Medusa e Noi: è questo il tema elaborato dagli studenti della classe 1A del Liceo classico Cassini (curvatura Arte, teatro, media), seguiti dalla loro docente di Storia dell’Arte, Tiziana Zennaro; hanno creato, da soli o in gruppo, la loro Medusa, interpretandola secondo la propria sensibilità. Ne hanno tracciato la storia a partire dalle fonti antiche (Esiodo e Ovidio), attraverso centinaia di immagini, fino ai nostri giorni.
Se un mito sopravvive attraverso i millenni è perché contiene qualcosa di profondamente vero, che appartiene a tutti noi. Medusa Incontra il nostro sguardo dall’alto dei frontoni e delle antefisse dei templi greci, da corazze e scudi scolpiti o dipinti su migliaia di statue e vasi. I ragazzi hanno usato i modi, i materiali e le tecniche più varie, in maniera sperimentale. Hanno modellato opere in cera; hanno realizzato sculture polimateriche; reinterpretato la mitica Barbie; realizzato e stampato immagini in 3D e con l’AI; creato - partendo dal Lego - un cartone animato per bambini (Stop Bullying!), in cui la Gorgone interviene a loro difesa contro i bulli. Hanno realizzato un “Medusa’s Magazine”, raccogliendo alcune delle tantissime immagini di abiti, accessori, gioielli, oggetti di design e arredamento che ripropongono questa potente figura. Ne hanno immaginato una versione al maschile (Gorgoneo), una maschera dotata di baffi serpentati.
Perché è stata scelta questa figura mitologica? Medusa fu trasformata in mostro da Atena per aver profanato il suo tempio, ma era stata in realtà vittima innocente di Poseidone, che l’aveva stuprata. I suoi capelli divennero serpenti e il suo sguardo aveva il potere di pietrificare chiunque lo incontrasse. I greci ne colsero la funzione apotropaica.
Medusa esercita ancora oggi la sua capacità protettiva, difendendo chi le si affida. Vale per le ragazzine che hanno subito violenza sessuale e che scelgono orgogliosamente di farsi tatuare il suo volto, vale per chi deve affrontare quotidianamente i propri mostri interiori e la paura del mondo, di questo mondo in cui ricompare una parola – guerra - che credevamo ormai consegnata definitivamente al passato.


















