In Liguria prendono il via i primi bandi per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime nel settore balneare, aprendo ufficialmente una fase destinata a ridisegnare il comparto in vista dell’estate 2027. Ma il messaggio che arriva dagli addetti ai lavori è chiaro: “procedere senza un’analisi tecnica rigorosa può rivelarsi un errore fatale”. A intervenire sul tema è Marco Prestileo, ex city manager del Comune di Ventimiglia, dottore commercialista e revisore dei conti, che evidenzia come la nuova stagione delle gare richieda competenze specifiche sia da parte dei Comuni sia dei professionisti chiamati ad assistere gli operatori economici.
Secondo Prestileo, il riferimento più sicuro per gli enti locali resta il bando tipo ministeriale, considerato la cornice più solida per ridurre il rischio di ricorsi e garantire procedure corrette e trasparenti. Uno degli aspetti destinati a incidere maggiormente sarà la durata delle concessioni, che non sarà più uniforme né prorogabile automaticamente. Il Ministero prevede infatti un arco temporale compreso tra 5 e 20 anni, determinato in base agli investimenti programmati oppure ai criteri fissati dal bando per consentire l’ammortamento degli investimenti contenuti nel Piano Economico-Finanziario. “La durata non è più una scelta politica ma il risultato di una valutazione tecnica”, sottolinea Prestileo. Ed è proprio per questo che il PEF diventa il cuore dell’intera procedura di gara.
Il Piano Economico-Finanziario, infatti, non rappresenta più un semplice allegato formale, ma uno strumento decisivo per stabilire sostenibilità dell’offerta, credibilità dell’operatore e durata stessa della concessione. Da qui l’invito a rivolgersi a professionisti qualificati e con esperienza specifica nel settore, in grado anche di asseverare il documento. Secondo l’ex city manager, un PEF costruito con superficialità potrebbe compromettere la partecipazione alla gara, nonostante la recente sentenza del TAR Liguria n. 17/2026 abbia stabilito che eventuali errori o carenze non determinano automaticamente l’esclusione, purché non incidano sulla sostanza dell’offerta. Una pronuncia che, secondo molti operatori, introduce margini di flessibilità interpretativa ma lascia comunque ampia discrezionalità alle commissioni giudicatrici. “Un PEF redatto con scrupolo e precisione elimina ogni rischio”, osserva Prestileo.
Tra i nodi più delicati restano anche quelli legati agli indennizzi per i concessionari uscenti e ai criteri di aggiudicazione. Il bando tipo ministeriale prevede infatti che il concessionario subentrante riconosca esclusivamente gli investimenti non ancora ammortizzati e una remunerazione equa per quelli effettuati negli ultimi cinque anni, senza alcun riconoscimento dell’avviamento. Sul fronte dei punteggi, invece, l’indirizzo appare già definito: 90% del punteggio all’offerta tecnica e 10% a quella economica. L’obiettivo è valorizzare soprattutto qualità progettuale, sostenibilità ambientale, accessibilità, inclusione e capacità di promuovere il territorio.
La Liguria, dunque, si muove in anticipo, ma la parola d’ordine resta prudenza. “Affrontare questi bandi senza un supporto qualificato rischia di trasformare un’opportunità in un problema”, conclude Prestileo, mentre il settore attende ancora la versione definitiva del bando tipo ministeriale, ormai considerata in fase avanzata di definizione.

















