Chi passa nei giardini della nuova stazione ferroviaria di Sanremo difficilmente rimane indifferente davanti a quell'albero dal tronco rigonfio e ricoperto di grandi spine, che in autunno lascia svolazzare tra i rami candidi batuffoli simili al cotone. È proprio da questa curiosità, condivisa da una lettrice, che prende spunto il racconto di Claudio Littardi, ex dirigente del Settore Verde del Comune di Sanremo, dedicato alla Ceiba speciosa, una delle specie ornamentali più insolite presenti oggi in Riviera. Una pianta tropicale che, complice il cambiamento climatico, sta trovando condizioni sempre più favorevoli anche lungo la costa ligure.
Originaria delle savane e delle foreste del Sud America, tra Argentina, Brasile, Paraguay e Perù, la Ceiba speciosa appartiene alla famiglia delle Malvaceae. È conosciuta con numerosi nomi popolari, come albero della seta, albero del cotone, albero della lana, albero del fiasco o albero ubriaco, mentre in Italia viene indicata soprattutto come falso kapok. Il suo nome scientifico non è casuale: il termine speciosa deriva infatti dal latino e significa "splendida" o "meravigliosa", un chiaro riferimento al suo straordinario valore ornamentale.
L'aspetto della pianta è inconfondibile. Il tronco, massiccio e rigonfio alla base, ricorda la forma di un fiasco ed è ricoperto da robuste spine coniche. Una caratteristica che non ha soltanto una funzione estetica: le spine servono infatti a proteggere le preziose riserve d'acqua accumulate nei tessuti interni e a scoraggiare gli animali dall'arrampicarsi sulla pianta. Nei giovani esemplari la corteccia è di colore verde e contribuisce direttamente alla fotosintesi, compensando una chioma ancora poco sviluppata. Un adattamento tipico delle specie provenienti da ambienti soggetti a lunghi periodi di siccità.
Le foglie, di un verde brillante nella pagina superiore e più grigiastre in quella inferiore, sono palmato-composte. È però durante la fioritura che la Ceiba speciosa regala il meglio di sé. Tra la fine dell'estate e l'autunno l'albero si ricopre di grandi fiori cerosi, dai delicati toni rosa, con sfumature che possono diventare anche molto intense. Una fioritura spettacolare che, nelle condizioni climatiche della Riviera, può protrarsi fino a novembre e, in alcuni casi, anche a dicembre, trasformando la pianta in uno degli alberi ornamentali più scenografici presenti nei giardini cittadini.
Terminata la fioritura fanno la loro comparsa i frutti, capsule verdi-brunastre dalla forma simile a piccole pere. Una volta maturi si aprono spontaneamente liberando numerosi semi neri immersi in una soffice massa bianca che ricorda il cotone. È proprio questa fibra, trasportata dal vento anche per lunghe distanze, ad attirare maggiormente l'attenzione di chi osserva la pianta. In passato veniva utilizzata per realizzare salvagenti grazie alla sua eccezionale capacità di galleggiare, ma trovava impiego anche nelle imbottiture e nella produzione di pannelli isolanti. Persino il legno, bianco, leggero e poroso, è stato utilizzato in alcune applicazioni come sostituto del sughero.
Oggi la Ceiba speciosa si adatta sempre meglio ai climi mediterranei. Predilige posizioni soleggiate, cresce rapidamente e sopporta lunghi periodi senza pioggia grazie alla capacità di immagazzinare acqua nel tronco. Tollera anche brevi episodi di freddo, caratteristica che ne ha favorito la diffusione come specie ornamentale in aree dagli inverni miti, tra cui la Riviera ligure e la Sicilia. L'unica attenzione riguarda proprio le sue grandi spine, che possono rappresentare un pericolo per chi si avvicina con eccessiva disinvoltura.
Il legame della Ceiba speciosa con il Ponente ligure affonda però le radici nel tempo. Le prime coltivazioni documentate in Liguria risalgono infatti ai primi anni del Novecento, quando ai Giardini Hanbury vennero allevati alcuni giovani esemplari ottenuti da semi inviati dall'Orto Botanico di Parma. Nello stesso periodo era celebre anche un grande albero coltivato nei pressi della stazione ferroviaria di Monte Carlo, che durante la fioritura richiamava appassionati di botanica da tutta la Riviera. Secondo le ricostruzioni storiche, quella pianta sarebbe arrivata in Europa dall'Algeria, dove la specie veniva sperimentata anche come coltura utile.
Anche Sanremo ha avuto un ruolo importante nella diffusione di questa specie. Come ricorda Claudio Littardi, una delle prime Ceiba speciosa della città venne introdotta da Mario Calvino presso la Stazione Sperimentale per la Floricoltura e successivamente coltivata a Villa Ormond. Un patrimonio botanico che oggi continua a crescere e che permette a residenti e turisti di conoscere da vicino una pianta capace di unire fascino tropicale, curiosità scientifiche e un perfetto adattamento al clima della Riviera.














