Dopo Imperia, Diano Marina, San Bartolomeo, Dolceacqua e altri comuni dell’imperiese anche il Comune di Ventimiglia, sulla scia del sentimento popolare, ha emesso un’ordinanza per vietare l’uso dei ‘botti di Capodanno’, un argomento che ha fatto molto discutere in questi giorni. Le motivazioni addotte dalle ordinanze che si sono susseguite nelle diverse città sono pressoché identiche: il pericolo per l’incolumità delle persone, per i danni al patrimonio pubblico e per gli spaventi e le lesioni che possono arrecare agli animali, soprattutto alla luce di scorsi ed insani episodi che hanno visto proprio protagonisti cani e gatti presi di mira dall’idiozia di alcuni minori.
Vicende che denuncia anche lo stesso Enrico Lorenzi, proprietario dell’armeria conosciuta ai ventimigliesi come ‘lo Spincia’, ma che ritiene sanzionabili e perseguibili anche senza necessariamente emettere un’ordinanza che vieta in modo perentorio l’uso di ogni tipo di fuochi d’artificio su tutto il territorio comunale.
“Comprendo benissimo quali sono le preoccupazioni – ha spiegato a Sanremonews Lorenzi – sono padre di due bambini di 12 e 9 anni e sono anche il proprietario di un adorabile Breton di nome Bill. Ma ritengo illegittima un’ordinanza che disponga una limitazione che risulta essere una compressione dei diritti del cittadino”.
Il titolare dell’armeria ha chiesto un appuntamento al primo cittadino ma non potendo ottenere udienza prima di due settimane ha deciso di scrivergli una lettera: “La licenza di cui sono titolare prevede la possibilità di porre in libera vendita tutti quei fuochi d’artificio che la normativa europea consente e ritengo che non costituisca fonte di pericolo salutare l’arrivo del nuovo anno facendo scoppiare qualche botto in tutta sicurezza. Io stesso con i miei figli pratico questa usanza che ha radici lontanissime e che costituisce un modo di aggregazione e festeggiamento”.
“Io però capisco le preoccupazioni di un’Amministrazione – ha continuato il commerciante – e infatti nulla sarebbe stato se a tempo debito il Sindaco avesse anticipato tale provvedimento. Avrei potuto rinunciare all’ordine di tali prodotti che invece ho acquistato lo scorso marzo disponendoli poi in un deposito che rispetta le disposizioni vigenti in materia”.
“Oggi – conclude la lettera – in un anno che, definire critico per il commercio è puro eufemismo, mi ritrovo con un magazzino fornito di fuochi d’artificio assolutamente legali garantiti ma che nessuno certamente vorrà acquistare alla luce dell’ordinanza. La invito pertanto (al Sindaco ndr) a ripensare sull’opportunità di tale provvedimento e Le auguro comunque di tutto cuore un Sereno Natale”.
A livello nazionale nel frattempo l’Associazione Nazionale Imprese Spettacoli Pirotecnici per contrastare il dilagare di queste azioni proibizionistiche ha dato incarico all’avvocato Mariani dello studio legale Fiorentini (Roma) di richiedere un intervento urgente a tutti i Prefetti d'Italia affinché al fenomeno sia posto un freno decisivo. All'interno di tale intervento si legge che: “L'arbitraria sovrapposizione di prescrizioni amministrative a norme statali viola il principio generale di legalità sostanziale […] e determina una ricaduta inevitabile sulle libertà individuali garantite costituzionalmente […] nonché la libertà di iniziativa economica privata. Più che divieti assoluti, che contribuiscono ad alimentare tendenze illegali come l'acquisto di fuochi senza etichettatura o non marcati CE, si dovrebbe fare molta più informazione ed educazione, e contrastare l'uso improprio dei fuochi”.















