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Attualità | 15 marzo 2022, 18:00

Taggia: arrivati al Convento dei Domenicani i primi profughi ucraini fuggiti dalla guerra (Foto e Video)

Ecco come il Convento si è preparato ad accogliere.

Taggia: arrivati al Convento dei Domenicani i primi profughi ucraini fuggiti dalla guerra (Foto e Video)

Entro sera il Convento dei Domenicani di Taggia aprirà le porte ai primi 20 profughi ucraini. Da alcuni giorni sono terminati i lavori preparatori per accogliere questo popolo in fuga dalla guerra, causata dall'invasione russa. 

Donne con bambini e qualche ragazzo. Ecco chi sono i primi ospiti della struttura religiosa. Si tratta soprattutto di giovani, arrivati attraverso i vari canali della accoglienza: dalla Prefettura, da una associazione di Ventimiglia, attraverso segnalazione di privati. Questo luogo di fede messo a disposizione dalla Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, è il principale hub per la gestione dell'emergenza profughi in tutta la provincia di Imperia. 

Le superfici e gli ambienti già predisposti hanno permesso di mettere a disposizione almeno 50 posti letto. I responsabili della gestione del Convento ci hanno mostrato gli ambienti pronti ad accogliere. Passeggiando nel chiostro e guardando le stanze, si avverte il grande cuore di questa iniziativa. La forza di un caldo abbraccio pronto a dare una sicurezza a chi si è ritrovato a dover scappare tra le bombe, lasciando la propria casa,  il marito, i genitori, gli amici, senza sapere se sopravviveranno o se si potrà tornare in Ucraina. 

La migliore risposta a questa triste incertezza è arrivata dalla generosità "Abbiamo ricevuto tantissime donazioni di viveri - spiegano dal Convento - di generi di prima necessità per adulti e bambini così come vestiti, giocattoli, arredi, tutto quello che poteva servire ad accogliere. Ci teniamo a rivolgere un grazie di cuore a tutti quelli che hanno contribuito perché con il loro gesto potremo aiutare concretamente le persone che arriveranno provate da questa difficile situazione"

La stessa importante risposta che troviamo con almeno un centinaio di volontari che hanno dato la propria disponibilità per la gestione dei turni per la cucina ma anche per gli altri servizi: dallo stare con i bambini, alla traduzione per gli adulti, passando per la pulizia degli ambienti. "Tutti i volontari, sono una parte fondamentale di questa impressionante macchina organizzativa fatta di cuore e generosità. In questo, Francesco Sacco è stato primo responsabile della sistemazione interna, dell'organizzazione degli spazi e degli ambienti. La generosità c'è stata. Una risposta davvero importante dal territorio, tale da dover interrompere la raccolta di cibo e vestiti. Questo almeno per il momento ma visto il probabile protrarsi dell'emergenza più avanti ci sarà sicuramente ancora bisogno".     

Tra gli ambienti pronti spicca la sala delle conferenze che è stata convertita in spazio per i bambini. Su un lungo tavolo sono stati messi in ordine giochi e giocattoli di ogni tipo per donare un momento di normalità ai più piccoli. Così come non è stato dimenticato l'aspetto religioso. "La nostra accoglienza - aggiungono - parte da una necessità evangelica e per questo avremo anche padre Andrei e padre Patrick, due sacerdoti ucraini che si sono messi a disposizione per celebrare la Santa Messa e ascoltare queste persone. Potremo garantire sia il rito greco cattolico che il rito romano". 

Il convento è stato attrezzato anche per offrire un controllo sanitario e cure in caso di bisogno. "Alcuni medici che erano in contatto con Caritas hanno dato la loro disponibilità ad aiutarci. Così abbiamo allestito spazi che permettano di visitare queste persone ed eventualmente fare dei tamponi". 

Entro la prossima settimana il Convento dei Domenicani di Taggia potrebbe arrivare già al massimo della sua capienza. Che cosa accadrà dopo? Difficile immaginarlo. I profughi saranno liberi di poter entrare e uscire dalla struttura dove potranno rimanere per tutto il tempo necessario.  

I volontari rappresentano la prima fase nella gestione dell'emergenza per andare poi verso una graduale integrazione dei profughi in questa nuova quotidianità. Quindi con il tempo gli ospiti dovrebbero diventare indipendenti, ad esempio, usando in autonomia le cucine. "Nelle prossime giornate - assicurano dal Convento - valuteremo quelle che saranno le necessità di queste persone che accoglieremo. Vedremo anche le criticità, i problemi, ciò che non abbiamo previsto e sarà nostra premura correggere il tiro".

Stefano Michero

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