Un nostro lettore, Alessandro Van Velsen, torna sui lavori fermi ai ‘Tre Ponti’ di Sanremo con alcune sue considerazioni:
“Il vero problema non è la carenza normativa, ma la disapplicazione sistematica delle regole e l’assenza di conseguenze reali. Serve un cambio di paradigma basato su: responsabilità personale, controllo esterno, trasparenza digitale ma anche incentivi e sanzioni concrete. Bisognerebbe assegnare maggiore responsabilità personale ai dirigenti pubblici, sanzioni economiche e disciplinari reali per i RUP in caso di ritardi o mancati controlli. Il modello doverebbe essere l’Accountability in stile anglosassone, con responsabilità patrimoniale. Servono penali contrattuali più severe e progressive ma anche automatiche, non negoziabili, fino al 20–25% in caso di grave inadempienza. Bisogna utilizzare il modello India e UK, dove le penali sono parte centrale dei contratti”.
Secondo il nostro lettore servirebbe: “L’escussione automatica delle fideiussioni. Superato il 15% di ritardo sul cronoprogramma, la cauzione si incassa automaticamente (salvo cause gravi certificate). Adottare un sistema premiale per le imprese puntuali, un rating pubblico nazionale che premia chi rispetta i tempi e penalizza chi ritarda (influenza l’accesso alle gare). Serve una supervisione tecnica esterna obbligatoria con l’affiancamento di un ‘supervisore tecnico indipendente’ per le grandi opere, scelto da albo pubblico con il vantaggio di un controllo terzo tra stazione appaltante e impresa”.
Infine viene evidenziata la necessità di una digitalizzazione e trasparenza del cantiere: “Uso obbligatorio di BIM e piattaforme di monitoraggio in tempo reale accessibili anche ai cittadini prendendo ad esempio la Regione Emilia-Romagna con limitazione di varianti e sospensioni, regole più rigide per sospendere i lavori, con necessità di autorizzazione di un ente terzo (ANAC, Corte dei Conti). L’obiettivo deve essere quello di evitare abusi e mascheramento di errori progettuali”.














