La nuova classificazione dei Comuni montani diventa terreno di scontro politico. Enrico Ioculano, Gabriele Cascino e Pietro Mannoni puntano il dito contro la proposta voluta dal ministro leghista Roberto Calderoli, accusando anche la Regione Liguria di non aver contrastato per tempo un provvedimento che rischia di colpire duramente l’entroterra e, in particolare, l’Imperiese. Secondo il PD, la revisione dei criteri si basa su parametri rigidi e astratti, fondati quasi esclusivamente su altitudine e pendenza, ignorando elementi fondamentali come l’isolamento geografico, le difficoltà di collegamento, la carenza di servizi e i maggiori costi di gestione sostenuti dai piccoli Comuni.
“Una scelta politica che non tiene conto della realtà dei territori e che penalizza aree già fragili”, denunciano i consiglieri dem. Nell’Imperiese risultano esclusi dalla nuova classificazione Comuni storicamente riconosciuti come montani: Airole, Apricale, Chiusavecchia, Dolceacqua, Lucinasco, Pietrabruna, Pontedassio, Ranzo, Vessalico e Villa Faraldi. Una decisione che ha già sollevato la forte preoccupazione dei sindaci, consapevoli delle ricadute concrete sul piano economico e sociale. L’esclusione comporta infatti la perdita di agevolazioni fiscali, contributi e incentivi nazionali, strumenti fondamentali per garantire servizi essenziali e contrastare lo spopolamento.
“Le rassicurazioni dell’assessore regionale Alessandro Piana non sono sufficienti”, sottolinea il PD, “perché una legge statale non può essere compensata da semplici interventi regionali tampone”. Per Ioculano, Cascino e Mannoni, il riconoscimento di Comune montano è una leva nazionale, e la sua perdita significa svantaggi economici concreti e duraturi per territori che già affrontano difficoltà strutturali e demografiche. Da qui la richiesta di una revisione immediata dei criteri, affinché siano realmente rappresentativi delle condizioni dei territori, e di una presa di posizione chiara della Regione Liguria. “Serve una Regione che difenda i Comuni dell’entroterra, non rassicurazioni prive di effetti concreti”, concludono i consiglieri democratici.














