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Eventi | 16 febbraio 2015, 07:11

Imperia: la giornata del ricordo di martedì scorso organizzata dall'associazione 'Venezia Giulia'

“Per troppo tempo le sofferenze patite dagli Italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra Storia“.

Imperia: la giornata del ricordo di martedì scorso organizzata dall'associazione 'Venezia Giulia'

Il cosiddetto Trattato di pace di Parigi, siglato il 10 febbraio 1947, chiedeva all’Italia di 'restituire' alla Jugoslavia l’Istria, con le città di Fiume e Zara e le isole di Cherso e Lussino [ 836.129 abitanti censiti]. Nonché prevedeva il diritto da parte jugoslava di requisire tutti i beni dei cittadini italiani.

Il 31 luglio il testo del trattato fu presentato all’Assemblea Costituente, che doveva decidere se ratificarlo o meno:  alla fine venne approvato, con ben 262 voti per la ratifica su 410 presenti, contro 68 no, ed 80 astenuti. Votarono contro Benedetto Croce Storico e Vittorio Emanuele Orlando che in un lungo ed articolato intervento così tra l’altro si espresse… Trieste.. Pola e Fiume e Zara: “Nomi di città che ricapitolano tutte le ansie e tutte le speranze, tutti i dolori e tutte le gioie della storia d'Italia dal 1860 al 1919, redente dal sangue di seicentomila caduti, fiore della giovinezza italiana; città, che danno al mondo la lezione eroica di un plebiscito in cui il voto è espresso col sacrificio supremo dell'abbandono in massa della propria terra e di ogni cosa diletta più caramente; la feroce amputazione di questa Venezia Giulia, che da secoli difende la sua italianità contro tutte le invasioni di tutti i barbari calati in Italia in tutti i tempi, onde, fucinata in queste prove, è quella, fra tutte le altre Regioni, dove l'italianità è più profonda, più intima, più pura".

59 anni dopo quella drammatica giornata, nel 2004 lo Stato Italiano con la legge 92 ha riconosciuto il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli Istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, e della più complessa vicenda del confine orientale. Riconoscimento storico della  difesa del “ retaggio cultuale, storico e sociale “ incarnato  dalle centinaia di migliaia di profughi delle nostre terre d’origine, ma, cosa ancora più importante, della difesa del diritto alla nostra italianità, contro violenze e decisioni inique assunte  ai danni di un’intera popolazione.

Indubbiamente, quella legge è stata frutto del lungo processo di riconciliazione sviluppatosi in Italia, grazie anche alle autorevoli sollecitudini dei nostri Capi di Stato: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi disse, nel febbraio del 2000, visitando quei luoghi di dolore: Deve cadere ogni sentimento di rancore e di odio, dobbiamo onorare insieme i nostri morti, dobbiamo insieme pensare al futuro dei nostri popoli.

E nelle successive cerimonie di celebrazione del "Giorno del Ricordo" al Quirinale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parlò di un "moto di odio e di furia sanguinaria e di un disegno annessionistico slavo che prevalse nel Trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica".

"Quel che si può dire di certo è che si consumò - nel modo più evidente con la disumana ferocia delle foibe - una delle barbarie del secolo scorso. Perché nel Novecento - l'ho ricordato proprio qui in altra, storica e pesante ricorrenza (il "Giorno della Shoah") - si intrecciarono in Europa cultura e barbarie".

Purtroppo, recenti sanguinosi avvenimenti ci stanno drammaticamente dichiarando che l’emergenza non è finita: dalla storia si vuole ritornare alla ideologia, con la negazione del diritto e della memoria storica, con la ricusazione della riconciliazione. Stiamo vivendo una stagione di cambiamenti epocali, con nuove forme di convivenza, e  nuovi mercati economici, oltre che politici. Quindi è più che mai necessario che questi cambiamenti siano improntati da trasparenza, onestà intellettuale, adesione ai valori civili del diritto.

La tragedia dei giuliano-dalmati è tragedia attualissima per altre popolazioni, in cui ritroviamo indifferenza di fronte a nuovi esodi, a nuove stragi ed atti sanguinosi contro popolazioni inermi. Comparabili appaiono l'opportunismo e lo spirito di convenienza che fanno voltare la faccia, salvo ritrovarsi una volta all’anno a fare memoria di atrocità trascorse, in un mea-culpa che sembra volere esorcizzare e fare dimenticare il male presente, e le attuali responsabilità che ognuno di noi ha per il meccanismo di degradazione della etica sociale che, se non contrastato, apporterà col tempo conseguenze nefaste sulla capacità di un popolo di rimanere civile. -  Per questo è opportuno citare l’invito che la Ministra per l’Istruzione Giannini ha rivolto ai nostri giovani a “ valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate - in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica - e a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero, nella piena consapevolezza e nel ricordo permanente di tragici fatti storici, al fine di ricordarne le vittime e riflettere sui valori fondanti la nostra Costituzione “.

Ed analogamente abbiamo preso atto delle autorevoli parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che oggi in Montecitorio ha ricordato come “Per troppo tempo le sofferenze patite dagli Italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra Storia“.

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