È il suo primo anno di produzione: il 2020 doveva segnare un punto di svolta per la propria attività. Una svolta arrivata grazie a tanti sacrifici personali ed economici, ma adesso per un giovane imprenditore imperiese tutti i sogni e la fatica si scontrano con l’ultimo Dpcm emanato dal premier Conte, che impone la chiusura per le attività di ristorazione alle 18.00, e quello atteso per domani che vede la Liguria come regione a rischio lockdown.
Ha solo 22 anni Matteo Passino, ma nonostante la giovane età era determinato nel proprio progetto e l’anno scorso, partecipando ad un bando europeo per il sostegno alle nuove imprese, è riuscito a tirare su un’azienda agricola che si occupa principalmente di allevamento e fornitura di lumache in tutta la Liguria. L’azienda si trova a Pogli, frazione di Ortovero nell’albenganese.
Diplomato come ragionare al 'Ruffini' di Imperia il 22enne ci spiega come una volta conseguita la maturità ha deciso di percorrere questa strada. “Volevo aprire azienda agricola perché da sempre ho avuto la passione per la natura- racconta; non mi vedevo a lavorare in ufficio e anche se nessuno in famiglia ha un’attività in questo settore, ho deciso di provarci”. Ed ecco che l’anno scorso si 'butta'in questa avventura che con il tempo e la determinazione è diventata una vera e propria azienda agricola.
Questo periodo avrebbe dovuto rappresentare l’ultimo step del suo lavoro e invece, i tanti ristoratori con cui aveva preso accordi, visto le ultime restrizioni, non hanno potuto più acquistare la merce. “Ho impiegato un anno intero- ci racconta- a creare questo allevamento; avevo preso alcuni accordi, ma alla fine tutti si sono tirati indietro e non vogliono fare investimenti. Comprendo le loro ragioni, visto che la sera sono chiusi, ma di fatto sono rimasto fregato. Mi sono messo davvero di impegno a creare il tutto. Un anno e mezzo per costruirlo e mandarlo in produzione e adesso per me è stata una ‘mazzata’ incredibile”.
Non è facile mettere in piedi un’attività del genere. L’impianto conta 14 recinti su 2.300 mq strutturati in terrazze ed è predisposto con pali tutti ricavati naturalmente dal bosco. Si tratta poi, di un allevamento a ciclo naturale per non 'stressare' l’animale e ciò comporta anche il massimo livello di qualità di chiocciole. Matteo ha ricreato perfettamente, in grandi recinti, il loro habitat costituito principalmente da piante a foglia larga, come bietola e cicoria. Successivamente ha proceduto a inserire i riproduttori e poi è passato alla cura della crescita della prole fino a quando la stessa non è diventata pronta alla vendita. Mesi e mesi di lavoro che adesso rischiano di svanire nel nulla. Ed è per questo che il giovane imprenditore green lancia un appello ai ristoratori della provincia di Imperia e Savona, ma non solo. “Capisco le difficoltà del momento, ma visto la crisi- dichiara- sarebbe giusto investire sui prodotti locali. Facciamo rete tra di noi e aiutiamoci supportandoci a vicenda”.
Per lui avviare l’allevamento di lumache non è stato semplice. Le lungaggini burocratiche, come spesso accade sono tante e quanto complicate e una volta ricevuto l’ok dall’Europa ha dovuto anticipare le somme per costruire poiché i fondi vengono erogati successivamente. “Questa situazione- continua- mi potrebbe portare anche ad avere dei debiti con l’Europa perché se non restituisco i fondi erogati, mi sanzionano chiedendomi indietro anche le somme ottenute sebbene ‘a fondo perduto’”. Per questo il 22enne chiede aiuto alle Istituzioni: un aiuto che non riguarda solo lui, ma l’intera categoria di attività segnate dagli effetti economici della pandemia da covid-19 e anche dall’ultimo Dpcm che, nonostante non li abbia riguardati direttamente, di fatto colpisce tutte le aziende collegate al mondo della ristorazione. “Alle Istituzioni chiedo- ci dice- di dare aiuti concreti e per aiuto concreto non intendo i 600 euro previsti durante il primo lockwdown. Qui stanno andando in fumo gli investimenti effettuati sui settori collegati all’agricoltura e si tratta di miliardi. Chi ha avuto un danno deve avere bonus e non ha senso che ciò sia erogato in base al fatturato dell’anno precedente. Io ho aperto quest’anno e quindi non avrei diritto a nulla. Non è giusto”.
Matteo Passino comunque non ha perso la voglia di andare avanti e anche se ha ricevuto molti 'no' dai ristoratori ha comunque deciso di rivolgersi anche ai privati, tramite i propri canali social, affinché possa comunque vendere il proprio prodotto. “Ai cittadini dico, conclude, di contattarmi se vogliono un prodotto garantito e di qualità. Anche loro possono sostenerci. Se privilegi le attività locali infatti, sostieni non solo le famiglie e le persone che ci sono dietro, ma l’economia di un intero territorio”.














