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EVENTI | lunedì 07 aprile 2014, 11:21

Apertura in grande stile sabato scorso, per L'albero in prosa 2014 e pubblico delle grandissime occasioni

Lo spettacolo è stato preceduto, nel pomeriggio alle 17, da una affascinante conversazione con Giulio Casale (Scanzi era ancora in viaggio) nella sede del Teatro del Banchéro a Taggia.

Apertura in grande stile sabato scorso, per L'albero in prosa 2014 e pubblico delle grandissime occasioni

Apertura in grande stile sabato scorso, per L'albero in prosa 2014 e pubblico delle grandissime occasioni con arrivi anche da Genova e dalla provincia di Savona, per ammirare Giulio Casale, attore e cantautore e Andrea Scanzi, giornalista e scrittore dalla vasta fama mediatica, impegnati ne Le Cattive Strade, spettacolo di cui sono co-autori e protagonisti. Novanta minuti serratissimi durante i quali rievocano la carriera e i passaggi biografici più controversi di Fabrizio de André. Lo spettacolo è stato preceduto, nel pomeriggio alle 17, da una affascinante conversazione con Giulio Casale (Scanzi era ancora in viaggio) nella sede del Teatro del Banchéro a Taggia, che ha costituito una magnifica opportunità  per approfondire la conoscenza di questo artista dalla ricca carriera, colma di occasioni e di incontri straordinari; uno per tutti, una lunghissima consuetudine e amicizia con Fernanda Pivano che ha nutrito Casale di racconti ed esperienze di primissima qualità e che poi hanno alimentato lo spettacolo Canzone per Nanda (2009), basato sui  Diari 1917 - 1973 della stessa Pivano, con la regia di Gabriele Vacis. Dai suoi inizi, giovanissimo, con il gruppo rock degli Estra (con cui ha ripreso proprio ora la collaborazione a dieci anni dall'ultimo concerto) la carriera di Casale si dipana fra le esperienze di scrittura (poesie e narrazione) e le performance musicali e teatrali nella forma del teatro - canzone di matrice gaberiana. A Gaber Giulio Casale ha dedicato, tra l'altro, un libro e la ripresa dello spettacolo Polli d'allevamento che il Teatro dell'Albero ha ospitato nella stagione di prosa del 2007.

La sera, in un teatro affollatissimo al limite della capienza, Andrea Scanzi ci ha offerto la sua lettura di De André a partire dagli esordi, e preceduto da alcuni frammenti musicali registrati. Dal primo dilemma di Fabrizio  - sarò un poeta o un cretino? Meglio cantautore... -  ripercorriamo i suoi primi album, senza dimenticare le fonti a cui si è abbeverato il giovane musicista, ancora incerto sulla strada da intraprendere: Brassens, Villon ma anche quell'altro gigante, Luigi Tenco, che Fabrizio ammira e un po' invidia perché sa trattare molto meglio di lui tutti i temi che  interessano a De André.  La prima canzone live è una personalissima versione di Geordie  che chiarisce subito cos'è De André secondo Giulio Casale; nulla di più lontano da una cover, ma piuttosto l'interiorizzazione di quella musica, restituita dalla sensibilità di Casale,  un grandissimo protagonista dell'artigianato musicale (la definizione è sua) degli ultimi trent'anni (Club Tenco, se ci sei batti un colpo!).

Sul filo della narrazione, passiamo in mezzo a schiere di derelitti, che sono i destinatari  ultimi della pietas di Fabrizio e attraversiamo i camposanti di Tutti morimmo a stento e di Spoon River ( Non al denaro, non all'amore né al cielo) trascinati dall'anima rock di Casale che offre una versione ricca di pathos del Suonatore Jones, quasi un ritratto autobiografico di Casale stesso ("E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare,  suonare ti tocca  per tutta la vita  e ti piace lasciarti ascoltare") che ci aveva raccontato nel pomeriggio come Fernanda Pivano, durante i loro incontri,  lo usasse alla stregua di un immenso jukebox dal momento che Giulio le sa veramente tutte, dai grandi cantautori italiani, ai francesi, agli americani, dagli anni '50 in poi.

Andrea Scanzi racconta con scioltezza e senza enfasi, ma con grande emozione, i passaggi della carriera e della vita privata del cantautore genovese: dalla contestazione del 1968, alla crisi delle esibizioni dal vivo, l'alcol per farsi coraggio, le sue unioni sentimentali, le collaborazioni e sperimentazioni negli anni Settanta e oltre, mettendo in luce come il successo di De André sia dovuto in buona parte ai collaboratori, musicisti, autori, co-autori che condividono la strada con lui: De Gregori ("De André è un grande organizzatore del lavoro altrui"), la PFM,  Nicola Piovani, Massimo Bubola, Mauro Pagani, Ivano Fossati e molti altri. Sapevate che delle 87 canzoni di De André depositate alla siae, solo  8 sono state interamente scritte da lui, musica e parole? Gli anni Ottanta e Novanta segnano una rivoluzione definitiva nel linguaggio e nell'impasto musicale di Fabrizio, che sovrappone il dialetto genovese (ma anche il sardo e il napoletano) a sonorità etniche che abbracciano tutto il bacino del Mediterraneo; sono gli anni che vanno da  Crêuza de mä ad Anime salve, album estremo che contiene la somma del pensiero di Fabrizio De André, il suo testamento definitivo (Smisurata preghiera) che è un atto d'amore per le minoranze, «per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione». Nel frattempo Casale ci consegna versioni indimenticabili di Canzone del maggio, verranno a chiederti del nostro amore, Fiume Sand Creek, Se ti tagliassero a pezzetti, mentre Sidun ci giunge dalla voce viva di De André.

Chiusura con Preghiera in gennaio, com'è giusto, estremo omaggio all'amico Luigi Tenco e all'arte di Giulio Casale che riporta un successo personale clamoroso, con gli applausi del pubblico che non finiscono più. Costretti al bis, il pubblico reclama a gran voce Casale mentre Scanzi propone in alternativa un dibattito di quattro ore sul tema: cosa abbiamo fatto di male per meritarci da vent'anni la Santanché e Gasparri? Delirio di applausi per i due artisti, da parte della comunità teatrale convenuta (ma innumerevoli  richieste sono state giocoforza respinte), che si è ritrovata - spettacolo nello spettacolo -  piena di curiosità e di desiderio, dopo lunghi mesi di astinenza teatrale, quasi fosse il raduno di una grande famiglia, come ha sottolineato il sindaco di San Lorenzo al Mare, Marina Avegno; e anche questo, diciamo noi, è la forza del teatro.

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