Nettamente riuscita l'assemblea pubblica promossa dai gruppi d'opposizione sul tema del Parco Roja e della svendita dei beni Civitas. Qui di seguito l'intervento di Carlo Iachino, Presidente e Consigliere Comunale di "Progetto Ventimiglia": "Comincio col ringraziare il pubblico presente ad un incontro che in realtà avrebbe dovuto svolgersi già il 18 ottobre, data per la quale avevamo chiesto al Sindaco e con adeguato anticipo questa sala, ricevendo però inspiegabilmente risposta solo pochi giorni prima ed essendo dunque costretti a rimandarlo ad oggi. Quest'incontro nasce da una comune denuncia che come opposizione facciamo del metodo seguito sinora dalla maggioranza nel trattare le vicende di Parco Roja e liquidazione Civitas: molto probabilmente nel merito sentirete proposte diverse fra loro, ed è normale, dato che l'opposizione non è politicamente omogenea, ogni gruppo fa un po' storia a sé. Ma siamo tutti fermamente convinti nel condannare l'atteggiamento assolutamente oligarchico ed antidemocratico tenuto da Giunta e Regione, che stanno gestendo questi importanti pezzi di patrimonio pubblico come una proprietà privata".
"Ed è solo a seguito della nostra volontà di confrontarci e di dare la parola ai cittadini che il Sindaco ha pensato di convocare i commercianti per la giornata di lunedì scorso. - aggiunge Iachino - Peraltro riducendo il tema ad una questione "corporativa", cioè di una sola categoria, e non cittadina, dato il più generale impatto economico ed urbanistico del programma. La prima domanda che molti ventimigliesi si sono posti è: perché tutta questa fretta di Commissari, Ferrovie e Regione di firmare un accordo a soli sei giorni dalle elezioni del nuovo Consiglio Comunale? Chi era a conoscenza di quanto si stava preparando? E perché non ne ha sentito il bisogno di riferirlo agli elettori? E perché porre in liquidazione Civitas senza preoccuparsi di cosa ne sarà dei suoi beni?"
"Tanto per cominciare dunque, come Progetto Ventimiglia, rifiutiamo di lasciarci mettere di fronte al fatto compiuto e di limitarci ad una mera ratifica di un accordo e di una scelta commissariale a cui la città non è minimamente stata chiamata a partecipare. E naturalmente date le premesse di metodo non possiamo che interrogarci sul merito. Si dà quasi per scontata la destinazione essenzialmente commerciale del Parco Roja. Ma si è fatta una ricerca sugli esiti avuti da scelte analoghe altrove, e penso a Serravalle e Mondovì innanzitutto? Quale impatto l'"outlet" ha avuto sul commercio cittadino? Quale impatto ha avuto in termini occupazionali, e cioè non solo quanti posti di lavoro si sono prodotti, ma anche a quali condizioni, con quale salario medio, e quanti se ne sono persi nel commercio diciamo così "tradizionale"? Come funziona un outlet? In concessione di vendita, cioè "franchising", dove piccoli commercianti assumono la gestione di grandi marche? Oppure sono le grandi marche stesse a gestire direttamente i negozi? O ancora è la società di gestione del complesso che vende per conto delle stesse grandi marche e trattiene per sé una percentuale dell'incasso come retribuzione per la gestione del centro commerciale?"
"La differenza non è da poco a ben vedere: - risponde Iachino - nel primo caso la ricchezza prodotta è redistribuita in una rete di piccole imprese e resta sul territorio, nei secondi due (gestione diretta dei grandi gruppi) si concentra in poche mani e forse finisce alle Isole Cayman dove spesso questi gruppi hanno sede (ma fosse anche solo Roma o Milano poco cambia a quel punto). Non mi pare che la Giunta si sia posta queste domande. E ancora: chi ha detto che non vi sia un concreto interesse all'utilizzo industriale dell'area? Perché non esiste mica solo la Mecaplast di Monaco! La recente assemblea provinciale di Confindustria ha lasciato intuire una potenzialità in tal senso. E se provassimo ad allargare l'orizzonte? A Carros, piccolo centro industriale a ponente di Nizza ogni anno si organizzano incontri per cercare investitori di altre regioni francesi interessati ad espandersi nel sud del Paese; nonostante la crisi vi sono molte imprese del Nord Italia che se la stanno cavando egregiamente e cercano nuovi siti spesso in Germania e proprio in Francia per penetrare quei mercati".
"Si sono contattate associazioni di categoria e camere di commercio in Francia e Nord Italia proponendo le potenzialità di un sito logisticamente perfetto nella sua posizione di ponte fra due aree assai interessanti economicamente? Non mi pare. Così come non si è minimamente presa in considerazione l'ipotesi di un utilizzo ricreativo dell'area (un luna park, una sala concerti, un bowling o piste di pattinaggio, insomma un centro divertimenti che in tutta la regione transfrontaliera tra Sanremo e Monaco manca). Viene dunque di pensare che questa ossessione per la grande distribuzione sia in non piccola misura ideologica. Perché non è certo un mistero che i Democratici di Sinistra prima e il Partito Democratico poi abbiano sposato quella visione del tutto thatcheriana secondo cui, nella ridefinzione globale dell'economia, agricoltura e industria spettino ai cosiddetti "Paesi emergenti", mentre al cosidetto "Occidente" spettino i servizi e dunque con particolare riferimento al commercio; e ancora, che per reggere la competizione globale siano necessarie imprese di grandi o grandissime dimensioni".
