C'è un dato che racconta meglio di qualsiasi numero il valore della serata andata in scena domenica all'Auditorium Franco Alfano. Mentre milioni di persone erano davanti alla televisione per seguire la finale del Mondiale, il Sanremo Summer Symphony è riuscito comunque a ritagliarsi il proprio spazio, riempiendo l'Alfano e regalando alla città uno dei concerti più significativi dell'intera rassegna. Non soltanto per la qualità musicale, ma per ciò che rappresentava: la prima mondiale di Alamar Symphonic Suite, la prima opera sinfonica di Ana Carla Maza. Ed è stata proprio questa la vittoria più importante della serata. Non quella dei numeri, ma quella della proposta culturale. Perché Sanremo ha assistito alla nascita di un progetto destinato a proseguire il proprio cammino sui palcoscenici internazionali, diventando il primo pubblico ad ascoltare un'opera che, nelle intenzioni della stessa compositrice, è solo all'inizio del suo percorso.
L'artista cubana non si è limitata a portare il proprio repertorio all'interno di un concerto con orchestra. Ha fatto qualcosa di diverso e, probabilmente, molto più difficile: si è fusa completamente con l'Orchestra Sinfonica di Sanremo, lasciando che il proprio linguaggio musicale trovasse una nuova dimensione attraverso il dialogo con i maestri. È proprio questa, forse, la strada che la Fondazione Orchestra Sinfonica e il Comune stanno cercando di percorrere con il Sanremo Summer Symphony. Non utilizzare l'orchestra come semplice accompagnamento di artisti già affermati, ma costruire collaborazioni autentiche, nelle quali il valore dell'ensemble venga esaltato tanto quanto quello dell'ospite. Una scelta artistica che nelle prime settimane della rassegna aveva già trovato una convincente interpretazione con Goran Bregović, e che con Ana Carla Maza ha probabilmente raggiunto uno dei suoi punti più alti.

Del resto, la musicista dell'Avana arriva da un percorso nel quale la contaminazione è sempre stata il centro della propria ricerca. Violoncellista, cantante e compositrice, formatasi tra Cuba e Parigi, negli anni ha costruito un linguaggio personale capace di intrecciare musica classica, jazz latino, ritmi afro-cubani, tango, pop e sonorità contemporanee. Con Alamar Symphonic Suite questo universo musicale compie un ulteriore passo in avanti, trovando nella scrittura orchestrale una nuova profondità. Sul palco dell'Alfano tutto è sembrato naturale. Il violoncello di Ana Carla Maza ha dialogato continuamente con gli archi, i fiati e le percussioni della Sinfonica, mentre la sua voce attraversava i brani con la stessa libertà con cui alterna generi e culture. Un racconto musicale che ha accompagnato il pubblico attraverso pagine come Alamar Overture, Corazoncito Mio, Habanera, The Last Embrace, Caribe, Tango – Homage to Astor Piazzolla e Je t'ai aimé, in un viaggio che ha avuto nel mare, nelle radici e nella libertà i propri fili conduttori.
Nei giorni scorsi la stessa artista aveva raccontato come questa composizione rappresentasse "la realizzazione di un sogno e l'inizio di una nuova avventura artistica". Un progetto immaginato come una grande narrazione cinematografica, destinato a evolversi concerto dopo concerto e ad approdare, un domani, anche nel mondo del cinema. Sanremo è stata la prima tappa di questo percorso. E forse non è un caso che il debutto sia arrivato proprio in una città che della musica ha fatto la propria identità. L'accoglienza riservata dal pubblico, già percepita nel flashmob organizzato venerdì in piazza Colombo, ha trovato la sua naturale conclusione nell'applauso finale dell'Auditorium Franco Alfano, il vero colpo di scena di una serata che, sulla carta, rischiava di essere penalizzata dalla contemporaneità con la finale mondiale di calcio.

È successo l'esatto contrario. Il concerto ha dimostrato come una proposta artistica forte possa ritagliarsi il proprio spazio anche in una serata apparentemente proibitiva. E ha confermato, ancora una volta, la bontà della direzione intrapresa dal Sanremo Summer Symphony, che continua a costruire un'identità precisa: portare sul palco artisti capaci di mettersi realmente al servizio dell'orchestra e, allo stesso tempo, valorizzarne il patrimonio musicale. Perché il successo della serata non è stato soltanto quello di Ana Carla Maza. È stato anche quello dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo, protagonista di una prova di grande livello, capace di accompagnare una prima mondiale con autorevolezza e sensibilità. Una collaborazione che ha dato valore a entrambe le parti e che lascia la sensazione di aver assistito non semplicemente a un concerto, ma alla nascita di qualcosa destinato a continuare ben oltre la serata sanremese.
(Foto di Erika Bonazinga)













































































