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AL DIRETTORE | 29 ottobre 2011, 08:21

Sanremo: nell'occasione del trentennale della morte di Quinto Mansuino, Andrea Gandolfo ci racconta la sua storia

Sanremo: nell'occasione del trentennale della morte di Quinto Mansuino, Andrea Gandolfo ci racconta la sua storia

Egregio Signor Direttore, in occasione del 30° anniversario della scomparsa del noto fotografo, ibridatore e floricoltore sanremese Quinto Mansuino, ricorso nel giugno scorso, vorrei ricordare questa importante figura locale con un suo breve profilo. Eccolo:

Quinto Mansuino nacque a Sanremo il 27 agosto 1889 da Domenico e da Maria Alborno, originaria di Verezzo. Ad otto anni, insieme al fratello Augusto, tentò i primi incroci sul pisello odoroso e sulle rose per soddisfare la propria curiosità. Nel 1910 entrò a far parte di una società cinematografica. Nel corso del primo conflitto mondiale partecipò alle operazioni belliche come fotografo, proseguendo poi tale attività anche nel dopoguerra presso lo studio paterno in collaborazione con il fratello Arturo. Dal 1919 al 1922 abbinò allo studio fotografico l’attività di sperimentatore di nuove varietà floreali nella piccola proprietà paterna di Capo Verde, dove coltivava garofani rifiorenti e, per sopperire alle spese del lavoro di ricerca, produceva fiori recisi. Il denaro guadagnato al mercato dei fiori di Sanremo era inoltre da lui utilizzato allo scopo di finanziare la sua passione per la ricerca. Nel 1925 conobbe Domenico Aicardi, con cui strinse un rapporto di fraterna amicizia, e dal quale fu incitato a continuare l’attività di ibridatore. Nel 1932 iniziò a lavorare sulle rose, cercando costantemente di migliorarne la qualità tramite la creazione di varietà sempre più belle come la Red Flare e l’Aida, che diedero poi origine alla cosiddetta “razza mansuiniana”, una delle varietà di rosa più pregiate del mercato floricolo internazionale.

Il suo lavoro fu però bruscamente interrotto dall’occupazione della sua azienda da parte delle truppe tedesche nel 1944 durante l’ultima guerra, quando andarono distrutte oltre 8.000 piante di varietà inedite. Dopo la fine del conflitto riprese il lavoro di ibridatore creando nuove varietà di rose, quali la Generosa, la Nuova Epoca, la Bianca Neve, la Letizia Bianca, la Letizia Rosa, la Purezza (medaglia d’oro a Roma nel 1960), la Super Candy, lo Zecchino, la Coppa (“Corona di Teodolinda” a Monza per la rosa profumata), la Frine, l’Alba, la Miss Italia e la Superba (medaglia d’oro a Monza nel 1970). Creò inoltre le varietà di garofano Mediterraneo (insieme a Domenico Aicardi e frutto di anni di selezione), Fede, Rossini, Duca, Sole Mio, Sanremo e Supersole (vincitore del “Garofano d’Oro”). Morì a Sanremo l’11 giugno 1981. Il 13 ottobre 1969 era stato insignito del titolo di “Cittadino benemerito” con la seguente motivazione: «Innovatore geniale dell’arte dell’ibridazione dei fiori, ha benemeritato della floricoltura ligure».

redazione

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