"L'ospedale di Bordighera non si tocca". Lo ha confermato l'assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò durante un incontro sulla riforma della sanità regionale svoltosi oggi a Ventimiglia. Un'occasione di confronto, dunque, tra i sindaci del comprensorio, voluta dal sindaco Flavio Di Muro in qualità di presidente del distretto sociosanitario n. 1.
La città di confine ha così accolto l'assessore regionale alla Sanità Nicolò, accompagnato dai suoi tecnici e dai consiglieri regionali Armando Biasi, Veronica Russo e Walter Sorriento, per un confronto diretto con i diciotto sindaci del comprensorio intemelio. Dopo un sopralluogo al Palasalute con i rappresentati dell'Asl1 Imperiese, il sindaco di Ventimiglia Flavio Di Muro, il vicesindaco Marco Agosta e l'assessore Domenico Calimera, ha poi incontrato in sala consiliare i sindaci e gli amministratori delle città costiere e dell'entroterra dell'estremo Ponente ligure.
"Non facciamo la riforma per risparmiare. La natalità si è ridotta e parallelamente è aumentata progressivamente l'età media anagrafica. Oggi siamo la regione ufficialmente più vecchia del continente, abbiamo un indice di vecchiaia pari a 276 contro una media nazionale di 199. Abbiamo delle quote di over 80enni e over 75enni importanti, rispettivamente più del 10 e del 15 per cento. Questo determina che le esigenze e i bisogni di salute sono cambiati. La persona anziana chiede e necessita di bisogni di salute che non sono nemmeno confrontabili o paragonabili con quelli di uno di trenta o quarant'anni. Sono persone che hanno problemi di cronicità e di diverse patologie e, quindi, necessitano di una risposta sanitaria che deve essere completamente riformulata" - dice l'assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò - "Siamo passati da una concezione prima del Covid, che prevedeva un paradigma: andiamo tutti in ospedale. Il territorio ce lo siamo così completamente dimenticato. Lo abbiamo capito durante il Covid visto che eravamo completamente scoperti. Stiamo portando avanti su tutta la regione: passare da una concezione ospedalecentrica a una che abbia le fondamenta sul territorio. Il Pnrr ha posto le basi. Le case di comunità e gli ospedali della comunità sono una risposta importante e determinante. A questo si sommano criticità note: liste d'attesa, disomogeneità territoriale, servizi frammentati e duplicati, forte sbilanciamento del personale delle aziende sanitarie sugli staff amministrativi. Attualmente i cittadini devono 'inseguire' i servizi con troppi accessi al Cup e percorsi poco proattivi. Oggi non riusciamo a garantire su tutto il territorio regionale un'omogeneizzazione per un certo numero di prestazioni su tutto il territorio. Ci sono pazienti oggi che a seconda della zona geografica in cui vivono possono ricevere servizi diversi che sono una conseguenza del fatto che noi abbiamo una quintuplicazione di aziende ospedaliere, che sono sostanzialmente delle zone franche autonome dotate tutte e cinque di una governance e dotate, tutte e cinque, di un bilancio in una struttura, quindi, potenzialmente autonoma. Questo lo vediamo quotidianamente, ci sono, infatti, iniziative di salute che un'Asl fa e altre no e, quindi, si crea un sistema sanitario diverso e non possiamo permetterlo. Non possiamo permetterci che un cittadino ligure riceva un servizio diverso a seconda della zona geografica in cui si trova".
"Per pensare a questa riforma abbiamo fatto un po' di indagini. Siamo andati a cercare quelle che potevano essere delle realtà che servivano un bacino d'utenza molto ampio e che potevano essere grossomodo paragonabili anche per estensione" - svela Nicolò - "Abbiamo, inoltre, cercato di capire come fare questa riforma. La parte amministrativa è fondamentale. Tutte le strutture elencate hanno in media un 6-7 per cento di personale amministrativo però le nostre asl servono fasce d'utenza nettamente inferiore rispetto alle tre citate per prime che hanno invece un bacino d'utenza molto superiore. La nostra idea è stata quella di dire: andiamo a prendere il back office e vediamo di riorganizzarlo in modo tale che ci possa essere un ribaltamento di risorse dal back office al front office. Nel primo articolo della riforma è previsto un focus sulla riduzione delle liste d'attesa, rafforzamento della medicina territoriale, riorganizzazione della rete ospedaliera per appropriatezza e sostenibilità; la promozione di sistema integrato sanitario, sociosanitario e sociale, Pua e Leps; il rafforzamento della telemedicina e servizi digitali territoriali e l'empowerment del cittadino".
