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Attualità | 01 dicembre 2021, 10:35

Ventimiglia: Don Rito Alvarez al Fermi-Polo-Montale: una speranza di pace e integrazione

La risposta di Don Rito è il racconto sentito, la testimonianza viva, la condivisione dell’esperienza concreta di un uomo che ha scelto di non scordare le sue radici e di non abbandonare la sua gente ad un destino segnato, provando a costruire per loro e con loro la speranza di un futuro migliore proprio a partire da chi domani sarà protagonista di quel futuro: i bambini.

Ventimiglia: Don Rito Alvarez al Fermi-Polo-Montale: una speranza di pace e integrazione

Il 9, 23  e 30 novembre scorsi, l’Istituto Fermi-Polo-Montale, diretto dalla Dirigente Dott.ssa Antonella Costanza, ha ospitato Don Rito Alvarez, fondatore dell’Associazione “Oasi Angeli di Pace” e sacerdote della Parrocchia San Rocco di Vallecrosia: il tema di riflessione è stato il recupero dei bambini braccianti sfruttati nelle piantagioni di coca nel nord-est della Colombia.

L’incontro con le classi si apre perciò sin dall’inizio all’insegna di una riflessione capace di capovolgere la tradizionale prospettiva con cui si guarda al problema delle dipendenze: una riflessione libera da facili moralismi, non tanto interessata a sottolineare una volta di più le tragiche conseguenze a cui può condurre il consumo di droghe quanto piuttosto orientata a svelare la durezza e la disumanità di quel mondo che quotidianamente – dall’altra parte del globo – lavora affinché la fame di “sballo” dell’Occidente sia saziata. Come raccontare dunque ad una platea di giovani studenti il dramma di un’infanzia privata dei suoi diritti fondamentali, ostaggio degli interessi dei narcotrafficanti, vittima invisibile della nostra indifferente leggerezza?

La risposta di Don Rito è il racconto sentito, la testimonianza viva, la condivisione dell’esperienza concreta di un uomo che ha scelto di non scordare le sue radici e di non abbandonare la sua gente ad un destino segnato, provando a costruire per loro e con loro la speranza di un futuro migliore proprio a partire da chi domani sarà protagonista di quel futuro: i bambini. Ecco perché l’incontro si apre con la proiezione di alcune foto. Le prime cristallizzano la fatica e la sofferenza dei bambini colombiani intenti a raccogliere le foglie di coca, nudi, senza scarpe, con le mani piagate dal lavoro quotidiano, costretti a dormire per terra senza neppure un materasso su cui riposare: tra questi l’attenzione cade su un bambino di 6/7 anni, il cui volto documenta chiaramente la tragedia di un’infanzia strappata, quella stessa tragedia che accomuna la maggior parte dei bambini tra i 5 e i 10 anni nel nord-est della Colombia, dove le famiglie dei contadini vengono convinte dalle minacce dei narcotrafficanti a convertire le proprie terre in piantagioni di coca, fornendo come manodopera i loro stessi figli che una volta grandi diverranno bambini-soldato.

Il volto di quello stesso bambino ricompare però nell’ultima foto mostrata alle classi: ora il bambino è diventato un ragazzo di 14/15 anni: è vestito, le mani non mostrano più segni di lesione, studia, socializza con altri coetanei, sorride… ha riconquistato i diritti propri della sua età: il gioco, la scuola, la dignità, il senso di appartenenza ad una comunità che lo accoglie, lo protegge e lo ama, offrendogli la possibilità di realizzare il suo futuro percorso di adulto. Fotografie dunque ben diverse tra loro, istantanee di un prima e un dopo fra cui si situano gli anni in cui Don Rito e l’ Associazione “Oasi Angeli di Pace” hanno provato ad invertire il destino di quei bambini: il proposito è stato uno ed uno solo, strapparli allo sfruttamento dei narcotrafficanti che li impiegano nelle piantagioni di coca o li arruolano nei gruppi armati illegali per inserirli in una comunità che li forma e li educa all’ insegna dei valori della pace e del rispetto reciproco.

Lasciata alle spalle una vita in cui bambine e bambini sono trattati come merci, le prime violentate dai guerriglieri e madri di più figli già a 15 anni, i secondi sfruttati dal narcotraffico, coloro che scelgono di entrare a far parte dei centri “Oasi Angeli di Pace” cambiano radicalmente la loro vita: studiano e coltivano i propri talenti, imparano a vivere in comunità, ricevendo da essa ciò di cui necessitano senza essere sfruttati e restituendole i propri servizi in base alle loro capacità, nel pieno rispetto della dignità di ambo i sessi. L’esperienza, iniziata nel 2007 con una baracca e solo 10 ragazzi, oggi prevede anche un centro per la formazione universitaria e sostiene il recupero di più di 150 fra bambini, giovani e famiglie, che vengono spronate a trasformare quelle piantagioni di coca in piantagioni di caffè la cui vendita, con marchio “Oasis” e presso i rivenditori autorizzati anche nel nostro territorio, rappresenta la prova concreta che un futuro diverso è possibile.

Se la droga sembra oggi la risposta più facile alle aspettative di una società che chiede risultati sempre più performativi in tempi sempre più brevi; se specialmente la cocaina attira nella sua rete non solo il classico profilo dell’emarginato e del disadattato ma anche vittime tra le più “insospettabili”; se l’Italia è l’approdo di tonnellate di cocaina, allora la questione riguarda tutti da vicino e nessuno può sentirsi estraneo o può ancora far finta di non vedere quel mondo senza scrupoli che impone a un bambino di 6 anni di lavorare per soddisfare la domanda di droga del mercato occidentale: questa la riflessione appassionata che Don Rito ha condiviso con gli allievi dell’Istituto Fermi, i quali a loro volta si sono confrontati ponendo domande e dialogando con interesse sull’argomento.

L’incontro, oltre ad inserirsi nel tradizionale percorso che l’Istituto sviluppa sul tema della legalità, è stato particolarmente apprezzato da insegnanti ed alunni per i suoi evidenti agganci con l’Educazione Civica: da un lato infatti il tema della sostenibilità è stato toccato in merito alla deforestazione subita da ampie aree di vegetazione limitrofa all’Amazzonia per far spazio alle piantagioni di coca; dall’altro, il tema della difesa dei diritti dell’infanzia ha costituito il nerbo centrale di tutta la riflessione, offrendo ai ragazzi un’anticipazione delle attività che l’Istituto svolgerà il prossimo 19 novembre, in occasione della Giornata internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza: la prima delle quattro giornate che la scuola dedicherà interamente all’Educazione Civica durante il corso di questo anno scolastico.

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