Torna al centro dell'attenzione la situazione di Villa Curlo (Villa Ponti), storico edificio del patrimonio cittadino che da tempo versa in condizioni di forte degrado. A rilanciare la questione è un comunicato che riporta una serie di interrogativi rivolti all'Amministrazione comunale, non solo sul futuro della struttura ma anche sul destino degli arredi e degli oggetti che facevano parte della Villa. Un tema che affonda le proprie radici nel passato e che, secondo i promotori dell'iniziativa, meriterebbe ancora oggi risposte chiare e approfondimenti da parte degli uffici competenti.
Al centro della vicenda vi è un inventario redatto dalla Pretura di Taggia il 13 aprile 1989, nel quale risultavano censiti mobili e oggetti per un valore stimato superiore ai 40 milioni di lire. Beni che, nel corso degli anni, sarebbero stati oggetto di ripetuti furti e dei quali oggi non si conosce con certezza la sorte. Da qui la richiesta di sapere se almeno una parte di quel patrimonio sia ancora custodita in qualche deposito o magazzino comunale e, in caso affermativo, se vi sia la volontà di restituirlo alla Villa, contribuendo così a recuperare almeno una parte della sua identità storica.
Secondo quanto riferito nel comunicato, la risposta sarebbe arrivata soltanto di recente e in forma orale. Una spiegazione che avrebbe lasciato perplessi i proponenti dell'iniziativa. "Il caso è troppo vecchio e riguardava un'altra amministrazione", sarebbe stata in sostanza la motivazione ricevuta. Una replica che viene contestata con decisione, sottolineando come il patrimonio pubblico non possa essere considerato legato alla durata di un singolo mandato amministrativo e come la memoria istituzionale di un Comune debba andare oltre l'alternanza politica.
Nel documento si evidenzia inoltre come i beni pubblici non abbiano una data di scadenza e come la tutela del patrimonio storico e culturale rappresenti una responsabilità permanente. Da qui la preoccupazione che anche la stessa Villa possa continuare a deteriorarsi, soprattutto alla luce dei recenti problemi strutturali segnalati, tra cui il crollo di un soffitto. Un episodio che ha riacceso i riflettori sulle condizioni dell'edificio e sulla necessità di interventi concreti per evitarne un ulteriore peggioramento.
"Un cold case può andare bene in televisione. Molto meno quando riguarda il patrimonio storico e culturale di tutta la comunità", si legge ancora nel comunicato. Un messaggio che punta a richiamare l'attenzione sull'importanza di non lasciare cadere nell'oblio una vicenda che coinvolge beni appartenenti alla collettività. Per i promotori, infatti, la storia di Villa Curlo non dovrebbe essere semplicemente archiviata, ma affrontata con l'obiettivo di fare chiarezza e preservare quanto resta di un patrimonio considerato parte integrante dell'identità locale.
La richiesta finale è dunque quella di una ricostruzione puntuale degli eventi e di un accertamento sul destino degli arredi inventariati oltre trentacinque anni fa. Un'indagine che, secondo i firmatari, potrebbe contribuire non solo a recuperare eventuali beni ancora esistenti, ma anche a restituire alla cittadinanza un pezzo della propria memoria storica. Perché, come viene sottolineato nel comunicato, la storia non si archivia: si tutela.














