Si è concluso con una condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione il processo a carico di un 26enne di origini straniere, accusato di aver abusato sessualmente della cugina per anni, a partire da quando la giovane aveva appena otto o nove anni. Il tribunale ha riconosciuto l’imputato colpevole dei reati contestati dal 27 luglio 2017, disponendo anche il pagamento delle spese processuali.
Oltre alla pena detentiva, la sentenza prevede l’interdizione dai pubblici e privati uffici, il divieto di frequentare luoghi abitualmente frequentati da minori e un risarcimento del danno pari a 20 mila euro in favore della vittima, a cui si aggiungono le ulteriori spese di giudizio.
Il procedimento, seguito per larga parte dal pubblico ministero Salvatore Salemi, era giunto alla fase decisiva dopo un’istruttoria articolata. L’accusa aveva chiesto una condanna più severa, pari a 7 anni e 6 mesi di reclusione, ritenendo provata la continuità degli abusi nel tempo. Per la prima volta dall’inizio del processo, l’imputato si era presentato in aula nell’udienza conclusiva di dicembre, assistendo alla discussione finale delle parti.
La vicenda giudiziaria ha avuto origine dalla denuncia presentata dai genitori della ragazza, dopo che la giovane, all’età di 16 anni, aveva tentato il suicidio e aveva trovato la forza di raccontare quanto – secondo l’accusa – sarebbe avvenuto per anni all’interno dell’ambito familiare. Da quel momento sono scattate le indagini, condotte dai Carabinieri sotto il coordinamento della Procura.
Secondo quanto ricostruito nel corso del dibattimento, gli abusi sarebbero iniziati quando la vittima era ancora una bambina, proseguendo poi durante l’adolescenza. Le imputazioni contestate riguardano infatti atti sessuali continuati su una minore di 14 anni e, per una parte del periodo successivo, su una minore di 18 anni. Una ricostruzione che ha trovato riscontro nelle testimonianze raccolte in aula e negli accertamenti svolti durante l’indagine.
Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità penale dell’imputato e disposto misure restrittive e risarcitorie a tutela della vittima.














