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Politica | 30 gennaio 2018, 18:11

Elezioni politiche 2018: delusione per i rappresentanti imperiesi. Il segretario Pd De Bonis "Non sono stati rispettati gli accordi"

Sull'esclusione di Donatella Albano: "Noi l'abbiamo difesa proponendo il suo nome e quello di Pietro Mannoni, ma i rapporti con Roma li ha lei e non dei piccoli attivisti di provincia"

Elezioni politiche 2018: delusione per i rappresentanti imperiesi. Il segretario Pd De Bonis "Non sono stati rispettati gli accordi"

La scarsa rappresentanza dei militanti politici del territorio imperiese riguarda più o meno tutti i partiti, e non fa eccezione il PD che ha visto riconosciute solo la candidatura di servizio al Senato del segretario provinciale Pietro Mannoni e quella alla Camera della sanremese Anna Russo, mentre grande esclusa è stata la Senatrice uscente Donatella Albano, nel 2013 candidata come capolista in Liguria.

La situazione era difficile complessivamente. – commenta il segretario del Pd di Imperia Antonio De Bonis a Sanremo News - Vedo che i problemi ci sono stati in tutti i partiti su tutti i territori. Noi eravamo coscienti che riuscire ad avere la posizione che potesse garantire le elezioni, come la volta precedente, fosse difficile, perché è cambiata la legge elettorale, perché non essendoci più il premio di maggioranza alla Camera e considerato che sulla base dei sondaggi siamo in calo rispetto al 25% della scorsa volta, i collegi sicuri sono naturalmente meno. Ultimo aspetto, non di poca rilevanza, è che la volta scorsa erano stati eletti, tra Senato e Camera, quattordici parlamentari, un risultato straordinario per il Pd. Uno di questi, Pastorino, era andato via, ma ne rimanevano tredici. Era evidente che in un quadro come questo andare in posizioni che garantissero una certa sicurezza non era semplice.

Bisogna tenere conto inoltre che nella nostra area geografica, le forze di centro destra sono molto avanti rispetto a noi. Questo non ci fa piacere, ma ci impegneremo lo stesso per ottenere il massimo risultato possibile per il partito. A parte un po’ di delusione faremo campagna elettorale a testa bassa
”.

La scelta delle liste è stata molto criticata, soprattutto a Genova, dove il peso del segretario Matteo Renzi si è sentito forse più che sulle altre province, in particolare sui candidati proposti dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando.

L’accordo nazionale, stipulato una trentina di giorni fa, prevedeva che sulla base dei sondaggi, nei collegi sicuri o semi sicuri, le candidature sarebbero state divise con l’equilibrio uscito dalle primarie regionali, ovvero in Liguria 60% Renzi e 40% Orlando. La verità è che l’ultima notte il risultato non è stato questo, come è successo in altre parti d’Italia. Non sono stati rispettati questi equilibri ed è stata privilegiata la quota renziana andata ben al di sopra del 60%. La critica non è sui nomi, ma su un criterio di equilibrio che non è stato rispettato”.

Cosa pensa della posizione del segretario regionale Vito Vattuone, per cui, subito dopo la candidatura, la Procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per la vicenda relativa alle “spese pazze”, per cui il giudizio è stato chiesto anche per gli imperiesi Gabriele Saldo e Alessio Saso?

E’ una cosa che non fa piacere. Tra l’altro la notizia è giunta il giorno dopo l’accettazione delle candidature. Io sono fiducioso, conoscendo Vattuone, che risolverà la questione in maniera positiva. Le contestazioni rimaste sono minori rispetto a quelle più grandi trattate in altre inchieste negli anni precedenti. C’è stata una gestione poco oculata dei fondi, anche a causa ai regolamenti che c’erano e che sono stati modificati”.

La grande esclusa è la Senatrice Donatella Albano che ha dichiarato di non essersi sentita difesa dal suo partito.

Mi spiace che non sia stata inserita nelle candidature. Il partito a livello provinciale e regionale ha fatto due nominativi all’unanimità, quello del segretario provinciale Pietro Mannoni e quella della Senatrice uscente Donatella Albano. Sostenere che non abbiamo difeso la candidatura non è corretto. Sicuramente i rapporti con il nazionale li ha più lei rispetto a noi piccoli attivisti di provincia”.

Francesco Li Noce

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