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Politica | 29 gennaio 2022, 08:32

Ventimiglia: cambio di destinazione d'uso e 3 milioni di incasso per il Comune, intervento dell'assessore Panetta

“Ad oggi la richiesta è pervenuta solo da due soggetti su quattro, i due mancanti saranno ben monitorati per evitare furbizie e pesantemente sanzionati se intendono esercitare in violazioni delle leggi”

Tiziana Panetta

Tiziana Panetta

L'assessore all'urbanistica di Ventimiglia Tiziana Panetta interviene per fare chiarezza su un caso che ha fatto molto discutere. L'amministrazione comunale era stata accusata di aver concesso un cambio di destinazione d'uso sulla promessa di portare nelle casse comunali 3 milioni di euro poi incassati solo per la metà. 

Così non è - chiarisce l'assessore Panetta - non abbiamo concesso ancora nessun cambio di destinazione d'uso e i 3 milioni dovranno essere pagati quando gli aventi diritto lo chiederanno regolarmente e solo dopo aver pagato quanto dovuto. Ad oggi la richiesta è pervenuta solo da due soggetti su quattro, i due mancanti saranno ben monitorati per evitare furbizie e pesantemente sanzionati se intendono esercitare in violazioni delle leggi”.
Entra nel dettaglio l'assessore Panetta: “In zona Bevera esiste un fabbricato artigianale/industriale/produttivo, costruito sulla base della destinazione di PUC prevista nella zona. Detto fabbricato è costituito da cinque porzioni distinte, in proprietà (oggi) a due diverse società (Verrando 2002 e Dimar). Quest’ultima, che aveva da anni già aperto l’attività ad insegna 'catering' quale vendita all’ingrosso (consentita), nel 2016 aveva ottenuto dalla precedente amministrazione (e dopo ricorsi al TAR) il cambio di destinazione d’uso, nell’ambito di un procedimento per l’insediamento di una MSV commerciale/alimentare. I proprietari degli altri quattro fabbricati (ove era possibile solo attività artigianale/industriale/produttiva) al fine di poter sfruttare gli stessi con le potenzialità commerciali, nel 2018 hanno presentato presso lo sportello SUAP istanza di permesso di costruire in deroga ai sensi dell’art. 14 DPR 380/01, volto ad ottenere il cambio di destinazione d’uso: commerciale/non alimentare. Si tratta di quattro pratiche distinte e separate, sulle quali si deve previamente pronunciare il Consiglio Comunale, che si deve esprimere sulla sussistenza di un interesse pubblico alla deroga: quindi, la pratica che passa in Consiglio non è e non può essere la concessione di un cambio di destinazione d’uso, ma l’espressione della sussistenza di un interesse pubblico per ottenere una deroga al PUC, un’occasione ed una potenzialità per l’area, che se la proprietà vuol far valere, deve attivare con il relativo procedimento per il rilascio di permesso di costruire in deroga in deroga, con il versamento dei relativi contributi”.

Quindi - prosegue l'assessore - questa amministrazione, con lungimiranza, ha posto le basi, non solo per il recupero di un’area industriale dismessa, quale immobile esistente che non trovava sbocco sul mercato per la destinazione cui era previsto, ma altresì per ottenere – attraverso il versamento degli oneri e dei contributi che il privato deve corrispondere al momento del rilascio del permesso di costruire – somme da destinare ad opere pubbliche a beneficio della popolazione. Non solo: considerato che è sotto gli occhi di tutti che – anche a prescindere dal cambio di destinazione d’uso – i proprietari degli immobili stanno da anni svolgendo la propria attività, all’apparenza quale vendita all'ingrosso (consentita), ma di fatto e con l’escamotage della cooperativa di consumo, come vendita al dettaglio (situazione per la quale questa amministrazione ha adottato gli idonei provvedimenti), la potenzialità prevista a livello urbanistico consentirebbe di regolarizzare una situazione, peraltro ottenendo anche introiti che – diversamente (se la situazione non fosse stata modificata) non sarebbero comunque entrati nella casse comunali.

Pertanto, non un “disastro annunciato” (il disastro è quello di consentire che attività che comunque sono già operative continuino ad aggirare la normativa), ma un ottimo risultato, che ha già dato i propri frutti con due strutture che hanno proseguito l’iter per ottenere il permesso e che ha posto le basi per le altre, i cui proprietari, se vorranno proseguire nella legittimità dovranno depositare la pratica, altrimenti assumeranno le conseguenze degli atti già attivati”.

C.S.

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