"La ridefinizione dell'architettura del sistema sanitario regionale significa creare un'unica azienda territoriale sociosanitaria ligure che incorpora le cinque Asl, un solo direttore generale, un unico bilancio e un atto aziendale regionale, articolare in cinque aree sociosanitarie locali, ex Asl, per garantire prossimità e presidio tecnico di un'area Operations Management - Liguria Salute per le funzioni comuni. Le aziende diventeranno, perciò, aree. Ci sarà una sesta area che era Alisa che si occuperà della parte no core" - afferma l'assessore regionale alla Sanità illustrando la riforma - "Gli organi dell'Ats Liguria sono il direttore generale, il collegio sindacale e il collegio di direzione. Il direttore generale, nominato dalla Giunta regionale, è coadiuvato dai direttori amministrativo, sanitario e sociosanitario. Ogni area locale è diretta da un direttore di area, responsabile del governo operativo dei servizi territoriali e ospedalieri. Il direttore dell'area Operations Management è, invece, responsabile dei servizi accentrati (personale, logistica, acquisti, facility, ICT, rischio clinico, HTA, emergenza 118-116117, telemedicina, laboratori e diagnostica). Il Ddl inserisce la telemedicina tra gli strumenti operativi del servizio sanitario regionale riconoscendole un valore e non più sperimentale. Le principali novità sono integrazione nella rete territoriale, dove la telemedicina è collocata nel quadro della presa in carico territoriale, come strumento per garantire continuità assistenziale, monitoraggio remoto e assistenza domiciliare avanzata, in particolare per pazienti cronici e fragili; e riduzione delle disuguaglianze di accesso dove la telemedicina viene vista come mezzo per assicurare parità di assistenza anche nelle aree periferiche. Il distretto sociosanitario rimarrà come è. Non è più solo un'articolazione organizzativa ma diventa sede della programmazione integrata e della presa in carico, integra formalmente i punti unici di accesso e i percorsi ospedale-territorio rafforzando la collaborazione con i comuni e con il terzo settore. Si afferma così una logica di prossimità e continuità assistenziale coerente con il D.M. 77/2022. I comuni possono delegare all'Ats Liguria la gestione delle attività o i servizi relativi alle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria nelle case di comunità. Il prossimo passo sarà integrare il piano sociosanitario al piano integrato. Vi sarà un'unica regia ospedaliera per l'area metropolitana di Genova per integrare percorsi clinici. In questo modo si supererà la frammentazione tra Policlinico San Martino, ospedale Galliera e Villa Scassi, allineando missioni e vocazioni. Si potrà aumentare la produzione chirurgica tramite pianificazione metropolitana delle sale operatorie, ridurre le liste d'attesa con programmazione unica, efficienze delle attività amministrative e liberare risorse. Gli ospedali di Sanremo e Imperia rimarranno presidi ospedalieri".
