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Eventi | 04 luglio 2022, 16:05

Montalto Carpasio: sabato prossimo la presentazione del libro ‘Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli’

La presentazione sarà introdotta dal Sindaco Mariano Bianchi coadiuvato dall’Assessore alla Cultura Antonella Bignone.

Montalto Carpasio: sabato prossimo la presentazione del libro  ‘Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli’

Il Comune di Montalto Carpasio, nell’ambito della prima edizione della ‘Pastasciutta antifascista - partigiani di oggi, perché la diversità sia ricchezza’, sabato alle 17 ospita Marco Termenana (pseudonimo) autore del libro ‘Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli’, sul Piazzale delle Feste nel Borgo di Carpasio.

La presentazione sarà introdotta dal Sindaco Mariano Bianchi coadiuvato dall’Assessore alla Cultura Antonella Bignone. Le letture saranno dell’attore Gianni Oliveri. Modera Fiorenzo Gimelli, Presidente nazionale dell’AGEDO (Associazione di genitori, parenti e amici di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender), che ha già dichiarato che non verrà per salire in cattedra e dare i voti ma, per cercare di capire cosa si può fare in situazioni analoghe, partendo da quello che è successo, per evitare appunto tragici epiloghi.

Chi è Marco Termenana? Con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, ha già pubblicato "Giuseppe". I romanzi sono ispirati al suicidio di Giuseppe, il figlio ventunenne (il primo di tre), quando in una notte di marzo 2014 apre la finestra della sua camera, all'ottavo piano di un palazzo a Milano, e si lancia nel vuoto. Senza mai cadere nella retorica, la storia racconta il (mal) vivere di chi si è sentito sin dall'adolescenza intrappolato nel proprio corpo: la storia di Giuseppe è infatti anche la storia di Noemi, alter ego femminile, che assume contorni definiti nella vita dei genitori solo nel momento in cui si toglie la vita. Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche di mortale isolamento, al secolo hikikomori, malattia consistente nella scelta di rifuggire totalmente dalla vita sociale e familiare.

Ma perché ospitare un salernitano naturalizzato milanese in un evento ligure? Risponde Antonella Bignone: “Il libro è una testimonianza di chi, senza pensarci due volte o farne mistero, non esita minimamente a schierarsi per i più fragili, in questo caso il figlio, e ciò ben si associa a quella che fu la lotta partigiana dei nostri concittadini di allora e il Comune non ha voluto perdere questa occasione, anzi ha concesso il Patrocinio. L’autore poi. Penna brillante e veloce. La sua lettura risulta sempre convincente e quando si mette a scrivere, diventa un vero e proprio ‘berretto verde’ della letteratura, con il magico potere di modificare anche il tempo e farlo diventare uno solo: il presente di ciò che narra. Avvincente anche l’umanità delle ‘scene’ con la nonna materna, visto il forte rapporto che Giuseppe aveva con lei".

“Non sono un crociato. Ho scritto questi libri – afferma l'autore - solo per commemorare Giuseppe, ma se la storia gira per l’Italia e aiuta i ragazzi a capire che bisogna sempre aprirsi sono contento. Credo poi che noi genitori non dobbiamo mai stancarci di ascoltare i figli. Non è mai il momento sbagliato per parlare delle loro criticità, qualsiasi esse siano, anche quando e se ci beffeggiano”.

In sostanza, il 9 luglio più che la presentazione di un libro, oltre alle riflessioni sulla realtà LGBT, è l’incontro tra due uomini che non si sono mai conosciuti, ma che sono accomunati dalla stessa scelta: andare oltre la morte e uno ricordare il padre e l’altro il figlio.

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