Boston è una delle città più europee degli Stati Uniti. In un solo centro si può trovare quanto di più elegante e raffinato ci sia in Europa. Dalle vetrine di Newbury Street, alla deliziosa Beacon Street, fatta di mattoni rossi e di davanzali raffinati, alla squisita Hanover Street, il quartiere degli italiani, dove i nostri connazionali immigrati si ritrovano per vedere le partite di calcio, o per comprare le paste della domenica da Mike’s pastry. La Dottoressa Mara Lorenzi, MD, ovvero Medicine Doctor, ricercatrice dell’Università di Harvard, ci racconta come vive una tra le più famose ricercatrici al mondo sul diabete, nella città del Tea Party: Boston.
Come si arriva da Bordighera ad occupare una posizione di prestigio nella più famosa università del mondo? "Circa 40 anni fa mi sono laureata in medicina all’Università di Torino, e negli ultimi anni di corso leggevo le riviste scientifiche americane del tempo. Mi piaceva moltissimo la ricerca, e quello che mi veniva in mente era sempre: “perché reiventare la ruota? Se voglio imparare a fare ricerca devo affidarmi ad un posto come gli Stati Uniti dove la ricerca e’ una professione molto piu’ che da noi”. Sono sempre stata affascinata dal mondo anglosassone, sia nella medicina, che non. Ho così fatto domanda ad alcune Università americane per essere accettata come ricercatrice, tra cui Yale e la University of California, a San Francisco. Dopo essere stata ammessa da entrambe, optai per San Francisco. La mia passione nella medicina è sempre stata il diabete e proprio grazie ad una scoperta, effettuata durante gli studi a San Francisco e San Diego, Harvard mi ha voluta tra i propri ricercatori".>
Quale era questa importante scoperta? E come si è evoluta la tua vita da quel momento. "Parlando in termini medici possiamo definirla “la tossicità dell’alto glucosio per le cellule dei vasi sanguigni” (Il glucosio e’ lo zucchero presente nel sangue). Le mie ricerche si sono poi concentrate nel campo oftalmico, poiche’ una delle complicanze piu’ frequenti del diabete e’ la retinopatia diabetica. In questa situazione, abbiamo visto che i piccoli vasi sanguigni della retina sono danneggiati dalla tossicita’ dell’alto glucosio fino al punto in cui le cellule dei vasi muoiono con un meccanismo di suicidio. La progressiva scomparsa dei vasi della retina puo’ stimolare la formazione di nuovi vasi, che sono pero’ anormali e mettono a serio rischio la vista. Dopo aver vissuto circa 6 anni a San Diego, dove ero diventata direttrice dalla Clinica Diabetica dell’Universita’ di California, ho accettato la grande sfida di Harvard. Dopo quasi 30 anni sono ancora li! Boston è la città dove sono riuscita finalmente a dedicarmi completamente alla ricerca".
Il campus di Harvard è famoso in tutto il mondo, anche per i tanti film ambientati fra i suoi edifici. Quanti studenti italiani pensi lo frequentino? "La percentuale è molto bassa, i costi del Campus sono inaccessibili ai più e i requisiti richiesti sono altissimi. Invece, negli Ospedali e laboratori di ricerca ci sono molti ricercatori italiani,, e devo dire che sto notando un trend nuovo, che non è più quello di apprendere per trapiantarsi in una nuova città, bensì imparare, raccogliere informazioni e risultati, per riportali in Italia. Questo è un segnale positivo".
Che differenze ci sono tra il metodo universitario italiano e quello americano? "C’è innanzitutto da fare una differenza: in Italia l’università è libera. Certo si pagano delle tasse, ma non sono paragonabili a quelle americane, che possono arrivare fino ai 20 mila dollari l’anno. Con cifre di questo tipo è normale che le università offrano più servizi e metodi più appaganti delle nostre. Ma tutto è commisurato".
Tu torni spesso a Bordighera, e ora sei anche coinvolta in politica, con il gruppo “Bordighera in Comune”. Come ti trovi in politica? "Ho deciso di partecipare con la filosofia del “giving back”, una sorta di ridare qualcosa a Bordighera, per tutto quello che ha saputo donarmi. Sono molto legata alla mia città, che è quella in cui hanno vissuto i miei genitori, fino alla loro scomparsa e in cui abita mio fratello".
Hai intenzione, tra qualche tempo, di tornare in Italia. Cosa porterai con te dall’America? "La semplicità dei rapporti umani e la grande disponibilità nei confronti dei giovani. In America si pensa che ci siano molte cose che si possono imparare dai giovani. Spero che sara’ possibile creare anche a Bordighera un’atmosfera dove i giovani potranno e vorranno fare cose importanti per la città".
Solitamente gli italiani trovano l’America trasferendosi nel nuovo continente. Forse in questo caso è l’America che ha trovato l’Italia, grazie alle scoperte e alla competenze di una persona come Mara.