"E' una visione che condivido: l'idea di incidere sulle liste di attesa" - dichiara il sindaco Flavio Di Muro - "Il nuovo meccanismo ha alleggerito i tempi di attesa per le visite. Riorganizzare gli spazi sui territori aiuta anche i sindaci a dare risposte più concrete. Non penso sia compito nostro giudicare gli apparati tecnici. Non siamo interessati alla parte amministrativa, noi come distretto abbiamo dei termini per costituire consorzi che riguardano la nuova governance per la parte sociale, siamo indietro e, perciò, pensavamo di farla dopo la riforma. Siamo preoccupati per l'ospedale di Bordighera. Speriamo che venga data la possibilità alla parte privata di poter rimanere e continuare questa collaborazione insieme. Altri temi emersi tra noi sono: i medici di famiglia, che sono pochi e anziani, molti andranno in pensione nell'entroterra e ciò aggraverà le liste d'attesa per i medici dei comuni costieri; le case di riposo, soprattutto per chi non ha le fasce Isee per pagarle, c'è un peso incessante per le casse dei comuni; la casa della salute e della comunità a Ventimiglia sarà pronta per la primavera, si prevedono dodici laboratori; e la partecipazione attiva dei sindaci attraverso gli organismi di questa nuova governance. Non sono contro nessuno, nella misura in cui andiamo a centrare delle nuove funzioni, le persone più idonee a ricoprire questo ruolo sono quelle che hanno più competenza. Non è una battaglia che mi fa cambiare la mia opinione positiva verso la riforma ma non ci sto a sentire dire che siamo contro. Io voglio parlare perché rappresento Ventimiglia e il distretto. Apprezzo e ho sempre apprezzato che Bucci ascolti i sindaci. Noi ci siamo espressi e continueremo a farlo. Spero che tutte queste considerazioni vengano prese in considerazione. Dare risposte ai punti che ho posto credo che possa aiutare i cittadini a vedere positivamente le nostre posizioni".
"Ieri sono stati accolti i nostri emendamenti" - fa sapere il consigliere regionale Armando Biasi - "Avere un sindaco nella cabina di regia significa avere rispetto dell'opinione dei sindaci. Sono favorevole alla riforma. Rispetto al passato la riforma porta in dote una visione. Andiamo oltre i 100 milioni di euro fuori regione perché abbiamo sempre pensato che non fossimo nella condizione di andare nell'opportunità di una sanità nostra. Dobbiamo avere la certezza che vengano poste le basi per i medici di base, che possano gestire la presa in carico, la casa della comunità e della salute. La riforma deve portare al centro il malato e il paziente. Sarà indispensabile cominciare a fare una riflessione puntuale su quali dovrebbero essere i miglioramenti per tutti. Lo porteremo in approvazione. C'è il problema che qui gli affitti sono molto cari e così i medici non vengono. Abbiamo immobili di Asl e non solo che potrebbero essere riqualificati per creare alloggi per i medici che vengono da fuori. Quando ci sono degli organi rappresentativi che votano bisogna rispettare il voto. Il ragionamento è stato: prendo per buono il voto che è arrivato ma ci sono dei quesiti, ponetemeli. Il 9 e 10 si voterà la riforma con tutti gli emendamenti. L'11 presenterò una proposta di legge. Su un punto degli otto dissentiamo. La provincia di Imperia composta da 66 sindaci avrà sicuramente un sindaco con delle competenze sanitarie. Rimanderemo al Cal di richiedere di rimettere in discussione questa proposta. Abbiamo anticipato il voto della riforma di finanza rispetto al bilancio. Nel rispetto dei ruoli e della correttezza proporremo una proposta di legge che dovrebbe portare ciò che oggi non è avvenuto".
"Crediamo che con questa riforma sanitaria si possano iniziare a dare delle risposte territoriali importanti. L’emendamento del CAL affronta sette punti fondamentali e valorizza il ruolo dei sindaci. Tra questi c’è anche il tema della presidenza della Conferenza dei Sindaci, su cui abbiamo avviato iniziative volte alla maggiore comprensione" – interviene il consigliere regionale Veronica Russo - "Sono convinta che i sindaci debbano essere rappresentati da un sindaco che abbia competenze in materia: siete voi il punto di riferimento naturale per il territorio. Per quanto riguarda l’ospedale di Bordighera, voglio ribadire con chiarezza che l’ospedale resterà: la riforma sanitaria non si occupa dei presidi sanitari ma il piano socio sanitario e quello sociale, che saranno rivisti in seguito, rappresentano un’opportunità per delineare in modo più preciso i presidi territoriali, rafforzandoli e il nostro compito sarà quello di garantire la continuità dei presidi. Da parte nostra c’è massimo impegno per consolidare una rete sanitaria che valorizzi ogni area della regione e garantisca servizi vicini ai cittadini e alle comunità".
