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Politica | 12 maggio 2026, 15:00

"Il minuto dopo è già passato": a distanza di un anno dalla riapertura, sulla vecchia canna del Tenda tutto tace

A dirlo il fondatore del gruppo Facebook Colle di Tenda, che ricorda la promessa fatta da Cirio in occasione di un sopralluogo: "Un minuto dopo l'apertura del nuovo tunnel, la nostra attenzione si sposterà qualche metro più in là"

La riapertura del Tenda ormai undici mesi fa ha risollevato l'economia e quindi l'umore di Limone Piemonte e dell'intera Valle Vermenagna, con ricadute positive fino a Cuneo. Positive quanto sono state negative le conseguenze della chiusura del traforo per quasi cinque anni.  Ma è acqua passata. Il tunnel ora è aperto, anche se in modalità più che parziale e sempre a senso unico alternato, nonostante l'enorme costo dell'opera.  Temi già più e più volte affrontati. Ora si deve guardare al futuro. Sperando che sia prossimo e non all'italiana, con tempi biblici per realizzare qualunque infrastruttura. L'Asti-Cuneo ne è un esempio lampante.  Il futuro del Tenda significa la vecchia canna, da rendere nuova. Perché, come ricorda Marcello Bevilacqua, fondatore del seguitissimo gruppo Facebook Colle di Tenda, "il minuto dopo è già passato". 

Una frase che replica a quanto dichiarò il presidente della Regione Alberto Cirio il 15 maggio, in occasione dell'ultimo sopralluogo pre-apertura, alla presenza dei giornalisti. ​LEGGI QUI, "Un minuto dopo l'apertura del nuovo tunnel, la nostra attenzione si sposterà qualche metro più in là".

AL MINUTO 2 CIRCA LA DICHIARAZIONE DI CIRIO 

Certo, ad onor del vero Cirio è anche colui che in ogni suo intervento rimarca come l'Italia sia un Paese complicato. Lo fece anche in quella occasione. Qualunque cronoprogramma si faccia, ci sarà sempre un ostacolo, un cavillo, un'associazione che fa ricorso, un motivo per mettersi di traverso. La variante di Demonte, per restare in zona, ce lo ha insegnato meglio di qualunque altra cosa.  Comunque sia, da qualunque parte la si voglia guardare, su quel "qualche metro più in là" è calato un silenzio assordante. Così scrive Bevilacqua nel suo intervento: ​"Siamo ancora in attesa del completamento dei tornanti, con la speranza (l’ennesima) di vederli pronti per la stagione invernale 2026. Inoltre, della vecchia galleria, ovvero la chiave per avere finalmente un collegamento degno di questo nome, non si sa più nulla. Ed ecco che, pubblicamente, pone alcune domande che sono chiaramente rivolte alla Regione in quanto interlocutore di Anas e del Ministero presieduto da Salvini, presente all'inaugurazione di fine giugno 2025. 

Le domande che le popolazioni della Val Vermenagna e della Val Roya pongono alle istituzioni (di ogni colore):
- I fondi ci sono? Esiste la reale volontà politica, da parte di Italia e Francia, di finanziare e far partire il recupero della vecchia canna, o il progetto è finito in un cassetto?
- Perché non si è agito in parallelo? Perché i lavori sulla vecchia galleria non sono iniziati in concomitanza con l'ultimazione dei tornanti? Avremmo potuto ottimizzare i tempi del cantiere anziché condannare il territorio a un'agonia infinita.
- L'opzione doppio senso è percorribile? Una volta terminati i tornanti, è tecnicamente possibile attivare il doppio senso di marcia nel tunnel nuovo, come suggerito dallo studio del Politecnico di Torino, per eliminare l'incubo dei semafori?

​Questa non è una critica a una singola bandiera, ma una denuncia verso dieci anni di gestione frammentata. Governi e amministrazioni di ogni schieramento si sono succeduti, ma il risultato non cambia: chi vive e lavora tra queste valli continua a subire un isolamento che umilia l’economia e la dignità locale. ​Non vogliamo più sopralluoghi o citazioni ad effetto. Vogliamo vedere i cantieri nella vecchia galleria e un cronoprogramma che non venga smentito il mese dopo. ​Il territorio non può più aspettare il "minuto dopo". Il tempo è scaduto.

Siamo ovviamente disponibili ad accogliere la replica del presidente Alberto Cirio o dell'assessore competente Marco Gabusi.

Barbara Simonelli

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