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Attualità | 08 dicembre 2022, 07:14

A 72 anni una ventimigliese realizza un sogno: laurea magistrale in Giurisprudenza per Rita Savoia (Foto)

Ha discusso una tesi sulla “Storia di un processo: l’omicidio di Pier Paolo Pasolini”

A 72 anni una ventimigliese realizza un sogno: laurea magistrale in Giurisprudenza per Rita Savoia (Foto)

Lo studio non ha età, lo dimostra la ventimigliese Rita Savoia che si è laureata, per la seconda volta, a 72 anni. Martedì ha infatti conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Genova.

In via Balbi 5 nel capoluogo di provincia genovese, alla presenza di più di cento persone, ha discusso la sua tesi sulla “Storia di un processo: l’omicidio di Pier Paolo Pasolini”. “E’ un lavoro dedicato all’intellettuale Pier Paolo Pasolini, mio maestro di vita e di idee, tra cui il valore della libertà umana in ogni sua forma e, tra le più importanti, l’aspetto interiore ed esteriore della personalità per la realizzazione del proprio io. La tesi è infatti incentrata su un caso irrisolto, ancora oggi, a 47 anni dalla sua morte - fa sapere Rita Savoia.

Giuseppa Rita Savoia è nata l’11 febbraio del 1950 a Bagnara Calabra in provincia di Reggio Calabria ma si trasferì con la sua famiglia nel 1951 a Ventimiglia. E’ sposata con Aldo Ventura e ha un figlio, Alain, e due nipoti, Margherita e Carlotta. Si è iscritta all’Università di Genova in ‘tarda età’ riuscendo a raggiungere un traguardo che si era prefissata dal 1960“Era un sogno che avevo da quando ero adolescente“ - svela - “Ho iniziato a lavorare da giovane nella pubblica amministrazione. Ho sempre fatto carriera e corsi interni, quando ho iniziato ad avere un po’ di tempo libero sono riuscita a realizzare un sogno: laurearmi e soprattutto discutere questa tesi”.

E’ la sua seconda laurea in ‘età adulta’, si è infatti precedentemente laureata in Dams sempre presso l’Università degli Studi di Genova: “Mi ero già laureata in Dams” - racconta la signora Rita - “Sono andata in pensione a 62 anni e ho deciso di dedicare il mio tempo libero ad allenare la mente con lo studio. Mi sono iscritta al Dams e nel percorso di studio erano previsti due esami sul diritto d’autore, che mi sono poi stati riconosciuti una volta che mi sono iscritta a Giurisprudenza. Il diritto mi era piaciuto tantissimo, soprattutto la storia del diritto d’autore. Ho avuto un luminare come insegnante, che insegnava anche a Giurisprudenza, che mi ha fatto capire questa passione, soprattutto riguardo alla parte della storia, e cioè a come è nata la giustizia, come sono nati i diritti e come si è evoluta nella storia a partire dall’agorà dei greci, mentre la parte tecnica era prevista negli ultimi anni. Ho così deciso di studiare diritto, infatti i miei migliori esami sono stati diritto amministrativo, diritto commerciale e diritto del lavoro”.

“Nell'avvicinarmi alla pensione avevo il sogno di scrivere e discutere questa tesi per portare nell’attualità il ricordo di un intellettuale che in tutto il mondo è riconosciuto e ricordato mentre in Italia è un caso che dobbiamo seppellire" - spiega la signora Rita illustrando il tema trattato nella sua tesi - “In tre anni sono stati fatti tre procedimenti processuali: primo grado, appello e Cassazione. Nessun caso si risolve in tre anni in tre processi perché solo per un processo ci vogliono dai cinque ai sette anni. Era perciò un caso da insabbiare. La sua morte rimane un mistero. Non si conoscono i mandanti e ci sono più ipotesi: la vendetta della banda della Magliana di Roma; la vendetta politica, perché stava facendo un’inchiesta e stava raccogliendo interviste e prove sull’omicidio di Enrico Mattei; c’erano di mezzo pure la Massoneria e la Chiesa. Stava veramente scandagliando dei punti che non avrebbe dovuto, quindi si ipotizza il coinvolgimento dei servizi segreti e di mandanti che hanno assoldato dei killer per compiere l’omicidio e invece è stato condannato un ragazzo di 17 anni, Pino Pelosi, che pesava 48 chili ed era alto uno e sessanta, mentre il nostro protagonista era un metro e ottanta ed era un atleta che è stato massacrato e ritrovato irriconoscibile in un campetto abbandonato. Il caso si è chiuso così con un unico colpevole nell’impossibilità di far aprire gli archivi dei servizi segreti. Finisco la mia tesi con queste parole: ‘Ennesimo caso italiano avvolto nel mistero. Sarebbe il caso di cambiare i codici, di dare la possibilità a chiunque ne richieda di aprire questi segreti’”.

“Nella tesi parto dalla biografia di Pasolini con una cartolina storica dell’era in cui ha vissuto. Lui era nato nel 1922 a Bologna. Spiego poi come si evolve la sua storia, come si trasferisce a Roma dove lavorava, facendo di tutto, per Visconti e Fellini e intanto si autoproduceva libri che vendeva nelle bancarelle. Aveva però un ‘vizietto’, si definiva infatti un ‘uomo che amava gli uomini’. Collaborava con Marco Panella e inneggiava la libertà di chiunque a essere sé stesso, interiormente ed esteriormente. Ha collaborato per ottenere l’aborto, il divorzio e i diritti civili quindi era una persona ‘scomoda’ anche per la Chiesa. Non si sa bene come è morto. Il ragazzo, all’epoca dei fatti, si è autoaccusato, lo sappiamo perché dopo aver scontato la pena ed è uscito di prigione, nel 2009 ha dichiarato di essere stato minacciato, sia lui che la sua famiglia, e perciò era stato obbligato a non fare nomi o cognomi" - dice Rita Savoia - "L’ultima parte della mia tesi parla delle conclusioni degli avvocati sui referti e le prove nascoste in una cassetta di sicurezza. Il 20 luglio del 2017 muore l’assassino, Pino Pelosi, e i due avvocati dicono che lui era innocente e che la verità poteva saltare fuori da un momento all’altro se avrebbero trovato il coraggio di aprire la cassetta di sicurezza“.

“Desidero ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato nella stesura del libro con suggerimenti, critiche ed osservazioni. Ringrazio innanzitutto la professoressa Maura Fortunati che ha accolto la mia idea aiutandomi a realizzarla" - sottolinea la signora Rita - “Un ringraziamento va anche ai colleghi e agli amici che mi hanno incoraggiato o che hanno speso parte del proprio tempo a leggere e discutere con me le bozze del lavoro, in particolare Alessandra Moscato, Gianluigi Ceriale e Simone Mazzone per il loro supporto tecnico. Vorrei inoltre ringraziare le persone a me più care: la mia famiglia”.

A Rita Savoia vanno le più sentite congratulazioni da parte di familiari e amici per il traguardo raggiunto. 

Elisa Colli

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