero talento per le improvvisazioni; si inscenò un atto di una tragedia greca e l’insegnante di geografia del granduca Pavel Aleksandrovič, un uomo piccolo, grosso, sbarbato, presentò un coro avvolto in pepli e con corone fatte di vere foglie d’alloro. Fu molto bello…». In un’altra lettera del 25 gennaio, Tolstoj ebbe invece a scrivere: «Resterò qui ancora due giorni, su invito dell’imperatrice, alla quale dissi che a Firenze fa freddo. Mentre ti scrivo (sono circa le cinque) si è scatenato un vero uragano. Si odono gridi, i cappelli volano per la via sino alle mie finestre e la casa trema, ma è caldo e soffia lo scirocco. Ieri ho letto Popov; mai ancora avevo avuto un tale successo, quelli che giocavano a carte interruppero il gioco e voltarono le sedie, m-me M. squittiva e l’imperatrice rideva sino alle lacrime. Mi rimproverò di non averle fatto prima conoscere questa mia poesia, che essa chiama un chef d’ouvre. Ne chiese una copia e anche gli altri espressero lo stesso desiderio, per cui fu ordinato a due scritturali di moltiplicare il manoscritto… Stamane poi, con Michail Petrovič Botkin e Barjatinskij, fui da un certo marchese che possiede un Raffaello assai bello, copia di quello che trovasi all’Ermitage in cornice ovale, solo che il quadro del marchese è molto ritoccato.

Lo fecero vedere all’imperatrice, ma essa non lo volle acquistare. Andammo pure a visitare il giardino pubblico, dove dame e giovinette vendevano svariate cosucce a favore dei poveri. Barjatinskij, per ordine dell’imperatrice, mangiò e bevve per 500 franchi, peraltro senza tristi conseguenze. Io continuo a sentirmi ottimamente…». In una successiva missiva scritta il 2 febbraio, il drammaturgo così descriveva alcuni divertenti e arguti particolari dei suoi colloqui con la zarina: «Parto domani e spero di essere da te giovedì alle dieci. L’imperatrice mi ha affidato una certa cosetta per la granduchessa. Le ho raccontato di aver visto un topo in un burrone, che aveva sul dorso, dalla parte sinistra, un cerotto. È la pura verità, ma poiché aggiunsi di aver visto un altro topo con l’ovatta nelle orecchie, non mi volle credere. Le raccontai anche la storia del “cherubino biondo”, che la fece ridere sino alle lacrime, tanto che si coprì il volto con le mani. Diedi al racconto il carattere della verità…». Dopo la prima visita nella nostra città, la zarina, che sarebbe ritornata altre volte per brevi soste a Sanremo, grata per la cortese accoglienza ricevuta nella città matuziana da parte delle autorità e della cittadinanza, decise di donare al sindaco Stefano Roverizio di Roccasterone e a tutti gli abitanti, le rigogliose palme che aveva fatto piantare, nel corso della sua breve permanenza in Riviera, sul lungomare, per abbellire la zona occidentale della città. Il 6 marzo 1875 il sindaco, a nome della giunta municipale, deliberò di porgere i suoi più sentiti ringraziamenti all’imperatrice per il graditissimo  gesto con cui aveva voluto omaggiare la città degli splendidi palmizi del lungomare, pregandola di accettare che il corso lungo il quale erano state piantate le palme venisse dedicato al suo “Augusto Nome”. Ottenuto l’assenso della sovrana, fu quindi deciso di intitolare la via “Corso Imperatrice” in segno di profonda gratitudine di tutta la Municipalità per il generoso dono da lei elargito alla comunità sanremese, tanto da mantenerlo a tutt’oggi a perenne ricordo del soggiorno matuziano di Maria Aleksandrovna, che aveva a tal punto apprezzato il clima, l’ambiente naturale e le bellezze di questo lembo di terra ligure, da scegliere proprio Sanremo quale meta per le sue vacanze invernali.

Redazione

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