È il giorno dell’autopsia. A una settimana dalla morte della bambina di due anni, trovata priva di vita lunedì mattina a Bordighera, l’inchiesta entra nella sua fase più delicata. L’esame autoptico, in programma all’obitorio di Sanremo con inizio previsto intorno alle 12, dovrebbe durare circa due ore e sarà determinante per chiarire cause e orario del decesso.
L’accertamento tecnico non vedrà soltanto il medico legale Francesco Ventura, direttore dell’Unità operativa di Medicina legale del San Martino, nominato dalla Procura. In rappresentanza dell’avvocato Bruno Di Giovanni, oggi a Sanremo è presente l’avvocata Martina Di Giovanni, insieme all’avvocata Laura Corbetta e alla consulente tecnica di parte di Manuela A., Maria Chiara Lavorato. La madre della piccola è detenuta nel carcere di Pontedecimo con l’accusa di omicidio preterintenzionale. In sede peritale sono attesi anche i consulenti di parte: il dottor Enzo Profumo per il padre della bimba e il dottor Andrea Peirano per Emanuel I., il compagno della madre, indagato a piede libero.
Dalle prime indiscrezioni, la difesa intende acquisire la cartella clinica di Manuela A. e quella della bambina, nata prematura e rimasta in incubatrice alla nascita all’ospedale Gaslini di Genova. Un approfondimento che, spiegano le legali, sarà necessario per ricostruire l’intero quadro sanitario, senza tralasciare alcun elemento.
“È importante approfondire tutto, senza lasciare nulla al caso”, confermano Corbetta e Di Giovanni. L’obiettivo è verificare eventuali condizioni pregresse o fattori clinici che possano contribuire a chiarire il contesto medico in cui si inserisce la tragedia.
Parallelamente, a Perinaldo, nell’abitazione del compagno della donna – anch’essa sotto sequestro – sono arrivati i carabinieri per l’avvio degli accertamenti tecnici. La Procura ipotizza che la morte della bambina possa essere avvenuta proprio lì, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, in una finestra temporale compresa tra la mezzanotte e le 2.
Intorno alle 12 i carabinieri del Ris sono entrati nell’abitazione di Perinaldo per dare avvio agli accertamenti tecnici disposti dalla Procura. Sul posto è arrivato anche l’avvocato Cristian Urbini, legale del compagno della madre, accompagnato da un collaboratore. È attesa nelle prossime ore anche il pubblico ministero Veronica Meglio, che coordina le indagini.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza di convalida dell’arresto, la madre avrebbe riferito che la bambina era caduta dalle scale il giovedì precedente, riportando lividi e abrasioni. Nel verbale si legge che la donna avrebbe raccontato di averla soccorsa, applicato ghiaccio, somministrato antidolorifici e fatto un bagno caldo, sostenendo che la piccola “stava bene”. La sera dell’8 febbraio, sempre secondo quanto dichiarato, le avrebbe praticato tre aerosol per difficoltà respiratorie, controllandola prima di andare a dormire.
Al mattino, avrebbe notato un livido e, poco dopo, l’assenza di reazioni, decidendo di chiamare i soccorsi alle 8.21. Per il giudice, tuttavia, al momento della chiamata la bambina sarebbe già morta da diverse ore. Un passaggio che rappresenta uno dei punti centrali dell’impianto accusatorio e che dovrà ora essere verificato sul piano scientifico.
L’autopsia segna dunque il primo vero confronto tecnico tra accusa e difese. Dovrà stabilire la causa del decesso, collocare con maggiore precisione l’orario della morte e chiarire la natura delle lesioni riscontrate, valutando se possano essere compatibili con una caduta accidentale o se emergano elementi diversi.
In attesa dei primi riscontri, le posizioni restano distinte ma parallele: la madre in carcere, il compagno indagato a piede libero, il padre che segue gli sviluppi attraverso il proprio consulente. Al centro, una verità ancora da ricostruire, che passa ora dai racconti alle prove scientifiche.





































