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Politica | 08 febbraio 2026, 13:41

A Ponte San Ludovico contro la paranoia del confine: memoria, giustizia e ponti tra i popoli dall’Europa al mondo

ANPI al confine italo-francese per ricordare le vittime delle frontiere e chiedere diritti, umanità e responsabilità politiche

A Ponte San Ludovico contro la paranoia del confine: memoria, giustizia e ponti tra i popoli dall’Europa al mondo

A Ponte San Ludovico, al confine tra Italia e Francia, l’ANPI si è ritrovata insieme alle compagne e ai compagni italiani e francesi per una commemorazione che è stata, prima di tutto, un atto di umanità. Un momento di memoria collettiva per tutte le vittime di quel lembo di terra e di mare, per chi ha pagato con la vita un pezzo di carta rifiutato, un permesso negato, per chi è stato respinto e punito per il solo fatto di esistere in un territorio diverso da quello di provenienza.

Durante l’iniziativa siamo stati testimoni di un’umanità ferita, tradita, respinta. Un’umanità che continua a essere colpita da un sistema iniquo e disumano, che accanisce la propria violenza contro le persone più deboli e povere, contro chi, come cantava De André, “viaggia in direzione ostinata e contraria”. Tra i nomi ricordati, quello del nostro compagno di viaggio Moussa Balde, simbolo tragico di una lunga lista di vite spezzate. Moussa, come molte altre e molti altri, ha pagato con la vita il prezzo di un sistema che non protegge, ma schiaccia. Per questo, durante la commemorazione, è stata realizzata una diretta con la Guinea Conakry, affinché Thierno, il fratello di Moussa, potesse assistere e sentirsi parte di questo abbraccio collettivo. Un gesto semplice ma potente, per sentirci un po’ più vicini e ingannare la distanza che ci separa.

Ha suscitato amarezza anche constatare l’assenza del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, simbolo di pace e unione tra i popoli. L’opera è stata messa al sicuro dagli attivisti per evitarne la distruzione a causa del restyling dell’area. Un’assenza che pesa, e che appare come un segnale inquietante dei tempi che viviamo. "Quello a cui assistiamo, infatti, non è un episodio isolato, ma l’ennesimo sintomo di un cancro globale, con metastasi diffuse in ogni angolo del pianeta: la paranoia del confine. La vediamo negli Stati Uniti di Donald Trump, dove l’ICE rastrella, sequestra, espelle e uccide; in Palestina, dove il governo Netanyahu continua a mangiare territorio in Cisgiordania, con l’appoggio dei coloni, e a ghettizzare, affamare e uccidere persone innocenti a Gaza; in Ucraina, dove due popoli affini combattono da dodici anni per il controllo di un territorio in cui un tempo convivevano pacificamente".

La Fortezza Europa non è immune da questa deriva, e l’Italia non fa eccezione. Qui mille morti in mare non fanno più notizia, la repressione del dissenso diventa legge e si tenta di legittimare, persino nelle istituzioni, eventi di matrice fascista sulla cosiddetta “remigrazione”. Tutto questo mentre si chiudono gli occhi davanti all’emorragia continua di giovani e meno giovani che ogni giorno lasciano il Paese. Papa Francesco ripeteva spesso “abbattere muri e costruire ponti”. In Italia, invece, si costruiscono muri etnici, sociali e culturali, e l’unico ponte che sembra trovare spazio nel dibattito pubblico è quello sullo Stretto di Messina. "Il tempo ci giudicherà. Noi, intanto, continuiamo a esistere e a resistere. Continuiamo a dare sostegno concreto e morale alle nostre sorelle e ai nostri fratelli, da qualunque parte del mondo provengano. Lo facciamo per tutte le persone perite alle frontiere e nei CPR, per Moussa Balde e per la giustizia che i suoi familiari reclamano a pieno diritto. Ora e sempre".

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