"E' una visione legittima e non priva di una sua logica. A ben vedere però, c'è il concreto rischio che per quanto involontariamente e in buona fede, gli amministratori locali ci facciano la figura degli ottusi funzionari di partito, cioè dei bravi soldatini che eseguono le direttive di Genova o di Roma senza troppo preoccuparsi delle concrete esigenze del territorio che sono chiamati a governare; un territorio dove il commercio già c'è, in città, e che perciò avrebbe semmai bisogno di diversificare la propria struttura produttiva, per evitare che, aggiungendo a commercio altro commercio, finisca col rassomigliare a quei Paesi dove si producono solo banane, o caffè o cacao e che puntualmente finiscono in malora per la grave fragilità del loro sistema economico. E penso inoltre che dovremmo liberarci psicologicamente di un certo "gigantismo", dei "totem" da cui attenderci la risoluzione di tutti i nostri problemi e in un colpo solo: ieri il porto, oggi l'"outlet". Forse dovremmo cominciare a pensare che prima ancora di singole mega opere faraoniche forse Ventimiglia necessita innanzitutto di intereventi medi e piccoli diffusi: dei parcheggi, la cura delle frazioni, del centro storico, eventi culturali di livello, attività insomma più facilmente gestibili e tali da rendere la città più accogliente e funzionale. Ma questo è un altro discorso che affronteremo un'altra volta. Un discorso che però si riallaccia al tema di Civitas".
"Innanzitutto è opportuno rilevare che giudiziariamente, ad oggi, è smentita quella tesi che voleva Civitas quale strumento di collegamento tra la precedente amministrazione e la criminalità organizzata. E' per contro del tutto legittimo porsi domande sulla concreta utilità di una società partecipata in un comune in fondo piccolo come il nostro. Ciò che però come Progetto Ventimiglia non siamo disposti a tollerare è l'assoluta mancanza di trasparenza nella gestione dell'attuale fase liquidatoria. Un'opacità che a ben vedere viene da lontano. - prosegue Iachino - Il Partito Democratico non fu pregiudizialmente contrario a Civitas: in occasione della sua costituzione in Consiglio Comunale si astenne. Le ostilità cominciarono appena una frazione di secondo dopo che la direzione nazionale del partito aveva lanciato l'offensiva contro le municipalizzate. E, me lo si lasci dire, appena due frazioni di secondo dopo che l'offensiva l'aveva lanciata Confindustria, che nelle municipalizzate ha sempre visto un concorrente scomodo e che ha sempre trovato nel Pd un alleato (stavo per dire un servitore) fedele e leale. Ma, anche qui, è facile scorgere nel Sindaco lo zelante funzionario di partito".
"Chiediamoci dunque se al di là di ogni strategia politica nazionale è nell'interesse di Ventimiglia dismettere questa società, e in special modo il suo patrimonio immobiliare. Giorni fa il Comune ha spostato degli uffici presso l'ex-Tribunale risparmiando svariate migliaia di euro di affitto dei locali che prima occupava. Benissimo! Non è possibile ipotizzare un simile utilizzo di edifici oggi di Civitas? Giorni fa alcune famiglie di ventimigliesi hanno urlato il proprio disagio abitativo davanti la chiesa di Sant'Agostino. Malissimo! E' possibile ipotizzare un uso residenziale di tali edifici per famiglie in difficoltà? Giorni fa il Ministero dell'Agricoltura, la Regione Piemonte e il Comune di Torino (tutti targati Pd!) hanno siglato un accordo per l'utilizzo di terreni pubblici da parte di giovani agricoltori. Benissimo! E' così arduo ipotizzare una sorte analoga per i terreni Civitas, tanto più che quasi in contemporanea l'assessore all'agricoltura della Regione Liguria (Pd pure lui) annunciava finanziamenti e sostegno alle imprese del settore? E perché non ipotizzare una società a diffusa partecipazione popolare che compri beni Civitas mantenendone così il carattere essensialmente pubblico? Sono solo alcuni esempi".
Ma come vedete tutti decisamente più convincenti della svendita che si annuncia e per di più a trattativa privata, nel vero senso del termine: privata, anzi privatissima, visto che se ne sa assai poco. E' evidente, in conclusione, che metodo e merito sin qui perseguiti dalla maggioranza siano del tutto sballati. Chiediamo un Consiglio Comunale aperto. - chiosa Iachino - E chiediamo che sino ad allora il Comune non intraprenda altre iniziative, che sarebbero più il risultato di decisioni prese in segrete stanze che non di una volontà formatasi in maniera trasparente e democratica".
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