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Eventi | 21 luglio 2012, 07:14

A Carpasio vacanza fa rima con formazione e spirito di avventura con il 'Museo della Lavanda'

Il 'Museo della lavanda', l’unico d’Italia a 780 m sul livello del mare a soli venti chilometri dalle assolate spiagge di Arma di Taggia, ha avuto un boom di visitatori.

A Carpasio vacanza fa rima con formazione e spirito di avventura con il 'Museo della Lavanda'

In questa estate afosa. Di caldo soffocante. Di altalena dello spred. Carpasio punta sulla vacanza fresca e formativa. Oltre che profumata. Il 'Museo della lavanda', l’unico d’Italia a 780 m sul livello del mare a soli venti chilometri dalle assolate spiagge di Arma di Taggia, ha avuto un boom di visitatori. E anche si fa per dire di “studenti”. Ieri si è concluso il primo stage ed il giovane sindaco Valeria Verda fa il primo bilancio. “Sono davvero soddisfatto che il progetto museo della lavanda sia partito bene – dice – Abbiamo fatto l’inaugurazione il 7 luglio e abbiamo gia 12 bambini che fino ad oggi hanno frequentato i corsi giornalieri al museo e altri se ne aggiungeranno nei prossimi giorni. Molte persone dalla costa e dal basso Piemonte vengono a visitare il museo restandone colpiti ed affascinati”.

Al primo piano del museo ricavato nell’ex asilo delle suore, chiuso dal 1968, ci sono tre aule. Sono la parte viva del museo. Qui le “maestre” Ombretta e Michela tengono corsi di cucina con le erbe, distillazione di liquori naturali, pittura su stoffa e decoupage, produzione artigianale di candele, carta e sapone. Gli allievi sono stati fino ad oggi bambini dai 4 ai 12 anni. Ma i corsi sono aperti anche agli adulti, fino ai “novanta” anni come dice il depliant del Museo della lavanda (www.museodellalavanda.it).

Il costo di ogni corso, della durata di una settimana, è di cento euro.”Se si pensa che include il pranzo giornaliero  al ristorante – dice Ombretta Venturi - non è, anche in tempi di crisi, una gran cifra” Inoltre c’è da considerare il valore aggiunto di un ritorno alla natura e all’aria fina e fresca che Carpasio non nega a nessuno. Per i bambini in più c’è il senso della scoperta e dell’avventura. “ In questi giorni hanno imparato a fare la carta, ad essiccare le erbe, a trarre dalle stesse liquori e gustose salse – continua Ombretta – Ma abbiamo anche solleticato il loro naturale bisogno di avventura. Un giorno li abbiamo portati a visitare le caprette di una nonna locale che li ha accolti con una crostata fatta con la sua marmellata. Nella giornata finale abbiamo fatto un pic nic come una volta. Ogni bambino aveva il suo fagottino legato al bastone con il suo mangiare. Come i personaggi delle fiabe. Poi tutti insieme sui prati della Madonna di Ciazzema, sopra Carpasio, abbiamo consumato il pasto su una tovaglia a quadri adagiata sull’erba”.

E sull’erba non sono rimasti rifiuti. “Eh già – sottolinea Ombretta – perché con noi c’era un amico immaginario Mister Planet che sgrida chi non rispetta la natura e non fa il riciclo”. Qualcuno alla fine del corso ha pianto. Non voleva lasciare il museo della lavanda, vera scuola di vita senza essere scuola. Ombretta e Michela hanno tirato un bel respiro di sollievo: il primo stage è ormai concluso ed è andato bene. Per loro la paga più importante, costituita da quell’intima soddisfazione che ha chi riesce ad insegnare veramente qualcosa, facendo ogni giorno una scoperta con gli 'allievi'. “Quello che mi ha colpito di più è vedere che i bambini veramente non conoscono i giochi semplici dei nostri tempi. Il tiro alla fune, la corsa dei sacchi, palla prigioniera ed anche marcondirodiròndello – riassume Ombretta -  non sapevano cosa fossero ma la giornata del pic nic glieli ha rivelati e si sono divertiti tantissimo”. Fortunati quei bambini. Non sanno nemmeno della guerra dello spred, seppellita dalle loro risate e grida allegre che hanno ridato vita a Carpasio. E lunedì si ricomincia.

Carlo Michero

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