Gira e rigira Sanremo finisce in tante storie, direttamente o di riflesso. L'ultimo esempio è il caso-Garlasco, che scuote e appassiona l'Italia da oltre un anno, sfociato in questi giorni nelle clamorose conclusioni della Procura di Pavia, secondo la quale l'assassino di Chiara Poggi è Andrea Sempio e non Alberto Stasi, il fidanzato in carcere dal 2015. E' iniziata a Sanremo, negli anni '80, la prestigiosa carriera di Francesca Nanni, procuratore generale di Milano investita del peso di una decisione cruciale: accogliere o respingere la richiesta di revisione del processo al condannato in via definitiva (a 16 anni), presentata dal collega a capo della magistratura pavese Fabio Napoleone. Che, ironia della sorte, alla fine del 2020 le aveva conteso uno degli incarichi più importanti dell'ordinamento giudiziario italiano, il posto che fu di Francesco Saverio Borrelli alla guida del pool di Mani pulite. E, come ha fatto sapere, non sarà una scelta “né veloce, né facile”, tenuto conto della complessità della vicenda, con l'enorme mole di carte da esaminare. Il tutto contornato dalle forti tensioni tra chi riabilita Stasi a prescindere, dopo i “buchi” e gli errori venuti a galla tra le carte delle vecchie indagini, e chi rimane graniticamente fermo sulle posizioni di colpevolezza malgrado la nuova inchiesta che smonta la precedente e sposta le accuse su un altro soggetto.
Nanni, 66 anni, nata a Millesimo da mamma toscana e papà bolognese, cresciuta a Genova, ha l'esperienza e le capacità per affrontare anche questa delicatissima sfida. Lo si era intuito fin da subito, quando giovane sostituto procuratore a Sanremo si trovò a dover gestire un sequestro di persona, quello di Claudio Marzocco, allora rampollo della nota famiglia di imprenditori sanremesi (oggi a capo dell'omonimo gruppo del settore immobiliare e costruzioni con base nel Principato di Monaco), tenuto prigioniero in Calabria, nell'Aspromonte, dove era stato trasferito dai rapitori a bordo di un camion. Era il 1988 e ancora non c'erano le disposizioni sul blocco dei beni, poi introdotte per arginare il fenomeno: “Così scrissi un provvedimento che non mi fece amare dai familiari”, ha ricordato la dottoressa Nanni in un'intervista al Corriere della Sera. Marzocco riuscì a liberarsi dopo un paio di settimane. “Volai in Calabria per ascoltarlo subito, e riuscimmo a fermare un carceriere” – ha aggiunto nel ritratto che di lei ha fatto il quotidiano milanese – “Se non fosse tornato a casa, non so se avrei continuato a fare il pubblico ministero...”.
Non solo ha proseguito la carriera, ormai quarantennale e sempre dalla parte requirente, ma è riuscita ad arrivare a livelli altissimi. Prima donna al vertice della procura generale di Milano. Un destino il suo: prima in tutto nella magistratura al femminile, iniziando da sostituto a Sanremo, poi a Genova (dove è rimasta 18 anni, anche da procuratrice distrettuale antimafia con focus sul Ponente, e dove fece pure riaprire un altro caso di malagiustizia, quello di Daniele Barillà, dal quale venne poi tratta la fiction L'uomo sbagliato, con Beppe Fiorello), quindi procuratrice capo a Cuneo e procuratrice generale a Cagliari, dove ha legato il suo nome a un altro caso clamoroso, quello del pastore Beniamino Zuncheddu, ingiustamente condannato per la strage di Sinnai e finalmente scarcerato dopo 32 anni trascorsi in cella, grazie alla sua scelta di rimettere in discussione il giudicato. Ora si deve occupare della vicenda più controversa e mediatica della storia giudiziaria italiana dal Dopoguerra. Se dovesse accogliere l'invito a riesaminare le conclusioni che hanno portato Stasi in carcere dopo due iniziali assoluzioni (anche i suoi difensori presenteranno formale richiesta di revisione del processo), la palla passerebbe alla Corte d'appello di Brescia, competente nella fattispecie.
Nanni, che ha sempre la Liguria nel cuore (ama il mare e appena può si rifugia nel suo “buen retiro”), è anche la procuratrice generale che ha respinto la richiesta di riapertura del fascicolo giudiziario sulla strage di Erba, con la condanna dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, che era stata caldeggiata dal magistrato milanese Cuno Tarfuser, ora in pensione. E, nelle ultime settimane, le è pure toccato avviare verifiche sulle procedure che hanno condotto alla concessione della grazia a Nicole Minetti, sollecitate dallo stesso Quirinale nel solco di un'inchiesta giornalistica che ha scatenato una bufera politica.
Sanremo ha finito per incrociarsi con Garlasco anche per i “veleni” mediatici sparsi nelle pieghe dell'inchiesta, in particolare per la “caccia” a presunti supertestimoni, fra ricordi sbiaditi e dubbia attendibilità. Uno di questi, una donna matura, alla fine di gennaio è stata rintracciata e intervistata per strada, nel cuore antico della città, dall'inviata di un programma Rai e un paio di settimane fa da quello di una trasmissione Mediaset, in entrambi i casi senza mostrarne il volto.

















