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Al Direttore | 16 maggio 2021, 09:30

Fortune e sfortune della coltivazione della patata in Liguria ovvero storia di un alimento introdotto dall'occupazione napoleonica nella nostra terra

La scelta definitiva, in Liguria, della coltivazione del 'pomo di terra' avvenne solo in occasione della conquista napoleonica e per aver visto i soldati francesi nutrirsi di tale alimento. Il racconto di Casalino

Fortune e sfortune della coltivazione della patata in Liguria ovvero storia di un alimento introdotto dall'occupazione napoleonica nella nostra terra

La scelta definitiva, in Liguria, della coltivazione della patata avvenne solo in occasione della conquista napoleonica e per aver visto i soldati francesi nutrirsi di tale alimento. Molta gente iniziò così a coltivare, in quei periodi di guerra, il Pomo di Terra, allontanando lo spettro della carestia: poi, conclusi il periodo bellico, la coltura fu generalmente abbandonata in modo che solo coloro che vi credettero, insistendo in tale coltivazione e commercializzazione, ne trassero notevole vantaggio su un mercato che rapidamente considerò le patate come uno dei nuovi, fondamentali alimenti. Sotto certi aspetti stupisce che la resistenza alla coltura delle patate sia stata forte nella Liguria occidentale. La Liguria, infatti, oltre ad essere più prossima alla Francia e quindi più sensibile alle innovazioni agronomiche di tale nazione, poteva vantare di aver dato i natali all’illustre agronomo Carlo Amoretti (Oneglia 1741 – Milano 1816), che fu, invece, un convinto sostenitore dell’importanza della coltura delle patate e della loro utilità alimentare ed alle quali dedicò un’opera fortunata il "Della coltivazione delle Patate e loro uso" (Milano 1801), che giunse fin a quattro edizioni, essendone l’ultima del 1811.

Nel1793 la Società Patria di Genova già faceva stampare dalla tipografia Caffarelli un’istruzione agraria sui Pomi di terra, indirizzata al Parroci rurali del Dominio della Serenissima Repubblica, con lo scopo di propagandare la coltivazione della patata fra i loro parrocchiani. Venivano anche proposte maniere per ridurre la patata in farina o ‘panizzarla’. Il prezzo del tubero nel 1794 a Genova era di 36 soldi il rubbo e di 30 nelle campagne. Nello stesso anno anche a Nizza veniva pubblicata una "Istruzione sopra la coltura e gli usi dei pomi di terra", nella quale era messo in luce come nell’anno precedente, particolare per la sua siccità, il pomo di terra fu il solo prodotto agricolo che diede frutti discreti. Anche la Società Economica di Chiavari si adoperò per far conoscere l’utilità delle patate e per diffonderne la piantagione e, grazie ai Parroci nominati Soci Coadiutori, nel 1799 erano piantate patate in quasi tutto quel circondario. Tommaso Viano, compilando la storia di Montalto Ligure e Badalucco (IM), scrive: "Le patate si son conosciute nei nostri paesi dopo il 1800, non conoscendosi prima del 1796, essendoci appunto in detto anno mandate a noi dal Sig. Governatore Spinola di San Remo, ma subito se ne faceva poco uso per i molti pregiudizi che si avevano nei confronti del tubero".

Un’osservazione molto curiosa è fatta da un coltivatore di Diano Marina che, stampata a Genova nel 1818, cita testualmente: "gran parte degli agricoltori specialmente di montagna, della Riviera di Ponente, sono intimamente persuasi che l’irregolarità delle stagioni sia effetto della coltivazione delle patate". A Porto Maurizio il primo listino, o Mercuriale, che fa cenno alle patate, risale al 1809 ed in uno successivo é scritto che nella seconda metà di novembre se ne vendettero 18 ettolitri a Lire 5,96 l’ettolitro. In una lettera del settembre 1814 il Sindaco di Porto Maurizio scrive al Governatore di San Remo: "Le persone si sono abituate all’uso delle patate e di più si semina molto più grano di quel che si seminasse prima". Il Pira, nella Storia della città e Principato di Oneglia, scrive che l’inverno del 1811 era stato terribile "e che le patate che all'inizio della rivoluzionaria invasione vedevansi con meraviglia mangiare dai soldati francesi, erano divenute un cibo comune delle popolazioni"; alla stessa maniera che cinquant’anni prima si era appreso dalle truppe spagnole a coltivare per lusso i pomi d’amore (pomodori), s’imparò da quelle francesi a coltivare per bisogno i pomi di terra (patate).

Pierluigi Casalino

Redazione

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