Lunedì 2 febbraio, l’Università delle Tre Età di Sanremo, ha iniziato il Secondo Periodo dell’Anno Accademico 2014-2015, con una Lezione Itinerante attraverso le aule del Liceo Cassini, nella sede distaccata di Villa Magnolie.
In questa bella sede, attiva dal 2009 dopo imponenti lavori di ristrutturazione fatti eseguire dall’Amministrazione Provinciale, Unitre era già stata l’anno scorso per assistere a rappresentazioni teatrali ispirate all’opera letteraria del sanremese Italo Calvino.
Quest’anno studenti e docenti di cinque classi hanno prodotto altrettante rappresentazioni teatrali ispirate alle Operette Morali di Giacomo Leopardi.
La Dirigente Scolastica Dott.ssa Enrica Minori ha ricordato che il lavoro di studenti e docenti è stato completamente volontario, rappresenta una forma di apprendimento innovativa e consente una immedesimazione in tematiche senza tempo che riguardano tutti gli esseri umani e che gli studenti ricorderanno maggiormente avendole messe in scena.
La Dott.ssa Forneris, Presidente Unitre che ha fortemente voluto questa forma di contatto fra le generazioni si è complimentata per la qualità del lavoro svolto ed ha auspicato una frequentazione dei giovani ai Corsi Unitre, come già avviene per le Lezioni alla Sala degli Specchi di Docenti provenienti dal Liceo Cassini.
Infine la Prof.ssa Stefania Sandra, che ha coordinato l’operazione , pur non essendo sceneggiatrice teatrale, ha sottolineato la grande partecipazione dei ragazzi, che a volte hanno scelto i soggetti.
Leopardi è conosciuto come poeta ma oggi viene anche riscoperto come filosofo e nel caso delle Operette Morali, anche drammaturgo. I personaggi ed i dialoghi sono spesso surreali, animali e personaggi dell’antichità parlano con personaggi contemporanei.
Quest’opera scritta fra il 1820 ed il 1824, che l’editore Stella avrebbe voluto pubblicare a puntate, ebbe invece una pubblicazione unitaria per volontà di Giacomo Leopardi, che voleva anche una precisa sequenza.
Al Liceo Cassini non è certo stato possibile rappresentare tutta l’opera, ma una sequenza interessante è stata trovata.
L’inizio è importante, con la storia del genere umano, affresco tragicomico della condizione umana , con Giove che presiede a governare il disordine degli uomini e per evitare l’Ozio e la Noia , introduce la Giustizia, la Sapienza e la Verità (tre graziose studentesse con la fascia da miss) , ma altri personaggi incalzano in particolare il Piacere ed il Dolore, mentre l’Amore dà qualche consolazione anche se spesso non duratura.
Il dialogo della terra e della luna, in questa epoca di conquiste spaziali, è di grande attualità con gli interrogativi che la Terra pone alla Luna, tutti deformati da una visione centrale della Terra nell’universo. Le risposte della Luna sono sagge e chiare, si dichiara abitata ma non da esseri umani , di non sapere di femmine e di maschi né di guerre o malattie , di giustizia o di malvagità tuttavia anche la Luna come la Terra non si dichiara felice della propria condizione né di quella dei propri abitanti.
Il dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, pone l’attenzione sul poeta imprigionato dal Duca Alfonso D’Este, per allontanarlo dalla propria sorella Eleonora. Torquato in cella si confida con un personaggio immaginario che per consolarlo, gli fa apparire in sogno l’amata Eleonora, ma sostenendo altresì che la perfezione del sogno è spesso superiore alla realtà e che il piacere è soprattutto nella nostra immaginazione e riguarda il passato o il futuro e non il presente. Quindi la solitudine di Torquato può essere una opportunità per rimirare il mondo da lontano e vederlo più bello.
Nel dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, il protagonista, uno scienziato anatomista settecentesco, si accorge che i cadaveri che aveva trattato con una soluzione conservante a scopo di studio, si sono risvegliati e cantano in coro, da qui un dialogo surreale in cui lo scienziato temendo siano vampiri li minaccia, ma i morti dicono di essere inoffensivi e di poter solo rispondere a qualche domanda di persona viva e poi ritorneranno ad esser morti.
Da qui varie curiosità sul momento della morte che in realtà risulta inconsapevole come il sonno. Il dolore è legato alla vita nell’approssimarsi del trapasso tutto si acquieta. Per questo la morte può essere liberazione ma tuttavia l’uomo per quanto sofferente pensa sempre di poter vivere ancora un po’.
Infine il dialogo di un folletto e di uno gnomo, ha goduto di una rappresentazione realizzata totalmente da studentesse. E’ stato un dialogo corale di folletti e gnomi che constatano la scomparsa degli uomini, non ci sono più guerre, non si stampano più giornali e nemmeno calendari ma non per questo la terra e la luna non proseguono il loro cammino, cessa soltanto l’ossessiva misurazione del il tempo.
D’altra parte l’estinzione degli uomini è stata preceduta da estinzioni di altre specie di animali e piante, ma gli uomini non ci avevano fatto caso considerandoli esseri inferiori e creati per il loro uso e consumo. Persino le pulci e le zanzare sostiene argutamente un folletto, gli uomini ritenevano che fossero create per esercitare la loro pazienza.
Ma non solo gli esseri viventi ma anche le stelle ed i pianeti che man mano gli uomini scoprivano venivano considerate come lanterne messe ad illuminare le loro notti.
Ma con la morte degli uomini, i fiumi non hanno smesso di scorrere né il mare si è improvvisamente asciugato ora che nessuno più lo naviga.
Questi dialoghi paradossali così simpaticamente rappresentati con entusiasmo giovanile, fanno giustizia del tanto travisato “pessimismo leopardiano”, che in realtà consiste in uno sguardo modernissimo sui difetti della condizione umana dal punto di vista psicologico, sociale ed ambientale.
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