O cotto o crudo il fuoco l’hai avuto, mi diceva sempre il nonno (in realtà in dialetto, ma non saprei trascriverlo correttamente). Della serie, va bene meditare per un po’, ma trastullarsi troppo a lungo è inutile, a un certo punto una decisione va presa e se ne accetteranno le conseguenze.
Mi pare che quel proverbio riassuma perfettamente quello che è successo nell’ultimo consiglio provinciale, quando i sindaci dell’imperiese hanno discusso la pratica del biodigestore di Colli. Sull’impianto di trattamento dei rifiuti che dovrà sorgere sulle alture di Taggia è stato detto/scritto/pensato un po’ di tutto. Personalmente, come ho già avuto modo di spiegare da queste righe, sono convinto che il biodigestore sia indispensabile nell’ambito di una strategia moderna - chiamiamola pure di “rifiuti zero” - volta a incrementare la raccolta differenziata e ridurre la spazzatura che finisce in discarica. Rileggi Insider: Tutta la verità, o quasi, sul biodigestore
Quindi non comprendo bene perché il primo cittadino di Taggia, Vincenzo Genduso, che è sempre stato favorevole alla pratica, abbia poi presentato una mozione chiedendo di non riconoscere l’interesse pubblico della progettazione privata. In soldoni, Genduso vorrebbe abbandonare la strada del project-financing con l’impegno tecnologico e finanziario della società Idroedil, affidando invece alla Provincia il compito di progettare e poi anche gestire il biodigestore. Insomma una nuova via interamente pubblica. Vale la pena ricordare che il project financing è menzionato espressamente nella stessa convenzione firmata nel 2010 tra il Comune di Taggia e la Provincia, riguardo al futuro impianto.
Ora, possiamo discettare finché vogliamo se sia preferibile un biodigestore pubblico piuttosto che privato, se il progetto Idroedil sia migliorabile o meno e in quali punti; in effetti, è da anni che si dibatte su questi argomenti. Tuttavia, o cotto o crudo il fuoco l’avete avuto, cari amministratori, ora è il momento di agire. Prevedibilmente, il consiglio ha respinto la mozione.
Avremo un impianto imperfetto? Può darsi (speriamo di no). Il privato lucrerà più del dovuto? Può darsi (speriamo di no). L’unica cosa certa è che per evitare lo sbancamento di un lotto 7 il nostro territorio ha bisogno di due cose: 1) sistemi di raccolta differenziata efficaci in tutte le città e 2) un impianto in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti grazie al trattamento dell’organico e dei diversi materiali raccolti. Ridiscutere da capo la progettazione del biodigestore sarebbe un po’ come svuotarsi un bidone della rumenta in casa.







