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Ventimiglia Vallecrosia Bordighera | 12 maggio 2017, 17:00

Cordata sull’Annapurna

Nives Meroi e Romano Benet (Ansa)

Nives Meroi e Romano Benet (Ansa)

Per raccontarvi l’impresa di Nives Meroi e Romano Benet sulle quattordici vette di ottomila metri, devo tornare per un istante a giugno 2008. Ero a Verbania per il Festival LetterAltura, invitato a presentare quella che molti giornali definivano “la sfida rosa agli 8.000”. Tutti si domandavano chi sarebbe stata la prima donna a scalare le cime più alte del mondo senza utilizzare ossigeno supplementare, ripetendo così le gesta di Reinhold Messner.

Dialogando con Nives, capii veramente che la sua non era una gara, per quanto fosse la principale candidata a diventare l’alpinista dei record, a pari merito con l’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner, perché entrambe avevano già salito dieci montagne. Sbagliavano, giornalisti e appassionati, a vedere in quel confronto una competizione. Per Nives l’arrampicata era una storia di fatica, determinazione estrema, amore, coraggio di rinunciare se il marito e compagno di cordata non sarebbe stato in grado di proseguire.

Ciò avvenne nel 2009: Nives prestò aiuto a Romano che era in difficoltà durante la salita del Kangchenjunga. Tornarono al campo base, anche se lei avrebbe potuto continuare. Poi stop alle spedizioni per due anni, la malattia di Romano, due trapianti di midollo osseo, la ripresa nel 2012 con un nuovo tentativo (fallito) sempre al Kangchenjunga, infine conquistato nel 2014. L’anno scorso fu la volta del Makalu. Intanto, nel 2011, Gerlinde Kaltenbrunner aveva chiuso la collezione femminile di ottomila con il K2.

Il sogno di scalare insieme i quattrodici giganti tra Himalaya e Karakorum era rimasto intatto. Così ieri Nives e Romano si sono abbracciati e congratulati sulla sommità dell’Annapurna, l’ultima che mancava alla loro avventura. Hanno seguito la via cosiddetta “normale” dei francesi con uno stile alpino, che non prevede ossigeno, campi fissi né portatori d’alta quota ma solo muscoli, cuore e zaini pesantissimi.

Hanno lavorato in squadra con due spagnoli, Alberto Zerain e Jonatan García. Nives e Romano sono la prima coppia della storia ad aver messo piede su tutti gli ottomila del Pianeta. Risultato straordinario, non c’è dubbio, che vale più di mille altre corse o rincorse. Congratulazioni!

Luca Re

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