"Sulla riforma siamo, credo, tutti d'accordo che sia opportuna e che bisogna procedere. La sostengo in pieno" - commenta il consigliere regionale Walter Sorriento - "Fa paura il cambiamento, le preoccupazioni ci sono e credo che bisogna essere umili nell'imparare, studiare e proporre delle migliorie. L'obiettivo della riforma è garantire dei servizi più efficienti, come la diminuzione dei tempi d'attesa. Bisogna creare le eccellenze. Un medico viene se le strutture sono eccellenti. Sono comunque d'accordo e sostengo gli emendamenti di cui parlava il consigliere Biasi e ne porteremo altri. Cercheremo di sostenere il più possibile il territorio".
Sono poi intervenuti diversi amministratori. "Regione Liguria crede nel Saint Charles e i sindaci lo hanno ben compreso" - enuncia il vicesindaco di Bordighera Marco Laganà - "Per l'ospedale di Bordighera i dati ci dicono che nel 2025 ci sono stati 4mila ricoveri, 1500 interventi ortopedici, 700 operazioni chirurgiche e 18 accessi al pronto soccorso. Voglio ricordare che per l'ospedale di Bordighera c'è un piano sociosanitario regionale che va oltre i termini contrattuali con Gvm. Nella provincia di Imperia la rete ospedaliera a regime sarà articolata in due soli ospedali: il nuovo ospedale di Arma di Taggia, che sarà di primo livello, e l'ospedale Saint Charles di Bordighera, ospedale di base con pronto soccorso. L'ospedale di Imperia non sarà più presidio ma verrà destinato a ospedale di comunità. Lo voglio dire con chiarezza: questo piano sanitario non va modificato. Non possiamo, inoltre, immaginare oltre alla chiusura dei reparti di ginecologia di Bordighera e anche quello di Sanremo, arrivare per esempio da Rocchetta a Imperia per una partoriente sarà molto rischioso. Infine, chiediamo voto ai sindaci per le elezioni del presidente per la conferenza dei servizi e per tutto occorre un impegno dei candidati consiglieri provinciali ai quali chiediamo di sottoscrivere il documento firmato dai diciotto sindaci. Ci tengo a ribadire l'importanza del nostro ospedale di Bordighera. Sono state fatte tante battaglie dalla precedente amministrazione regionale ma anche dalle amministrazioni che ci hanno preceduti sia di Bordighera che dei comuni limitrofi. Ora l'ospedale sta migliorando, i dati lo confermano, bisogna continuarlo a difendere e cercare di migliorarlo sempre di più".
"La sanità è sempre e comunque in mano alla politica. Se politicamente non portiamo niente credo che si possa andare poco lontano" - interviene il sindaco di Apricale Silvano Pisano - "Da quindici anni, da quando sono sindaco, predico a tutti che ad Apricale c'è una piccola casa di riposo. In vent'anni non siamo riusciti ad avere un posto accreditato. E' legato al fatto che un ospite qualora abbia accesso all'accreditamento deve andare necessariamente in una struttura accreditata e la struttura di Apricale non è accreditata e perciò un ospite che riceve l'accreditamento deve essere spostato. Sono quindici anni che lo dico, ho parlato con tutti e in quindici anni non siamo riusciti ad avere un posto. Non mi capacito come sia possibile. Io non la vedo tanto bene. Qui dobbiamo agire in modo che arrivi un po' più di potere politico per poter andare avanti".
"Grazie di aver parlato di territori perché sono quelli più dimenticati, sono la parte più lontana. Bisogna lavorare molto sui servizi decentrati e lavorarci insieme, Asl e comuni, per garantire quel filtro che è necessario onde evitare che ci sia un'emigrazione sanitaria o legata a esami diagnostici verso la costa che è già intasata" - mette in risalto il sindaco di Pigna Roberto Trutalli - "L'entroterra deve rappresentare un punto di svolta attraverso la telemedicina, gli esami diagnostici e la valutazione tramite web di quelli che sono i risultati degli esami. Abbiamo già superato uno scoglio che era quello delle analisi ematiche sul posto. Gli esami del sangue oggi hanno garantito un minore afflusso verso la costa. Bisogna che lavoriamo sul questo. L'entroterra è quello che soffre più di tutti. Ritengo che questa riforma debba tenere conto di questa parte interna che è la più fragile".
