/ Attualità

Attualità | 19 gennaio 2021, 08:40

Sanremo: didattica a distanza nelle scuole superiori, 'lettera aperta' a Toti dai genitori degli alunni del 'Cassini'

“Se è intenzione della Regione non riaprire più la scuola fino a data da destinarsi è il momento di comunicarlo con chiarezza una volta per tutte e non con cadenza settimanale, alimentando false speranze".

Sanremo: didattica a distanza nelle scuole superiori, 'lettera aperta' a Toti dai genitori degli alunni del 'Cassini'

“Lunedì 18 gennaio. Questa è la data che avrebbe consentito il rientro in aula agli studenti del Liceo G.D.Cassini di Sanremo, uno dei licei storici d’Italia che proprio quest’anno si appresta a celebrare i 160 anni dalla sua fondazione. Per l’ennesima volta, invece, un’ordinanza regionale blocca la riapertura delle scuole superiori e vincola i ragazzi alla Dad”.

Inizia in questo modo la ‘lettera aperta’ scritta dai genitori degli alunni del Liceo ‘Cassini’ di Sanremo. “In Liguria – proseguono - dal 24 febbraio scorso e salvo una breve parentesi all’inizio di quest’anno, gli studenti frequentano come possono i corsi da casa con la didattica a distanza, che, come riconosciuto dallo stesso Ministro dell'Istruzione, non sta funzionando ed è un pallido surrogato della vera scuola. Addirittura Azzolina ha affermato che chiederà, per i più fragili, ristori formativi. Dichiarazione che lascia trapelare il completo fallimento di un progetto emergenziale che è divenuto tristemente reale. Noi genitori ci rendiamo perfettamente conto della contingenza che stiamo vivendo, non ci sfuggono i contagi in aumento, le varianti del virus e siamo i primi che sarebbero esposti in caso di contagio dei nostri figli, ma, sinceramente, non riusciamo a comprendere come in alcune regioni si applichi il DPCM del governo che ha stabilito la riapertura della scuola il 7 gennaio ed in altre, come la nostra, si continuino ad emanare di settimana in settimana ordinanze restrittive”.

“Siamo a conoscenza che i Tar di alcune regioni – vanno avanti i genitori - a partire dalla Lombardia, hanno annullato le ordinanze regionale facendo prevalere il principio che una regione non può spingersi al punto tale da sacrificare in toto altri interessi costituzionalmente protetti. E’ notizia di domenica scorsa che la Francia applicherà una stretta al coprifuoco già in vigore in 25 dipartimenti, ma le scuole resteranno in presenza; nel resto d’Europa le scuole superiori non hanno mai chiuso i battenti. Un documento recentemente pubblicato dall’ISS precisa che i focolai in ambito scolastico rappresentano il 2% del totale di quelli segnalati a livello nazionale e che le scuole non rappresentano i primi tre contesti di trasmissione in Italia (nell’ordine quello domiciliare, quello sanitario assistenziale e quello lavorativo). Gli istituti scolastici, dunque, appaiono sicuri, mentre la questione dirimente risulta essere quella dei trasporti. Nella nostra città i ragazzi si recano a scuola a piedi, in moto o in auto. Una quota davvero minoritaria utilizza i mezzi pubblici”.

“Non ci sfugge il fatto che scuole elementari e medie siano in presenza per ragioni economiche e di tenuta sociale. La fascia di età dei nostri figli, invece, consente loro di poter essere lasciati da soli nelle loro case di fronte al computer, con lo scarso profitto formativo che chiunque può agevolmente immaginare. Il mondo della scuola è facilmente sacrificabile perché non smuove interessi economici, infatti è formato in larga misura da giovani che non producono reddito e che non votano. Ma i loro genitori sì. Garantire l’apertura della scuola significherebbe il ritorno fra i pari, il recupero di una rete relazionale importante, la fine dell’isolamento, delle disparità sociali e, soprattutto, il recupero di un percorso formativo degno di questo nome che non crei una generazione intera di persone mediocremente preparate nei futuri impieghi e professioni. La sensazione prevalente è quella che i giovani siano stati dimenticati. Il fatto di chiuderli nelle loro abitazioni, di precludere attività scolastica, sportiva e di relazione, perché potenziali super diffusori, incide pesantemente sul loro sviluppo psicologico”.

“Se è intenzione della Regione non riaprire più la scuola fino a data da destinarsi è il momento di comunicarlo con chiarezza una volta per tutte e non con cadenza settimanale, alimentando false speranze. Capiamo che tutto dipenderà dalle condizioni sanitarie, ma continuiamo a chiederci perché non si è messo in atto un piano rigoroso di tracciamento dei dati, perché non si è pensato di destinare tamponi o test rapidi alla scuola e monitorare le condizioni epidemiologiche dei singoli istituti in modo da avere dati scientifici e non supposizioni. Perché non programmare anche una responsabile e rapida campagna di vaccinazione per chi opera nella scuola? Se le scuole sono fonte di contagio allora è doveroso chiuderle, ma, se non è così, è fuori da ogni logica farlo per problematiche esterne (ovvero per i mezzi di trasporto, che incidono sulla nostra popolazione scolastica in misura irrilevante). Perché utilizzare il pretesto che, in fondo, la scuola non è chiusa dal momento che è stata attivata la Dad? La didattica a distanza non è scuola. La scuola è anche e soprattutto uno spazio fisico nel quale i giovani possano aprirsi al confronto interpersonale. La scuola è il tempo libero dagli impegni materiali da destinare alla formazione. I nostri figli hanno bisogno di questo di tempo, dilatato e improduttivo in termini economici, per la loro crescita intellettuale e psicologica, non hanno bisogno, invece, di stare ore come soggetti passivi di fronte ad uno schermo. Noi come genitori abbiamo il dovere di educare i nostri ragazzi, ma anche quello di proteggerli, di pensare al loro benessere e tenere viva la luce nei loro sguardi di giovani che si approcciano al mondo. Mai come ora l’alleanza fra scuola e famiglia, presidi educativi fondamentali, dovrebbe rinsaldarsi. Non si dovrebbe delegare unilateralmente alle famiglie l’istruzione e la formazione perché la scuola non può e non deve essere virtuale e ad esclusivo appannaggio di alcune fasce sociali”.

“Lunedì 11 gennaio avevano già riaperto Valle d’Aosta, Toscana, Abruzzo. In seguito alle ordinanze dei Tar l’Emilia Romagna è stata costretta a riattivare la scuola in presenza (al 50%) proprio questo lunedì. Perché la regione Lazio, zona arancione come la Liguria, ha riaperto le scuole? Dobbiamo davvero credere alla riapertura di lunedì 25? Rimaniamo in attesa della prossima ordinanza regionale che – terminano i genitori del ‘Cassini’ - purtroppo, ne siamo quasi sicuri, decreterà la chiusura di un’ulteriore settimana per motivi precauzionali. E via così di settimana in settimana. La domanda vera è: fino a quando?”

Carlo Alessi

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium