Una nostra lettrice, Lucia Terramoccia, ci ha scritto dopo aver assistito ieri all'incontro ‘Il nome di Dio nell’Islam’, ieri al Casinò di Sanremo:
"Il testo, opera di Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini, presidente onorario della Comunità Religiosa Islamica Italiana, è stato commentato da Padre Marco Tommaso Reali, docente di teologia morale presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna e, in assenza dell’autore a causa dell’età e dello stato di salute, dal figlio di questi: Yahya Sergio Yahe Pallavicini, Imam e consigliere del Ministero dell'Interno nella Consulta per l'Islam italiano. In un periodo che tutti sappiamo essere caratterizzato da forti tensioni sociali legate alle violente espressioni di infondato estremismo, la conferenza è apparsa di grande attualità ed opportunità per la comprensione e l’approfondimento del legame esistente fra le religioni cosiddette del monoteismo abramico (Cristianesimo, Ebraismo ed Islam), grazie all’analisi delle comuni fonti culturali e a partire proprio dal nome di Dio”.
“Entrambi i relatori, affrontando con grande naturalezza complessi temi filosofici, storici e teologici, sono riusciti nell’intento di condividere – attraverso la lettura e la parafrasi di diversi passaggi del libro – i princìpi sostanziali su cui fondare non soltanto un dialogo, bensì una vera e propria collaborazione interreligiosa. Dio, che è lo stesso Dio per tutti noi, rappresenta la sola Verità assoluta. La pronuncia del suo nome assume il valore di una sacralità straordinaria nella ricerca dell’assonanza degli appellativi ed attributi a Lui riferiti nelle lingue ebraica, araba, greca e latina che esprimono l’aspirazione di ogni uomo al ricongiungimento con il Creatore, unica ed ultima finalità, raggiungibile tramite diverse e molteplici strade, comunque valide. La concretizzazione dell’ecumenismo interreligioso avviene, pertanto, attraverso il rispetto della diversità, senza la pretesa di omologazioni od esclusivismo ed, altresì, con l’accettazione della laicità, dell’ateismo e dell’agnosticismo”.
“Nelle parole e nei riferimenti del libro, è evidente una grande e rara onestà intellettuale, elemento salvifico in una fase storica (come già tante in passato) di intolleranza, di abuso del nome di Dio e di tentativi di manipolazione, purtroppo spesso riusciti, delle dottrine religiose. Mi piace concludere con la dedica iniziale di Pallavicini che tronca ogni possibile interpretazione distorta della fede e che, soprattutto, rappresenta un chiaro e confortante messaggio di speranza: ‘A tutti coloro che, anche se non lo sanno, partecipano della benevolenza di Dio, il Clemente, il Misericordioso’.”















