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Sanremo Ospedaletti | 26 febbraio 2026, 15:58

Festival di Sanremo, Eddie Brock debutta all’Ariston con “Avvoltoi”: “Sono e rimarrò un ragazzo del popolo” (Foto)

Il cantautore romano porta al Festival la sua genuinità e prepara il duetto con Fabrizio Moro: “Non devo dimostrare niente a nessuno, mi diverto”

Foto Duilio Rizzo

Foto Duilio Rizzo

Debutto sul palco del Festival di Sanremo per Eddie Brock, nome d’arte di Edoardo Iaschi, romano classe 1997, che si presenta all’Ariston con “Avvoltoi”. Un esordio carico di significato per il giovane cantautore, cresciuto tra musica, fumetti e sogni coltivati fin da bambino.

“Sto bene, un po’ stanchino”, ha esordito sorridendo in sala stampa. Poi una battuta sul passato sportivo: “Il calcetto? Mi fa male il ginocchio (ride), io giocavo con Fulminacci a scuola, al Dante Alighieri a Roma. La preparazione per fare il calciatore conforta? Beh, sì: è un modo per stare insieme, poi c’è aggregazione, nello sport e nella musica”.

Il brano in gara racconta una fragilità condivisa, una vulnerabilità che non è debolezza ma consapevolezza. “Se penso a questa canzone mi viene in mente una parola: conforto. Mi piace con questa canzone far rivedere le persone in una storia, l’ho cantata per le persone che sono come me, un po’ deboli ma anche con voglia di fare, non solo nell’amore anche nella vita”.

Il nome d’arte è un omaggio dichiarato all’universo Marvel, in particolare a Venom, personaggio conosciuto fin dall’infanzia grazie allo zio fumettista. Ma se il simbionte rappresenta l’alter ego artistico, Eddie Brock chiarisce subito un aspetto: “Io mai stato avvoltoio, per carattere. Ho vissuto però l’avvoltoio, ci sono persone che si approfittano delle debolezze, a volte capita di rimanere fregato da persone che se ne approfittano, non è colpa della vittima, questa canzone la sento molto mia, a prescindere che la canzone non è biografica”.

Sul rapporto tra normalità e popolarità, il cantautore non ha dubbi: “Che rapporto ho con la normalità che ho lasciato e la popolarità del palco di Sanremo? Io ero, sono e rimarrò un ragazzo del popolo. Se sono arrivato così fino a qui, non vedo perché dovrei cambiare: non lo vivrei bene”.

“Avvoltoi” è un brano che sente profondamente suo. “Questa è una canzone emozionante, se l’avessi sentita in macchina, mi sarei fermato ad ascoltarla. Ovviamente sono di parte. Però mi piace. Io sono una persona che si autoflagella, ma questa volta mi sono emozionato, sono contento di mostrare i miei difetti, se fossi perfetto non sarei io”.

Nessuna pressione, almeno a sentirlo: “Non sento alcun peso, perché io ho sempre fatto questo: non devo dimostrare niente a nessuno, non perché io sia un grande, ma perché ho sempre cercato di emozionare e divertirmi. Credo che Avvoltoi sia la canzone giusta in questo momento, non ho il peso di voler dimostrare niente a nessuno, perché mi diverto”.

Domani sera lo attende uno dei momenti più importanti della sua settimana sanremese: il duetto con Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”. Un sogno che si realizza: “La collaborazione è nata perché io avevo questo sogno di cantare con lui da quando ero piccolino, l’ho preso come riferimento nella mia carriera. Non è da tutti trattarmi come pari, non è dovuto. Lui mi ha dato tanti consigli, sono contentissimo di coronare questo sogno su questo palco”.

Nel frattempo guarda anche al futuro discografico: “Il mio album? Ho fatto una versione deluxe, ‘Amarsi è la rivoluzione’, ci saranno tre canzoni nuove, Avvoltoi, Il tuo universo, poi un duetto con Fabrizio Moro, per me un onore, e lo metteremo all’interno dell’album”.

Tra le sue influenze cita anche “Bella Stronza” di Marco Masini: “Mi piace tantissimo, ma non mi sono ispirato a quella canzone. L’ho ascoltata tantissimo, mi piace così tanto che non mi va di paragonarle. In generale, non spero che Avvoltoi diventi un tormentone, ho l’obiettivo di emozionare, poi se tante persone si emozionano così tanto da farla diventare un tormentone, sono contentissimo”.

Andrea Musacchio

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