Finalmente la Provincia è tornata a occuparsi del biodigestore da costruire in località Colli, sulle alture di Taggia. Finalmente perché da troppi mesi l’attenzione si stava spostando sulle discariche con relative indagini ambientali e sanitarie: dov’era finito il progetto per il nuovo impianto di trattamento dei rifiuti urbani residui? Avevo già spiegato perché sono favorevole al biodigestore: sono convinto che sia indispensabile per “chiudere il ciclo” nell’ambito di una gestione della spazzatura al passo coi tempi.
Il consiglio provinciale ha approvato la delibera che riconosce l’interesse pubblico del progetto privato, proposto da Idroedil. Rimando all’articolo di Francesco Li Noce per gli sviluppi della discussione. A me preme considerare alcuni punti:
a) È vero, il progetto del biodigestore è stato calato dall’alto, senza la dovuta trasparenza che avrebbe permesso ai cittadini di farsi un’idea più chiara sull’argomento. Ancora oggi, sul sito della Provincia, non c’è un documento consultabile liberamente con le caratteristiche del futuro impianto.
b) È anche vero che il recupero energetico è al penultimo posto nella gerarchia europea dei rifiuti, davanti alle discariche e preceduto da prevenzione, riutilizzo e riciclo. Attenzione, però: il biodigestore non è un inceneritore, né produrrà combustibile solido secondario (CSS). Uno dei suoi scopi è digerire il materiale organico per ricavare compost di qualità e generare elettricità. Parliamo perciò di un recupero energetico pulito (il biogas è una fonte rinnovabile).
c) Importante poi specificare che il biogas, come emerso dal dibattito in consiglio provinciale, sarà utilizzato solo per l’autoconsumo elettrico dell’impianto. Il biogas eccedente sarà purificato in biometano per i trasporti o la distribuzione in rete, come prevedono i più recenti progressi tecnico-normativi (è in arrivo il decreto interministeriale che dovrebbe sbloccare la filiera italiana di questo combustibile verde).
d) È bene precisare il senso dell’affermazione “chiudere l’era delle discariche”. L’opzione discarica-zero non esiste, perché anche il migliore dei biodigestori possibili, abbinato alla raccolta differenziata “spinta”, lascerà sempre una piccola percentuale di scarti irrecuperabili. L’obiettivo del trattamento meccanico-biologico a freddo è separare il secco dall’umido dei rifiuti indifferenziati residui, restituendo biogas/biometano, compost, metalli, carta, plastica, vetro.
e) Ne consegue un punto che è essenziale ripetere: il biodigestore non è in contrasto con la raccolta differenziata e la strategia rifiuti zero, come spesso si vuole far credere, piuttosto è il suo logico completamento, perché orientato a ridurre al minimo gli scarti di materiali da conferire in discarica.
















