A quattro anni dalla morte di Amedeo Grisi, Sanremo e il mondo della musica tornano a stringersi attorno al ricordo di un artista che ha lasciato un segno profondo, umano prima ancora che musicale. Cantautore e chitarrista, Grisi ha affrontato con lucidità e dignità una lunga battaglia contro la SLA, raccontandola anche attraverso i social, fino a quel testamento pubblico che resta una delle testimonianze più intense e coraggiose degli ultimi anni. “Io sono pronto… Tutto quello che fai rimane”, scriveva. Parole che oggi risuonano come un’eredità morale, oltre che artistica, capace di parlare ancora a chi lo ha conosciuto e a chi ha imparato a conoscerlo attraverso le sue canzoni.
La sua carriera aveva preso forma alla fine degli anni ’90, tra studio, passione e strada. Nel 2014 pubblica il primo album, Femmina, firmandone testi e musiche. Un lavoro intimo, sincero, che apre un percorso fatto di concerti, incontri e momenti simbolici per la città dei fiori: la presentazione al Teatro Ariston, il live acustico al Teatro del Casinò di Sanremo, gli eventi in piazza e le esibizioni nel centro storico. Tra i ricordi più luminosi, il duetto con Claudio Baglioni all’oratorio di Santa Brigida e l’ultimo spettacolo “Faccia a faccia”, dove Amedeo condivide il palco con la figlia Alice, in un passaggio di testimone carico di emozione.
Negli ultimi anni, quando la musica diventava sempre più anche impegno civile, Grisi ha dedicato le sue energie alla raccolta fondi per la ricerca sulla SLA, sostenuto dall’amicizia e dalla vicinanza di Massimo Di Cataldo e di tanti colleghi e cittadini. Oggi, nel quarto anniversario della sua scomparsa, il suo ricordo non è soltanto commemorazione. È presenza viva, fatta di note, parole e gesti che continuano a ispirare. Perché, come diceva Amedeo, tutto quello che fai rimane. E la sua musica, il suo coraggio, il suo amore per la vita sono ancora qui.