"Uno degli aspetti fondanti della riforma è il sistema della governance che è sicuramente cambiata rispetto a quella precedente" - aggiunge il sindaco di Camporosso Davide Gibelli - "Non so quali potranno essere i riflessi sul territorio. Abbiamo la necessità, tutti noi, di avere un potere contrattuale e di capacità di confronto con l'istituzione sanità. L'accentramento su Genova, con un unico direttore generale e la distribuzione di direttori di area sulle varie Asl che ci sono non so se sia il sistema più giusto e corretto a fronte di quello che sono le esigenze che ci sono tuttora. E' vero che poi la risposta sui territori con questo sistema funziona meglio? Oppure la distanza che c'è tra i nostri territori rispetto all'accentramento a Genova si ampli ulteriormente? Il direttore di area è il nostro interlocutore principe o, invece, c'è un ulteriore passaggio in più nei confronti del direttore generale che poi è colui che prende le decisioni ultime? Questo meccanismo proposto dalla legge porta effettivamente ad avere questa strutturazione migliore, probabilmente sì, in termini di spesa ma in termini di organizzazione dell'intero assetto sanitario funziona meglio? Il nostro ruolo di sindaci rispetto al precedente ha la possibilità di essere incidente più di prima? quali differenze ci sono?".
"Per noi è importante la considerazione come territorio" - mette in chiaro il sindaco di Vallecrosia Fabio Perri - "Siamo strutturati in costa ed entroterra, territori che siamo al confine con la Francia, territori che non siamo centrali e alle volte subiamo la centralità di Genova ma anche la centralità del capoluogo di provincia e non sempre riusciamo a poterci esprimere e ottenere quelle che sono le nostre esigenze. L'ospedale di Bordighera deve essere per noi, in questo momento, un'esigenza primaria. Tutti quanti ci teniamo e vogliamo che venga considerato all'interno della riforma sanitaria nei modi e termini che può essere considerato. Nel momento in cui ci saranno le infrastrutture prima e l'ospedale di Taggia dopo, allora credo che i ragionamenti possano prendere anche una direzione diversa. Credo che il lavoro che state facendo sia ottimo perché sinceramente, in questo caso, quando ci sono troppe teste a comandare, si rischia di fare troppa confusione. Mi sembra che avete messo in linea, in organigramma, un qualcuno che centralizza alcune fasi e poi ci sono altre figure che continuano a fare quel lavoro che serve ai nostri territori e per noi è importante avere un riferimento territoriale che possa ascoltare e portare avanti le nostre esigenze nella sua forma e attività".
"Ad oggi è chiaro che non è facile e l'unica leva è quella economica e a volte non basta nemmeno" - risponde l'assessore regionale Massimo Nicolò - "Siamo in conclusione della firma dell'accordo che non veniva riformulato da tempo e tra le varie cose abbiamo posto un accento molto importante sull'esigenza di far arrivare medici di medicina generale nelle aree interne e nelle zone disagiate. Abbiamo quasi raddoppiato il loro compenso per invogliarli e lo hanno molto apprezzato. Per quanto riguarda l'ospedale di Bordighera mi unisco alle vostre considerazioni. Sta facendo tantissimo, la sua attività ortopedica ha fatto tanto in questo anno, il pronto soccorso che ha fa circa 18mila interventi, qualche criticità c'è però su questo abbiamo messo un po' di risorse perché crediamo che oggi l'ospedale di Bordighera sia un presidio ospedaliero insostituibile. Un servizio di cure programmate ma anche immediate. Sul tema delle Rsa farò un approfondimento. Spesso ci viene fatta la critica che noi vogliamo andare velocissimi ma non è così. L'obiettivo del primo gennaio è semplicemente per far coincidere la chiusura del bilancio delle Asl con l'apertura del bilancio dell'asl unica. E' la data più congeniale dal punto di vista prettamente di bilancio. Per attuare una riforma del genere ci vorrà una fase di transizione, che è prevista, che durerà un anno e che faremo insieme anche ai sindacati. Ci sono anche le differenze di trattamento economico tra gli stipendi. L'infermiere, il medico e l'amministrativo non guadagna uguale a quello di La Spezia o di Genova. C'è una differenziazione. E' inaccettabile, noi vogliamo livellare gli stipendi".









































