Un nostro lettore, Fulvio, ci ha scritto dopo aver letto l’articolo di ieri dal titolo ‘Sanremo: ok ai regolamenti per l’utilizzo dei sentieri di Monte Bignone’:
“Mi vengono in mente le parole che scriveva Italo Calvino nel 1963 sulle prime pagine de ‘La Speculazione edilizia’: ‘La vista d’un paese che era il suo che se ne andava così sotto il cemento’. Ora, dopo aver costruito cubi di cemento armato, in ogni angolo della nostra città, concludiamo l'opera realizzando piste per moto da cross in mezzo ai boschi. Dunque queste, non credo proprio, sarebbero le linee guida tracciate dal neo ‘ministero della transizione ecologica’? Allora perché non aprire i nostri boschi anche alle piste per fuoristrada o chissà quale altra soluzione altamente degradante in nome del turismo? Meno male che ‘la bellezza salverà il mondo’. Oltre tutto nel vostro articolo leggo considerazioni tipo: ‘Il sogno è quello di fare un comprensorio che sia veramente un’attrazione turistica’. Più che un sogno mi pare un incubo. Quindi significa che, dopo aver costruito quartieri fino a ridosso del bagnasciuga, privi di parcheggi, verde e marciapiedi, dimenticati, nei secoli, da qualunque giunta comunale, ora ci ‘vendiamo’ per quattro spiccioli anche i boschi, peraltro già trasformati in molte parti in discariche abusive? Ha un bel dire il Signor Sindaco che si tratta di una visione. Bene, allora ‘diamo via’ anche quel poco che è rimasto di questa città violentata da decenni nella sua essenza primigenia. Trasformiamo quel poco di autentico che resta di Sanremo in un parco giochi, aperto a chiunque abbia da buttarci qualche monetina nel cappello. Il bosco non va ‘regolamentato’, va ‘lasciato in pace’, al più... va ‘protetto’. Grazie a chi, in consiglio comunale, ha dato parere negativo alla stupenda visione”.














