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Attualità | 01 agosto 2011, 14:57

Nostra inchiesta sull’occupazione nel Ponente: lavoratori e imprese in calo, cantieri fermi. Edilizia locale in agonia

Ma uno dei principali ostacoli all’edilizia locale, secondo Mastrangelo, è relativa alla questione appalti: “E’ una vergogna – tuona – che vi siano gli appalti ribassati a busta chiusa, che rappresentano un vantaggio competitivo notevole per le ditte che provengono da fuori. Questa è una mazzata per le imprese locali".

Nostra inchiesta sull’occupazione nel Ponente: lavoratori e imprese in calo, cantieri fermi. Edilizia locale in agonia

Quasi 800 posti di lavoro persi e numerose imprese costrette a chiudere i battenti negli ultimi tre anni. Un’emorragia senza freni. Il comparto edile in Provincia di Imperia non sembra mostrare segnali di ripresa. Anzi, secondo CGIL, il trend è ancora in calo. Per ciò che concerne i lavoratori, dopo una crescita continua per 10 anni, negli ultimi tre anni il calo è stato repentino e continua nell’esercizio in corso (dai 3.629dell’ottobre 2008 ai 2.846 dell’aprile 2011). Analogo è l’andamento del numero delle imprese. Preoccupante anche il dato relativo alle ore ordinarie lavorative, passate dalle 476mila ore mensili dell’ottobre 2008 alle 370 mila dell’aprile 2011. Giuseppe Mastrangelo,  Rappresentante del Comitato di Gestione Cassa Edile, lancia l’appello agli enti locali affinché venga mostrata maggiore sensibilità verso il settore.  

Da Ventimiglia ad Imperia occorre fare qualcosa per far ripartire il motore della ripresa che, a detta di Mastrangelo, sta procedendo avanti a singhiozzo: “In giro si vedono poche gru, pochi cantieri. Tutti i cantieri, sottopassi e, generale, i lavori di Area 24 vanno avanti per un periodo e poi si fermano. La facciata del supermercato Billa della città di confine da mesi procede a tratti. Il porto di Ospedaletti è fermo. Quello di Imperia lo stesso. Quello di Ventimiglia sta procedendo a rilento con i lavori a mare. A terra non si sono ancora visti risultati significativi”. Si tratta di una crisi strutturale su cui incidono i tagli del governo e le difficoltà di liquidità. Gli enti locali, sono chiamati ad una stretta osservanza del patto di stabilità, e questo comporta spesso un “ritardo dei pagamenti, che si ripercuote sulle tempistiche di lavoro, con  conseguenti rallentamenti e rinvii”, sottolinea il responsabile SPI della Lega Intemelia.  Ma uno dei principali ostacoli all’edilizia locale, secondo Mastrangelo,  è relativa alla questione appalti: “E’ una vergogna – tuona – che vi siano gli appalti ribassati a busta chiusa, che rappresentano un vantaggio competitivo notevole per le ditte che provengono da fuori. Questa è una mazzata per le imprese locali. Che poi, sarebbe da accertare come queste imprese possano garantire a prezzi così bassi la realizzazione di importanti opere edilizie. Sta diventando una giungla”. Non di rado accade che la diminuzione di lavoratori sia dovuta al fenomeno del sommerso: “Spesso –  evidenzia Mastrangelo – alle aziende concorrenti non viene richiesto il Durc (Documento unico di regolarità contributiva, che attesta la regolarità dell'impresa in materia di adempimenti Inps, Inail e Cassa Edile), con aziende che la presentano magari dopo aver vinto la gara”.  Questa situazione sfuggirebbe ai controlli, comportando un impoverimento della qualità di lavoro, una perdita fiscale e anche una perdita del controllo del territorio. L’invito è che gli enti cambino passo eseguendo maggiori controlli e facendo rispettare le regole.

All’orizzonte vi è anche il problema per i frontalieri con le fabbriche monegasche che sono in procinto di dislocare nei paesi in via di sviluppo. “Ormai Monaco – afferma preoccupato l’ancora Presidente del Frontaleriato Franco-Italiano – sta puntando sul potenziamento del settore terziario e del Turismo, dislocando le fabbriche in quei paesi che hanno una manodopera a costi molto bassi”. 

Renato Agalliu

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